In seguito alla recente pandemia COVID-19 si è reso necessario adattare le linee guida internazionali in considerazione della ridotta capacità da parte dei sistemi sanitari di erogare le terapie e per ridurre il rischio di esposizione legato ai trattamenti antitumorali in ambito ospedaliero.

La professoressa Marta Scorsetti, Responsabile di Radioterapia e Radiochirurgia e il professor Luigi Solbiati, senior consultant in Radiologia diagnostica, hanno contribuito alla stesura di alcune raccomandazioni per il trattamento del Carcinoma Epatocellulare (HCC) e del Colangiocarcinoma nell’ambito dell’emergenza COVID-19, pubblicate da un gruppo multidisciplinare internazionale di esperti su Lancet Gastroenterology and Hepatology1.

Il trattamento del carcinoma epatocellulare in stadio iniziale

In caso di carcinoma epatocellulare (HCC) in stadio iniziale (BCLC 0-A) il trattamento chirurgico eseguito a finalità radicale o in preparazione al trapianto epatico, resta l’opzione di scelta. Tuttavia, in considerazione della ridotta disponibilità dei reparti chirurgici durante la pandemia COVID-19, si incoraggia l’uso di terapie locali non chirurgiche (Radiofrequenza/Ablazione con microonde, Radioterapia Stereotassica/Protonterapia, Chemio/Radioembolizzazione transarteriosa) in sostituzione o in attesa della possibilità di praticare la chirurgia in sicurezza.

In tutti i casi, per aumentare la sicurezza delle procedure, è raccomandato lo screening per SARS-CoV-2 nelle 24-48 ore antecedenti e di posticipare il trattamento di 7-14 giorni in caso di positività.

Il trattamento del carcinoma epatocellulare in stadio intermedio

Nei pazienti con carcinoma epatocellulare (HCC) in stadio intermedio (BCLC B), laddove possibile, è bene effettuare interventi di radiologia interventistica (Chemio/Radioembolizzazione transarteriosa). Tuttavia, per ridurre il rischio di complicanze e il tempo di permanenza in ospedale, in pazienti selezionati (per esempio in caso di un tumore del diametro minore o uguale a 10 centimetri), la Radioterapia Stereotassica/Protonterapia, una metodica non invasiva somministrata in poche sedute giornaliere, può rappresentare un’opzione valida.

Nei pazienti non candidabili a terapia locoregionale, o in attesa di ricevere terapie locoregionali, può essere valutata la terapia sistemica orale.

Il trattamento del carcinoma epatocellulare in stadio avanzato

Nel carcinoma epatocellulare in stadio avanzato (BCLC C) la terapia di scelta è la terapia sistemica: il ricorso a chirurgia e a terapie locali, anche in pazienti selezionati, è sconsigliato durante la pandemia al fine di ridurre i rischi di esposizione e la potenziale sovrapposizione di effetti avversi polmonari. Nonostante siano favorite in questo scenario le combinazioni di immunoterapia e antiangiogenici per via endovenosa (Atezolizumab-Bevacizumab), l’uso di terapie sistemica orale con inibitori tirosina-chinasi (Levantinib) può rappresentare una valida alternativa durante la pandemia COVID-19: tale terapia può essere somministrata in sicurezza al domicilio del paziente, riducendo la necessità per i pazienti di recarsi personalmente presso il day hospital oncologico e il conseguente rischio di esposizione al SARS-CoV-2. 

Il trattamento del colangiocarcinoma intraepatico resecabile

In questi pazienti l’opzione di scelta è la chirurgia. Laddove non fosse possibile sono consigliabili la terapia sistemica, la terapia locale ablativa (Radioterapia Stereotassica/Radioterapia ipofrazionata, la Radiofrequenza/Ablazione con microonde), la Radioembolizzazione transarteriosa (esclusa albumina marcata con Tecnezio99 e resezione tardiva) e la sorveglianza trimestrale. Allo scopo di ridurre l’esposizione al SARS-CoV-2, in pazienti operati, è preferibile l’uso di chemioterapia adiuvante orale con capecitabina; per la stessa ragione, nei pazienti operati con resezione non radicale, la radioterapia adiuvante può essere posticipata alla fine della chemioterapia (4-6 mesi dopo chirurgia).

Il trattamento del colangiocarcinoma non resecabile

L’opzione di scelta è la terapia sistemica che può essere o meno affiancata alla terapia locale (Radioterapia Stereotassica/Radioterapia ipofrazionata, Radioembolizzazione transarteriosa). Durante la pandemia possono inoltre essere valutate le seguenti opzioni: impiego di schedule modificate (ripartite in un minore numero di somministrazioni in ospedale), sorveglianza trimestrale, cure di supporto esclusive, radioterapia palliativa in singola seduta in caso di malattia sintomatica, e terapie orali (ivosidenib) in pazienti selezionati.

Humanitas per migliorare la qualità delle cure utilizza una valutazione multidisciplinare del singolo caso in presenza di tutti gli specialisti coinvolti, in modo da scegliere la miglior strategia terapeutica anche in questo difficile momento.

 

  1. The Lancet. Gastroenterology & Hepatology, June 05, 2020. Barry A. Apisarnthanarax S. M O’Kane G et al. Management of primary hepatic malignancies during the COVID-19 pandemic: recommendations for risk mitigation from a multidisciplinary perspective