Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno e per Humanitas è il mese di Sorrisi in rosa, l’iniziativa nata nel 2016 da un’idea di una ex paziente della Breast Unit che ha voluto, attraverso una mostra fotografica di ritratti di alcune pazienti, lanciare un messaggio di speranza alle donne che ogni giorno convivono e combattono con questa patologia.

Ne hanno parlato il dottor Alberto Testori, direttore associato della Breast Unit di Humanitas, la dottoressa Rita De Sanctis, oncologa e ricercatrice in Humanitas e Roberto Cagliero, Direttore Fundraising Fondazione Humanitas per la Ricerca.

Tumori alla mammella: screening e diagnosi precoce

I dati Aiom – l’Associazione italiana di Oncologia Medica – raccontano che nel 2019 sono stati registrati circa 2 mila casi in meno di tumori, mentre il tumore alla mammella è risultato in aumento soprattutto nelle donne under 50.

Per questo motivo sul fronte della prevenzione “c’è ancora tanto da fare”, ha spiegato il dottor Testori, anche se il calo generale di nuovi casi di tumori fa ben sperare e significa che “fortunatamente siamo riusciti a indottrinare nelle persone gli stili di vita corretti e ora ne vediamo i frutti. Evidentemente tante persone si sottopongono a screening” e questo è importante perché “per alcuni tipi di tumore come per il tumore del colon, del collo dell’utero o della pelle, ad esempio,  gli esami di screening riescono a individuare la lesione quando è ancora  benigna e quindi non potrà degenerare in un tumore maligno, mentre per quanto riguarda  il tumore della mammella è vero che si possono intercettare delle lesioni considerate pre cancerose con gli esami di screening, ma purtroppo la quasi totalità dei tumori della mammella nasce già tumore ed è per questo che bisogna insistere sulla diagnosi precoce”.

“Dobbiamo quindi cercare con esami quali ecografia e mammografia di riscontrare la neoplasia in fase primordiale, quando è molto piccola. In questi casi sappiamo che otteniamo più del 95% di guarigioni”, ha chiarito.

L’aumento dei tumori della mammella, circa 58mila nuovi casi in questo anno, è dovuto al fatto che le donne si sottopongono spontaneamente a esami di screening come l’ecografia o la mammografia, indipendentemente dalla chiamata da parte dei sistemi sanitari delle Regioni.

Quando iniziare la prevenzione? “La prima mammografia è consigliata al compimento dei 40 anni, perché il seno va verso una trasformazione del tessuto ghiandolare in tessuto adiposo, mentre l’ecografia mammaria è indicata anche nelle ragazze più giovani, dai 30 anni in poi”.

La ricerca rosa in Humanitas

In Humanitas sono attivi diversi studi di ricerca. In particolare, la dottoressa Rita De Sanctis sta portando avanti un progetto di studio dedicato proprio al tumore alla mammella e a una migliore diagnosi, per poter personalizzare le cure delle pazienti.

“Il progetto di ricerca riguarda le pazienti che hanno ricevuto una diagnosi ma non possono essere operate”. Vengono quindi sottoposte a chemioterapia con possibili effetti collaterali come nausea o perdita di capelli. Per questo motivo “quello che vorremmo poter fare è prevedere – prima di iniziare la chemio – chi ne beneficerà davvero, per massimizzare il trattamento nelle pazienti che ben rispondono alla terapia e cercare invece percorsi alternativi in chi invece non risponde alla terapia, in un’ottica di personalizzazione delle cure”, ha concluso la dottoressa.

Per farlo, il gruppo di studio e ricerca in Humanitas studia e analizza in modo approfondito le analisi delle immagini diagnostiche di stadiazione, l’analisi di PET/TAC ma anche l’analisi qualitativa e quantitativa dei microrganismi presenti nel nostro corpo a vari livelli, cioè il microbiota.

Per sostenere la Ricerca, questa e le tante altre portate avanti dai ricercatori Humanitas, c’è bisogno del contributo di tutti. Per questo è nato Pink Union, un progetto di genere e che vuole contenere e raccogliere tutte le attività di ricerca clinica e preclinica che Humanitas svolge a favore del mondo femminile.

Pink Union sarà rappresentato dal tricolore rosa, per rendere più trasversale il mondo della ricerca femminile e ha l’obiettivo di portare informazione, condividere quello che si fa e ottenere coinvolgimento e consenso da parte dell’opinione pubblica.