Quello della mammella è uno dei tumori con la maggiore incidenza nel nostro paese e il più diagnosticato tra le donne italiane con 53.500 casi stimati nel 2019 (di cui appena 500 uomini). Il carcinoma mammario è anche la prima causa di morte per tumore nella popolazione femminile e la sua incidenza, a tutt’oggi in crescita, aumenta con l’età ed in particolare dopo la menopausa, andando a colpire una donna ogni otto nella fascia di età 50-84 anni.

Il percorso di screening è fondamentale per individuare tempestivamente il tumore e trattarlo quando è ancora nelle sue fasi iniziali, in modo tale da aumentare le possibilità di un esito favorevole delle cure. Ne parliamo con la dottoressa Daniela Bernardi, Responsabile della Sezione Autonoma Radiologia Senologica e Screening in Humanitas.

Humanitas: un ospedale sicuro

“Lo screening senologico rappresenta la principale arma contro il tumore al seno. Purtroppo l’epidemia di Covid-19 ha determinato un’importante riduzione nell’accesso agli esami diagnostici con un calo del 50% nelle diagnosi e biopsie rispetto all’atteso. Il tumore però non si ferma e per questo è fondamentale che le donne riprendano a seguire un corretto percorso di prevenzione in modo tale da poter intervenire sul tumore quando questo è ancora agli stadi iniziali.

In questo momento in cui l’allerta Covid-19 è ancora elevata è però necessario che la prevenzione venga effettuata in posti nei quali l’esecuzione di tali esami di controllo avvenga in massima sicurezza. In Humanitas, grazie a una serie di sistemi di controllo adottati, le donne troveranno un ambiente sicuro”, spiega la dottoressa.

Mammografia: l’esame diagnostico e di prevenzione più importante

“Nelle donne che non hanno una particolare familiarità per tumore alla mammella, è auspicabile cominciare a eseguire la mammografia dai quarant’anni, età nella quale l’incidenza di questa patologia comincia a crescere e nella quale l’efficacia degli esami di prevenzione è scientificamente dimostrata.

Nei soggetti che hanno invece una familiarità rilevante (più casi di tumore mammario in familiari di primo grado) è importante che gli esami di prevenzione inizino prima tramite l’esecuzione, già dai trent’anni, dell’ecografia mammaria.

Nelle donne nelle quali è invece presente una predisposizione ad ammalare per una mutazione genetica accertata, i protocolli di prevenzione da adottare sono diversi e includono l’impiego della Risonanza Magnetica.

La mammografia è a tutt’oggi la metodica di riferimento per la diagnosi precoce del tumore mammario perché consente di identificare la maggior parte delle lesioni quando queste non sono ancora palpabili (fase pre-clinica).

La mammografia è il test diagnostico di primo livello nel programma di screening per la diagnosi precoce del tumore mammario che rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA). In Italia viene offerta gratuitamente alle donne tra i 50 e i 59 anni che sono invitate a eseguirla ogni due anni. Alcune Regioni, tra cui la Lombardia, hanno esteso l’invito anche alle donne della fascia di età 45-49 anni nelle quali l’invito è invece annuale”.

La mammografia digitale in Tomosintesi

“Questo esame diagnostico ha subìto un’importante evoluzione nel corso degli ultimi vent’anni nel corso dei quali si è passati dalla mammografia analogica a quella digitale ed infine alla mammografia digitale in Tomosintesi, quest’ultima sempre più diffusa e in grado di aumentare la capacità diagnostica rispetto alle metodiche precedenti. A differenza della mammografia “tradizionale”, la Tomosintesi consente infatti una valutazione più accurata della mammella scomponendone lo spessore in multipli strati: tramite questo accorgimento è possibile superare i limiti di mascheramento legati alla sovrapposizione del tessuto ghiandolare ed effettuare diagnosi anche nei seni caratterizzati da un’elevata densità.

La Tomosintesi dunque aumenta sia la sensibilità – ovvero la capacità di riconoscere i tumori – sia la specificità – ovvero la capacità di negativizzare i reperti falsi positivi.

La Tomosintesi non è comunque esente da limiti: nelle mammelle particolarmente dense la capacità diagnostica ritorna a essere simile a quella della mammografia tradizionale. In queste tipologie di mammelle è quindi utile integrare l’esame in Tomosintesi con l’ecografia mammaria”, prosegue la specialista.

 

Ecografia: a partire dai trent’anni in caso di familiarità

“Nelle donne di età inferiore a quarant’anni, in rapporto alla scarsa incidenza del tumore mammario, in assenza di sintomi o di una elevata familiarità non vi è alcuna indicazione a effettuare esami di prevenzione. Si consiglia comunque l’autopalpazione volta a verificare l’insorgenza di eventuali alterazioni o noduli che, in questa fascia di età, rappresentano prevalentemente lesioni di tipo benigno.

In presenza di una familiarità (più casi di tumore mammario in familiari di primo grado) è consigliabile che, a partire dai trent’anni, le donne si sottopongano a un’ecografia del seno.

Nella fascia di età al di sopra dei quarant’anni, l’ecografia trova prevalente impiego come esame di secondo livello ovvero a completamento diagnostico dell’esame mammografico, specie nelle donne che presentano un tessuto denso ovvero ricco di componente ghiandolare.

L’ecografia, mediante l’impiego di ultrasuoni, consente lo studio delle mammelle e dei cavi ascellari e consente di identificare e tipizzare noduli mammari o alterazioni dei linfonodi ascellari”.

Mammografia ed ecografia: ogni quanto farle?

“Dall’età di quarant’anni, a prescindere dalla presenza di sintomi o di casi in famiglia, è indicata l’esecuzione della mammografia. “La cadenza con cui sottoporsi all’esame dipende poi dalla valutazione del Radiologo. Le mammelle sono infatti caratterizzate da diversi gradi di densità, variabili da soggetto a soggetto.

Nei seni particolarmente densi l’intervallo ottimale tra una mammografia e la successiva deve essere annuale. Numerosi studi scientifici hanno infatti dimostrato che, in questa tipologia di seno, è efficace ridurre l’intervallo temporale tra una mammografia e l’altra, intervallo che comunque per motivi di radio-protezione non deve mai essere inferiore ai dodici mesi.

Qualora dovesse manifestarsi un sintomo clinico prima dello scadere dell’appuntamento annuale è comunque possibile effettuare un’ecografia che è metodica di semplice e rapida esecuzione e non sottopone la donna a inutile esposizione a radiazioni ionizzanti.

Nelle donne che, invece, hanno una mammella poco densa o in quelle che non hanno familiarità per tumore mammario, è possibile allungare l’intervallo fino ai due anni ovviamente prestando sempre molta attenzione ad ogni sintomo clinico”, conclude la dottoressa Bernardi.