I diverticoli sono un’alterazione anatomica a carico dell’intestino; si tratta di piccole tasche che si formano nel nostro intestino e che compaiono soprattutto con l’avanzare dell’età, anche se si registra un aumento dei casi nei soggetti più giovani. A esserne colpite sono in particolare le donne. Di diverticoli e del ruolo dell’alimentazione ha parlato il professor Silvio Danese, Responsabile del Centro per le malattie infiammatorie croniche intestinali in Humanitas, ospite in studio a “Il mio medico” su TV2000.

I fattori di rischio

L’alimentazione gioca un ruolo chiave, chi per esempio mangia poche fibre è più esposto allo sviluppo dei diverticoli; un altro fattore di rischio è l’età perché le fibre collagene, che sono l’impalcatura degli organi, iniziano a cedere con l’avanzare dell’età e dunque favoriscono l’estroflessione e la formazione di queste piccole tasche. Anche alcuni stili di vita (come l’obesità, il consumo di carni rosse) sono implicati nell’insorgenza dei diverticoli e in alcuni casi anche l’uso di farmaci antinfiammatori non steroidei sono un ulteriore fattore di rischio.

I sintomi

La presenza dei diverticoli si chiama diverticolosi; questi nella maggior parte delle persone sono asintomatici, quando iniziano a dare segno di sé e a creare disturbi si parla di malattia diverticolare. I sintomi sono molto sovrapponibili a quelli della sindrome dell’intestino irritabile, ovvero dolore addominale, gonfiore, alterazione della funzionalità intestinale (stitichezza, diarrea), nausea, ma anche sintomi urologici perché il sigma, ovvero il grosso intestino, si trova a contatto con la vescica e dunque il sigma infiammato può favorire un maggior bisogno di urinare o l’insorgenza di infezioni urinarie.

In presenza di questi sintomi è bene rivolgersi al proprio medico.

Come si effettua la diagnosi?

In molti casi la diagnosi avviene in maniera occasionale: dopo i 50 anni infatti molti si sottopongono agli esami di screening per il colon, effettuando la colonscopia che rivela la presenza dei diverticoli. Anche la diagnostica non invasiva (ecografia, TAC, colonscopia virtuale) permette di visualizzare molto bene i diverticoli.

Come si interviene?

La malattia diverticolare non va sottovalutata: il rischio è che si sviluppi la cosiddetta colite associata ai diverticoli (una vera e propria infiammazione intestinale che presenta tutti i sintomi invalidanti della colite cronica), fino a diventare diverticolite, un’infiammazione acuta che può portare a complicanze come la formazione di stenosi (chiusura del lume dell’intestino), la perforazione degli stessi diverticoli o la creazione di ascessi: situazioni che possono necessitare dell’intervento chirurgico. È bene ricordare che la diverticolosi è una malattia benigna nella pressoché totalità dei casi e che solo in alcuni pazienti evolve in complicanze.

In presenza di malattia diverticolare, la terapia (che in alcuni casi può essere cronica) consente di tenere sotto controllo i sintomi. Di fronte a un attacco importante di diverticolite, il riposo intestinale con una settimana di antibiotici consente al paziente di ritornare a casa.

L’alimentazione per la prevenzione

È bene consumare molte fibre, soprattutto quelle ricche di fibre solubili come l’inulina; via libera dunque a radicchio, verdure a foglia larga, carciofi, asparagi, broccoli e crucifere in genere, mele (ricche di peptina). Questi alimenti aiutano i pazienti con diverticolosi e in genere si raccomanda una dieta che abbia un introito di almeno 30 grammi di fibre al giorno (le classiche 5 porzioni).

È consigliabile poi ridurre il consumo di carni rosse e adottare uno stile di vita sano: mantenere il peso nella norma, fare attività sportiva, idratarsi correttamente e diminuire il più possibile il consumo di farmaci antinfiammatori non steroidei perché riducono la protezione naturale dell’intestino e aumentano il rischio di infiammazione intestinale.

Guarda l’intervista completa al professor Danese, clicca qui

 

Prenota una visita con il prof. Silvio Danese