Aiuta la circolazione del sangue e migliora tutta la postura, spesso viziata da comportamenti scorretti, riequilibrando anche l’intero baricentro del corpo: è il ‘barefoot’, la camminata a piedi nudi diventata sempre più una tendenza.

Ne ha parlato il dottor Lorenzo Virelli, specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa all’Ortho Center Humanitas. Il piede è “un distretto anatomico molto importante, sottoposto a un carico continuo – ha spiegato – durante la camminata, la complessa struttura del piede, con 100 tendini, legamenti e muscoli, 26 ossa, e 33 articolazioni, deve sopportare un grande sforzo, una pressione tre volte superiore al peso del nostro corpo. Li poggiamo a terra migliaia di volte e sono sottoposti tutti i giorni a stress biomeccanici: salire o scendere gradini, muoversi in fretta, affrontare percorsi lunghi, terreni diversi, lo sport”.

Come le calzature modificano i nostri piedi

Secondo uno studio della New York State Podiatric Medical Association, riportato da Diva e Donna, il 99% dei piedi risulta perfetto già dalla nascita, per poi peggiorare entro il primo anno di vita (circa l’8% ha deformazioni), per arrivare all’80% a circa 20 anni.

“La funzionalità del piede – ha detto il dottor Virelli – nel corso del tempo e con l’utilizzo di calzature più orientate alla moda, può andare incontro a dei cambiamenti e l’arto può essere costretto a lavorare meno e male”. Ne sono un esempio scarpe e sandali con tacchi vertiginosi, ma anche ammortizzatori e imbottiture di scarpe da ginnastica rendono il piede sempre più deboli e delicato. 

Per chi è indicato il ‘barefoot’ e chi deve evitarlo

“Stare a piedi nudi – dice Virelli – è particolarmente indicato per i bambini, che hanno bisogno di sviluppare questa parte del corpo. Non a caso risulta per loro più naturale essere scalzi”.

Inoltre “camminare su terreni sconnessi e diversi permette ai piccoli di ricevere informazioni su ciò che stanno calpestando, sensazioni che vengono trasmesse alla corteccia cerebrale che, a sua volta, attiva i muscoli della gamba e del piede per adattarli al contatto. Stare scalzi può aiutare il piede, se sta crescendo in modo incerto, magari con la tendenza a diventare piatto, a conformarsi meglio”. 

Per quanto riguarda gli adulti, poi, “non ci sono controindicazioni, a patto che non ci siano già patologie da sovraccarico, tendenza alle ulcere per i pazienti diabetici, problemi osteoarticolari, come alluce valgo, dita a martello, artrite”, ha voluto specificare il medico.

In un piede sano, invece, camminare scalzi migliora la microcircolazione, la postura, l’equilibrio, oltre a portare benefici da un punto di vista psicologico perché regala una sensazione di benessere”, ha concluso.

L’articolo è tratto da un’intervista del dottor Valli rilasciata alla rivista Diva e Donna del 13 agosto 2019.