Il diabete mellito di tipo 2 è una patologia molto comune e in continuo aumento che tende a svilupparsi in pazienti adulti dopo i 40 – 50 anni, ma può affliggere anche individui più giovani.

Al contrario del diabete di tipo 1, che è insulino-dipendente in quanto in questa forma il pancreas non è più in grado di produrre l’insulina (cioè l’ormone che mantiene basso il livello di glucosio nel sangue); nel diabete di tipo 2 l’insulina è ancora presente ma è il suo meccanismo d’azione che risulta compromesso.

Per curare questa patologia è importante che il paziente si sottoponga a trattamenti adeguati e negli ultimi anni nuovi studi clinici hanno contribuito a significative innovazioni nella pratica clinica.

L’American Diabetes Association (ADA) ha recentemente pubblicato i nuovi Standard di cura per il 2020 (1), insieme a un Consensus Report redatto insieme all’EASD (European Association for the Study of Diabetes) sul trattamento dell’iperglicemia nei pazienti con diabete di tipo 2 (2). Ne parliamo con il dottor Marco Mirani, referente dell’attività Diabetologica in Humanitas.

L’importanza di nuove linee guida nel trattamento del diabete

“Nel corso degli ultimi anni i risultati degli studi clinici condotti sui nuovi farmaci anti-iperglicemici hanno fornito evidenze molto solide in merito alla loro efficacia nel migliorare gli esiti cardiovascolari e renali nei pazienti con diabete. Per questo motivo, sia le più importanti Società Scientifiche Internazionali, sia quelle italiane (ovvero la Società Italiana di Diabetologia e l’Associazione Medici Diabetologi) raccomandando l’utilizzo di questi farmaci”, spiega il dottor Mirani. 

“Possiamo quindi affermare che queste nuove linee guida cambieranno la pratica clinica dei prossimi anni, sia nella prevenzione primaria che secondaria delle malattie cardiovascolari nel paziente con diabete”.

Quali sono questi nuovi farmaci?

“Appartengono a due nuove classi farmacologiche. La prima è quella degli analoghi del GLP-1 (Glucagon-like peptide-1), un ormone normalmente prodotto da cellule intestinali in risposta al pasto, che favorisce la secrezione dell’insulina e inibisce la secrezione del glucagone da parte del pancreas. Questi farmaci, oltre al miglioramento del controllo glicemico, possono favorire anche la perdita di peso. Vengono somministrati per via sottocutanea anche una sola volta alla settimana, e questo li rende di facile e comodo utilizzo per il paziente”, continua lo specialista.

“La seconda classe è quella degli inibitori del co-trasportatore di sodio glucosio 2  (SGLT2), o gliflozine, che agiscono su un recettore renale favorendo l’eliminazione dello zucchero con le urine (la cosiddetta glicosuria) e determinando così una riduzione del glucosio nel sangue. Questi farmaci, invece, si assumono per bocca.”

Un approccio terapeutico personalizzato

“Grazie a questi nuovi farmaci possiamo personalizzare l’approccio terapeutico anche sul fronte delle complicanze cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di mortalità nei pazienti con diabete tipo 2. L’utilizzo degli analoghi del GLP-1, infatti, è raccomandato nei pazienti con diabete tipo 2 e malattia aterosclerotica accertata, come pregresso infarto del miocardio, angina instabile, rivascolarizzazione coronarica, ma anche ictus ischemico o vasculopatie dei vasi periferici.

Gli SGLT2 inibitori, invece, sono raccomandati nei pazienti che presentano scompenso cardiaco, con e senza malattia aterosclerotica delle coronarie, e per prevenire la progressione della malattia renale cronica”, conclude il dottor Mirani.

 

 

(1) American Diabetes Association. Standards of Medical Care in Diabetes—2020. Diabetes Care. 2020;43(suppl 1):S1-S212
(2)  Buse JB, Wexler DJ, Tsapas A, et al. 2019 update to: management of hyperglycemia in type 2 diabetes, 2018. A consensus report by the American Diabetes Association (ADA) and the European Association for the Study of Diabetes (EASD). Diabetes Care. 2020;43:1-7.