La malattia da nuovo coronavirus (COVID-19) genera molta preoccupazione e porta con sé diversi dubbi; una preoccupazione che può colpire in particolare i soggetti più fragili, come i pazienti cronici. Per fare chiarezza, la Società Italiana di Reumatologia ha provato a dare risposta ad alcune domande comuni nei pazienti reumatici.

Ne parliamo con il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia clinica in Humanitas e docente di Humanitas University.

Le patologie reumatologiche sono oltre 150 e sono molto diverse tra loro sia per quanto riguarda la loro manifestazione – e dunque i sintomi – sia rispetto alle cause. Distinguiamo malattie degenerative (come l’artrosi), malattie infiammatorie (come le artriti) e malattie legate al metabolismo (come la gotta). Si tratta di disturbi gravi, dolorosi, spesso invalidanti e che sono in forte crescita in Italia (sono più di 5 milioni gli italiani che ne soffrono), anche per via dell’aumento dell’età media della popolazione. Ciononostante sono patologie spesso sottovalutate, perché sintomi come dolore, rigidità e difficoltà di movimento vengono erroneamente ricondotti all’avanzare dell’età o al clima. Anche se non sono patologie legate solo all’età avanzata, gli anziani ne sono particolarmente esposti.

Malattie reumatiche e nuovo coronavirus

“Al momento, dai dati disponibili, non risulta che i pazienti con malattie reumatologiche siano più esposti al rischio di ammalarsi di COVID-19; è bene che i pazienti adottino le misure preventive suggerite e continuino a seguire le terapie regolarmente e che in caso di dubbi o particolari esigenze contattino il proprio medico o il reumatologo. È auspicabile che, proprio per la conoscenza della loro malattia e degli effetti delle loro terapie, i pazienti reumatologici seguano con maggiore attenzione le raccomandazioni e quindi corrano un rischio inferiore di ammalarsi.

I pazienti che assumono farmaci immunosoppressivi (come farmaci biologici, inibitori orali delle Janus Kinasi, Methotrexate o altri immunosoppressori come i cortisonici) non devono sospendere la terapia. La sospensione o la riduzione di questi trattamenti può infatti favorire la riattivazione di malattia, esponendo i pazienti alla necessità di usare trattamenti più aggressivi.

In generale, dunque, questi pazienti non devono sospendere o ridurre le terapie senza indicazione medica, ma osservare le raccomandazioni ministeriali di protezione individuale. In presenza di sintomi come tosse o febbre occorre consultare il medico, perché indipendentemente dall’infezione da coronavirus, la terapia in questi casi può essere sospesa fino alla risoluzione dei sintomi come avverrebbe peraltro in molti casi anche per infezioni diverse da coronavirus.

Anche i pazienti che assumono cortisonici devono continuare la terapia e rivolgersi al medico o al reumatologo in caso di dubbi o particolari necessità. In Humanitas abbiamo introdotto un numero telefonico apposito (02 8224 8296) per quesiti clinici, attivo dal lunedì al venerdì dalle 10 alle 18”, spiega il professor Selmi.

La clorochina protegge dall’infezione da COVID-19? E Tocilizumab?

“Da alcuni dati sperimentali è emerso che farmaci molto familiari in Reumatologia come la clorochina (da qualche mese non più prodotta) e l’idrossiclorochina utilizzati nella terapia di molte patologie autoimmuni, sarebbero in grado di inibire la replicazione del virus e alcuni di questi vengono utilizzati in diversi protocolli su pazienti con COVID-19. Lo stesso discorso vale per i pazienti in cura con Tocilizumab. Questo farmaco potrebbe essere di aiuto nel trattare i pazienti con COVID-19 perché spegne l’infiammazione a livello polmonare ma non ha alcun effetto antivirale, pertanto i pazienti reumatici in cura con questo farmaco non sono protetti dall’infezione.

Chi assume già questi farmaci deve proseguire la terapia, ma non deve ritenersi protetto dall’infezione e deve comunque rispettare le misure preventive”, continua il prof. Selmi.

Le raccomandazioni di prevenzione valide per tutti, anche per i pazienti reumatologici

  • Lavare frequentemente le mani e i polsi per almeno 20 secondi usando acqua e sapone.
  • Non toccarsi bocca, naso e occhi.
  • Starnutire nella piega del gomito o in un fazzoletto monouso, da gettare immediatamente dopo averlo utilizzato.
  • Portare una mascherina se si è ammalati, se non ci sono sintomi la mascherina è inutile.
  • Mantenere una distanza adeguata (almeno un metro) dalle altre persone.
  • Evitare le strette di mano.
  • Evitare gli assembramenti o tutte quelle occasioni che comportano stretta vicinanza ad altre persone al di fuori dei conviventi.
  • Evitare spostamenti inutili e stare a casa il più possibile; uscire solo per effettive necessità (lavoro, spesa o farmacia).
  • Seguire strettamente le indicazioni che il Ministero della Salute sta emanando.

Per leggere tutte le indicazioni della Società Italia di Reumatologia, clicca qui.