È a firma di sei specialisti di Humanitas lo studio THYRCOV sulle correlazioni tra COVID-19 e infiammazione tiroidea pubblicato sullo European Journal of Endocrinology. Il professor Andrea Lania, Responsabile dell’Unità Operativa di Endocrinologia, Andrologia Medica e Diabetologia, e il professor Gherardo Mazziotti, con la dottoressa Maria Teresa Sandri, la dottoressa Miriam Cellini, il dottor Marco Mirani, e la dottoressa Elisabetta Lavezzi nel corso del mese di marzo 2020 hanno analizzato i sintomi e il decorso ospedaliero di 287 pazienti, di cui 193 uomini e 94 donne, ricoverati in Humanitas per COVID-19. 

I legami tra virus e infiammazioni tiroidee

Lo studio è stato disegnato partendo dall’ipotesi di lavoro che il virus SARS-CoV 2 possa aggredire direttamente la ghiandola tiroidea causandone un processo distruttivo su base infiammatoria. A questo effetto potrebbe aggiungersi l’azione delle citochine prodotte in risposta all’infezione Covid-19, in maniera simile a quanto frequentemente osservato nei pazienti trattati con farmaci immunomodulanti per patologie neoplastiche, autoimmuni o infettive.
A fronte di pochi casi aneddotici di tiroidite virale in corso di COVID-19 finora pubblicati, lo studio clinico condotto dai ricercatori di Humanitas è il primo che ha fornito un’analisi dettagliata e sistematica dell’interessamento tiroideo in corso di COVID-19.

Lo studio sullo European Journal of Endocrinology

Lo studio ha dunque previsto l’analisi della funzione tiroidea  in una casistica numerosa di pazienti ricoverati in reparti non-intensivi e seguiti dalla COVID-19 Task Force di Humanitas, rivelando lo sviluppo di tireotossicosi nel 20% dei casi: un aumento degli ormoni tiroidei circolanti, non legata a un effettivo ipertiroidismo, bensì a un’infiammazione correlata al virus. Si tratta di una percentuale rilevante, poiché nella popolazione generale di pari età normalmente si assesta tra l’1% e il 2%.

Questo diretto interessamento infiammatorio della ghiandola tiroidea in corso di COVID-19 implica un aumento degli ormoni tiroidei circolanti che, a loro volta, possono determinare un peggioramento del quadro clinico del paziente. Infatti, un numero rilevante di pazienti con tireotossicosi in corso di COVID-19 hanno manifestato  complicanze cardiovascolari, quali fibrillazione atriale e eventi cerebrovascolari, e purtroppo in molti casi la tireotossicosi si è associata a un decorso clinico sfavorevole della malattia. 

Per l’immediato futuro, l’ipotesi di ricerca prospettata dagli specialisti è un follow up dei pazienti coinvolti nello studio, per valutare eventuali esiti del pregresso processo infiammatorio tiroideo e/o una evoluzione della tiroidite virale transitoria in malattia autoimmune ad andamento cronico.