Il reparto di Radioterapia e Radiochirurgia di Humanitas compie 15 anni, anni in cui sono stati curati oltre 25mila pazienti. Per questa occasione la professoressa Marta Scorsetti, Responsabile di Unità Operativa Radioterapia e Radiochirurgia e Carmela Galdieri, tecnico di radioterapia, hanno risposto ad alcune domande sul tema durante una diretta Facebook. Di seguito alcune delle domande emerse durante il ‘dibattito’ social.

Cosa è la radioterapia?

“La Radioterapia è una disciplina basata sull’utilizzo di radiazioni ionizzanti ed è oggi una delle più importanti modalità di cura dei tumori. Non è invasiva, non richiede anestesia e si esegue in tempi brevi, per questo è indicata anche per pazienti che non sono operabili o che non possono effettuare chemioterapie”, ha spiegato la dottoressa Scorsetti.

Quali finalità?

“La radioterapia ha diverse finalità: si utilizzano versioni ionizzanti per la cura del tumore, per guarire definitivamente dal tumore; in casi di malattia avanzata la radioterapia può essere usata insieme alla chemioterapia, per ridurre il volume tumorale e permettere un successivo intervento chirurgico. Altre volte può avere uno scopo palliativo, per ridurre i sintomi e il dolore, attraverso il controllo delle metastasi evitando così la crescita del tumore”.

Come si sono evolute le tecniche radioterapie negli anni?

“Negli ultimi dieci anni sono stati fatti importanti passi avanti: abbiamo introdotto la radioterapia a modulazione di intensità, attraverso cui si riesce a modulare il fascio di radiazioni e a dare quindi una forma precisa alle radiazione che va quasi a ‘dipingere’ la forma del tumore. Questo permette di risparmiare i tessuti sani, a dare meno tossicità all’organismo e far arrivare una dose più elevata direttamente al tumore”.

Tra le tecniche di radioterapia anche la radiochirurgia e radioterapia stereotassica corporea, nota anche come SBRT (Stereotactic Body Radiation Therapy): “è una tecnica radioterapica non invasiva che consiste nell’erogazione di un’alta dose di radiazioni dirette su un piccolo volume, il tumore, in una sola seduta. Il fascio causa la necrosi, risparmiando nello stesso tempo i tessuti sani circostanti.

E’ una tecnica molto importante perché non è invasiva, non richiede ospedalizzaazioni o ricoveri del paziente, si fa in una decina di minuti ed è un’ ottima alternativa alla chirurgia”.

Qual è il ruolo del tecnico?

“Il tecnico lavora in sinergia con il medico radioterapista” ha spiegato Galdieri. “Accogliamo il paziente e lo accompagniamo fino al trattamento vero e proprio, spiegando loro quali sono le terapie e le tecniche utilizzate perché è bene che i pazienti siano consapevoli anche delle tecnologie che vengono utilizzate”.

Il tecnico “stringe un legame importante con il paziente. Spesso si è anche lontani dalla famiglia e dagli affetti durante la terapia, quindi relazionarsi con qualcuno che ascolta e comunica aiuta il paziente ad affrontare il trattamento. Sono molti i parenti e i pazienti che ogni giorno ci ringraziano e ci scrivono”.

Quanto è importante l’approccio psicologico?

“Una diagnosi di tumore spaventa i pazienti, per questo è importante parlare con loro, comprenderli e ascoltarli,incoraggiare a guardare sempre avanti e alle cose belle”, ha spiegato la professoressa Scorsetti, perché “c’è sempre un motivo o un obiettivo per cui vale la pena vivere. Bisogna anche accompagnarli in un percorso che sia utile per accettare la malattia e i suoi ritmi così come i ritmi della cure”.

Per questo, ha ricordato la radioterapista, in Humanitas si portano avanti progetti di aiuto e ascolto dedicati ai pazienti, come ad esempio i percorsi di make up in collaborazione con l’associazione La Forza del Sorriso Onlus, che permette alle donne di tornare a guardarsi allo specchio con piacere, in momenti difficili della malattia la perdita dei capelli o delle sopracciglia, o ancora come l’ascolto di musica in filodiffusione nei cinque bunker in cui si effettuano le terapie di Humanitas, che “danno un tocco particolare e intimo che avvicina alla bellezza e fa superare l’impatto con gli spazi chiusi del reparto”.

La ricerca: cosa aspettarsi dal futuro

“In Humanitas abbiamo diversi studi prospettici e randomizzati che confrontano diverse tecniche radioterapia, sempre più precise, che indagano sull’utilizzo del trattamento della radioterapia in singola seduta ad esempio sul tumore della prostata”, ha spiegato la Scorsetti. 

“Altri studi che ci aiutano, ad esempio, a selezionare meglio il paziente per capire chi davvero può trarre vantaggio dalla radioterapia o dalla radioterapia stereotassica. Inoltre stiamo anche cercando di sviluppare modelli predittivi che ci dicano come il paziente potrebbe rispondere alle cure. Gli studi e le ricerche sono diversi: in pochi anni credo potremo avere risposte molto importanti, ad esempio nel campo degli studi di radiomica o dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale, che aiuteranno nelle procedure, nell’interpretazione delle immagini e nelle diagnosi, associando immagini ai dati clinici”.

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