La cisti è una neoformazione benigna che può comparire anche sulle palpebre, inferiori o superiori. In genere, per rimuoverla occorre un semplice intervento chirurgico, come ci spiega la dottoressa Alessandra Di Maria, oculista e referente di malattie di orbita, palpebre e vie lacrimali di Humanitas.

“Le cisti delle palpebre presentano una capsula e contengono materiale di varia natura. Occorre quindi distinguerle dalle altre neoformazioni che sono appunto entità neoformate costituite da elementi istologicamente diversi con caratteristiche di crescita imprevedibile, come per esempio i tumori”, spiega la specialista.

Da dove originano le cisti?

Le cisti possono formarsi dalle diverse ghiandole presenti nelle palpebre, come le ghiandole di Moll o ghiandole ciliari; si tratta di ghiandole sudoripare che si trovano nei follicoli delle ciglia lungo il margine della palpebra. Le cisti di Moll sono di piccole dimensioni, hanno forma rotondeggiante e contengono un liquido sieroso. Anche dalle ghiandole di Zeiss, ghiandole sebacee che circondano le ciglia, possono originare le cisti.

“Sia dalle ghiandole di Moll sia da quelle di Zeiss possono formarsi cisti che possono anche diventare calazi e orzaioli, due patologie comuni a carico delle palpebre. Il calazio è una cisti che deriva da un’infiammazione di una ghiandola di Meibomio, mentre l’orzaiolo è l’infiammazione di una ghiandola sebacea. Il dotto delle ghiandole secernenti il liquido sebaceo si chiude, la ghiandola continua a produrre il liquido e rimane così incistata”, sottolinea la dottoressa Di Maria.

A favorire la formazione di una cisti dalle ghiandole di Moll o di Zeiss è la blefarite cronica, ovvero l’infiammazione del margine libero della palpebra.

Come si effettua la diagnosi? 

In genere il paziente riferisce sintomi come gonfiore, dolore e peso all’occhio a causa dell’infiammazione in corso. Se la cisti è di grosse dimensioni, si avrà anche una difficoltà ad aprire la palpebra, con ripercussioni sulla vista.

La diagnosi si avvale di una visita oculistica, durante la quale mediante esame clinico si individua con precisione il tipo di cisti sulla palpebra superiore o inferiore dell’occhio.

Il trattamento chirurgico

In presenza di una cisti della palpebra nella maggior parte dei casi è indicata la rimozione chirurgica. L’intervento si effettua in ambulatorio e in anestesia locale.

“Si pratica un’incisione dalla quale si cerca di asportare la cisti mantenendo integra la capsula, se possibile. L’operazione chirurgica lascia normalmente un’ecchimosi, senza però pregiudicare la funzione visiva. Il recupero è immediato. Anche per il calazio occorre l’intervento chirurgico poiché nella maggior parte dei pazienti adulti non si risolve spontaneamente, come spesso accade nei bambini.

Se non si effettua la rimozione della cisti, il materiale può dare origine a fistolizzazione e macerazione cutanea con possibile danno estetico. Il paziente, inoltre, può soffrire di congiuntiviti ricorrenti”, ha concluso la dottoressa Di Maria.

 

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