L’influenza è una malattia respiratoria acuta dovuta a un virus influenzale; si tratta di una malattia stagionale che – nell’emisfero occidentale – è caratteristica dei mesi invernali. Dal 1933, anno del primo isolamento nell’uomo, sono stati identificati quattro tipi differenti di virus influenzali, appartenenti alla famiglia Orthomixoviridae; in particolare i tipi A e B sono quelli responsabili dei sintomi dell’influenza classica.

I virus influenzali tendono a mutare molto facilmente e questo permette loro di eludere la risposta immunitaria nella maggior parte della popolazione, che si trova così suscettibile all’influenza. La facilità del contagio poi, consente che la diffusione sia ampia e rapida. La trasmissione avviene soprattutto per via aerea e la diffusione si verifica con facilità per mezzo delle goccioline di saliva disperse tossendo, starnutendo o parlando, in particolare in luoghi chiusi e affollati. La trasmissione si verifica anche per contatto diretto con persone ammalate o attraverso utensili e oggetti.

L’influenza è un problema di sanità pubblica e ha un impatto notevole dal punto di vista epidemiologico, clinico ed economico per diversi motivi: la contagiosità della malattia, la variabilità del virus, l’andamento epidemico e stagionale, il rischio di complicanze gravi in alcune categorie (bambini, anziani, pazienti con malattie croniche) e i costi sociali.

La vaccinazione influenzale nelle categorie a rischio

Per proteggersi dall’influenza è necessario vaccinarsi. La vaccinazione influenzale aumenta le probabilità di non contrarre la malattia o comunque di esserne colpiti in forma più lieve, senza ulteriori complicanze. La vaccinazione rappresenta uno strumento per proteggere non solo se stessi ma anche le categorie più fragili. Ne parliamo con il dottor Michele Lagioia, Direttore Medico Sanitario di Humanitas.

“Per la maggior parte della popolazione sana l’influenza è una malattia stagionale che poco incide sul quadro generale delle condizioni di salute. La vaccinazione ci permette di proteggere alcune fasce di popolazione che presentano competenze immunologiche immature, come i bambini, oppure indebolite, come accade negli anziani oltre i 65 anni. La vaccinazione offre inoltre un prezioso supporto immunologico a tutti gli adulti con una patologia cronica importante (a livello cardiaco, respiratorio, metabolico od oncologico) e alle donne in stato di gravidanza.

Vaccinarsi è dunque fortemente consigliato nelle categorie a rischio affinché proteggano la propria fragilità, ma può essere anche indicato nella popolazione sana”, spiega il dottor Lagioia.

Gli effetti della vaccinazione

“È bene precisare che vaccinarsi non esclude il rischio di contrarre l’influenza, ma – laddove contagiati – i soggetti vaccinati presentano sintomi in forma più lieve: rendere blando il quadro clinico complessivo è infatti il primo successo della vaccinazione. Il vaccino viene infatti preparato pochi mesi prima della stagione influenzale e non sempre il profilo antigenico del virus influenzale che arriva a determinare la stagione, è esattamente quello che ci si aspettava in fase di preparazione del vaccino”, continua il dottor Lagioia.

L’influenza ha un’incubazione in genere abbastanza breve, di circa un paio di giorni, e si caratterizza per sintomi generali e respiratori che durano da qualche giorno a una-due settimane. La febbre ha esordio improvviso e si accompagna a brividi, dolori ossei e muscolari, mal di testa, tosse, mal di gola, naso che cola e spossatezza.

La vaccinazione degli operatori sanitari e l’impegno di Humanitas

Tra le categorie per le quali la vaccinazione è raccomandata ci sono anche gli operatori sanitari. Humanitas e il Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS in questi anni hanno ottenuto risultati di vaccinazione influenzale superiori alla media nazionale e da novembre sono impegnate in una sfida virtuosa (chiamata “Flu Challenge”) con l’obiettivo di incrementare ulteriormente le coperture dello scorso anno.

Come sottolinea il dottor Lagioia: “I pazienti di un ospedale sono individui fragili per definizione e se i professionisti di un ospedale si ammalano di influenza, diffondono il virus influenzale all’interno del proprio reparto o servizio; la loro vaccinazione permette dunque di proteggere i pazienti ed è una scelta particolarmente importante in ambiti quali l’oncologia, l’ematologia, le terapie intensive, le grandi cronicità, la dialisi e il Pronto soccorso.

Con il progetto della Flu Challenge abbiamo voluto connettere due realtà ampie che dopo aver maturato un’esperienza migliorativa, vogliono porsi come un riferimento nella comunicazione di quanto sia importante attuare comportamenti corretti per ottenere risultati di copertura il più alti possibile”.