Elena Garofalo, Responsabile Infermieristico d’Area, in questo momento dell’area COVID di Humanitas, è stata intervistata in diretta streaming sul canale YouTube de “Il Bullone”, un giornale realizzato dai B.Livers (un Progetto creato per ragazzi affetti da gravi patologie croniche che attraverso visite in aziende, incontri con imprenditori percorsi creativi imparano il mestiere della vita e l’arte del fare).

Elena ha raccontato come Humanitas sta affrontando l’emergenza COVID, dando voce in particolare a tutta la squadra di infermieri e Operatori Socio-Sanitari che sono quotidianamente accanto ai pazienti nelle degenze COVID.

La necessità di adattarsi al cambiamento

“La necessità di rispondere all’emergenza sanitaria, soprattutto nelle primissime fasi, ha richiesto uno sforzo di riorganizzazione enorme, sia a livello di spazi e strutture, sia a livello professionale. Un cambiamento repentino che ci ha portati a reinventarci per adeguarci a una situazione nuova e improvvisa pur mantenendo le nostre competenze, la nostra professione e la nostra etica.

Per noi infermieri è stato un grosso cambiamento perché siamo abituati a vedere il malato nel suo insieme e in tutti i suoi bisogni, al fine di farne un’analisi e procedere a una pianificazione assistenziale. L’emergenza ci ha imposto di saltare alcuni passaggi e inventare nuovi modelli organizzativi”, ha spiegato.

Una relazione di cura

“L’infermiere per sua natura stabilisce una relazione di cura che si nutre di ascolto, dialogo e di gesti e instaura un rapporto di fiducia con il paziente e con la famiglia; è una professione che richiede profonda empatia.

Ci siamo dovuti adattare a una nuova forma di comunicazione sia con il paziente sia con i suoi cari, anche perché di tutti gli operatori di area COVID si vedono solo gli occhi e dunque ci è richiesta maggior empatia e capacità di ascolto e attenzione. I pazienti non devono sentirsi abbandonati, sebbene possano sentirsi più soli senza le visite dei propri cari. Noi infermieri siamo i loro primi interlocutori ed è importante la consapevolezza del nostro ruolo. In Humanitas abbiamo introdotto i tablet per favorire la comunicazione tra paziente e parenti con le videochiamate: assistere a questi incontri è stato spesso molto emozionante e ci ha permesso di sentirci ancora più vicini alle storie dei pazienti che incontriamo ogni giorno”, ha proseguito Elena.

Lavoro di squadra

“Due mesi fa ci siamo ritrovati all’improvviso completamente bardati, a riconoscerci tra colleghi per un nome scritto a pennarello sul camice, a lavorare con persone che non conoscevamo per via della riorganizzazione interna per fronteggiare al meglio l’emergenza: oggi reputo quel punto di partenza un valore che ha rafforzato il nostro modo di lavorare insieme, ha rinsaldato le relazioni esistenti e ne ha fatte nascere di nuove e ci ha aiutati a riscoprirci veramente utili per i nostri pazienti. Ci siamo sentiti una squadra e solo una squadra che lavora davvero insieme può vincere”, ha concluso Elena.