La stitichezza cronica è un disturbo che si caratterizza per una difficoltà ad andare di corpo che si protrae per mesi o anni, mentre l’incontinenza anale (ovvero la perdita involontaria di feci) avviene quando i muscoli degli sfinteri anali perdono la capacità d contrarsi e dunque di rimanere chiusi.

Per diagnosticare e trattare questi due disturbi, che compromettono in maniera importante la quotidianità di chi ne soffre, in Humanitas è possibile ricorrere alla manometria rettale, una metodica di diagnosi ma anche di riabilitazione. Per capire meglio di cosa si tratta e di come funziona, ne parliamo con il professor Enrico Corazziari e con la dottoressa Elisa Carlani, specialisti in Gastroenterologia in Humanitas, il cui dipartimento è diretto dal professor Alberto Malesci.

La stitichezza cronica: diverse le cause, diversa la terapia

Alla base della stitichezza cronica possono esservi due meccanismi principali: un rallentamento del tempo di passaggio del contenuto fecale attraverso un intestino che si contrae meno o male, e un difetto nella capacità di coordinare la forza esercitata con i muscoli dell’addome con il rilasciamento dei muscoli a livello dell’ano, un difetto che finisce per ostacolare l’espulsione delle feci.

È innanzitutto importante comprendere quale sia la forma di stitichezza di cui si soffre perché la terapia è diversa nell’uno e nell’altro caso. Se il problema risiede in un tempo rallentato di passaggio del contenuto fecale si ricorrerà a terapia farmacologica (lassativi, enterocinetici o secretagoghi per accelerare il transito) e ad accorgimenti alimentari, mentre nel secondo caso occorre la riabilitazione fisica dei muscoli deputati alla defecazione.

Lo studio del tempo di transito intestinale

La stitichezza da rallentato transito si manifesta in genere con una ridotta frequenza nell’andare di corpo e un indebolimento o un’assenza dello stimolo a evacuare. Si diagnostica mediante lo studio del tempo di transito intestinale: il paziente ingerisce 20-40 piccoli grani di materiale inerte visibili ai raggi X. Trascorsi 4 giorni dall’ingestione si esegue una radiografia dell’addome al fine di calcolare il tempo di passaggio del contenuto fecale attraverso l’intestino e individuare in quale punto avviene il rallentamento.

La stitichezza dovuta al difetto della coordinazione

In condizioni normali, l’ultima parte dell’intestino (l’ano) non permette la fuoriuscita involontaria di feci perché dotato di due anelli muscolari (sfinteri) normalmente chiusi. Quando avvertiamo lo stimolo ad andare di corpo, l’espulsione delle feci avviene coordinando la contrazione dei muscoli addominali, che determinano un aumento della pressione che con forza spinge il contenuto dell’intestino verso l’uscita, con il rilasciamento degli sfinteri dell’ano che non oppongono più resistenza al transito delle feci. Molte persone perdono la capacità di coordinare la contrazione dei muscoli addominali con il rilasciamento degli sfinteri anali e pertanto soffrono di una forma di stitichezza che si distingue per la difficoltà di espulsione delle feci. I sintomi caratteristici si manifestano durante l’atto della defecazione e ne sono un esempio: uno sforzo a cui segue scarsa o nulla emissione di feci, un senso di blocco anale e il ricorso alle dita per facilitare il passaggio delle feci.

La perdita involontaria delle feci (incontinenza anale) si verifica invece in seguito alla perdita, da parte dei muscoli degli sfinteri anali, della capacità di contrarsi e quindi di rimanere chiusi; un disturbo relativamente frequente con l’avanzare dell’età.

La manometria anorettale per la diagnosi di stitichezza espulsiva e di incontinenza anale

La diagnosi e il trattamento di questi difetti della contrazione muscolare si effettua con un esame facile e privo di rischi: la manometria anorettale.

Il metodo consiste nel misurare la forza e i tempi di contrazione e di rilasciamento degli sfinteri anali introducendo nell’ano un sondino di plastica della grandezza di pochi millimetri con un palloncino di lattice posto all’estremità, mentre il paziente giace sdraiato sul lettino. Questo esame, della durata di 10-15 minuti, consente di porre diagnosi di stitichezza espulsiva o di incontinenza.

La riabilitazione mediante biofeedback con manometria anorettale

Come tutti i muscoli, anche quelli anali possono essere riabilitati a migliorare la propria capacità di inibirsi o contrarsi in modo temporalmente coordinato con lo stimolo ad andare di corpo.

La tecnica della manometria anorettale è utilizzata anche per la riabilitazione della coordinazione muscolare sia della stipsi di tipo espulsivo sia dell’incontinenza anale, e consente al paziente di vedere su un monitor la rappresentazione delle contrazioni e dei rilasciamenti degli sfinteri anali. In questo modo il paziente impara a contrarre o a rilasciare o a modulare nel tempo giusto la muscolatura, sotto la guida di un operatore. Nel caso di stipsi espulsiva, il paziente impara a coordinare la muscolatura addominale con quella sfinteriale anale guardando direttamente sul monitor le fasi di contrazione e di rilasciamento dei propri muscoli. In caso di incontinenza anale invece, il paziente si esercita a contrarre i muscoli dell’ano guidato da un riabilitatore e osservando direttamente sul monitor gli effetti dell’esercizio.

La riabilitazione della muscolatura anale avviene in genere dopo un ciclo di trattamenti da eseguire ambulatorialmente alla presenza di un riabilitatore e con esercizi da svolgere a casa.

Il biofeedback con manometria anorettale ha dimostrato di apportare notevole beneficio nel 70% dei casi sia di stitichezza espulsiva che di incontinenza anale (Bharucha AE, Rao SSC, Bersma RF et al Anorectal disorders in Rome IV. Functional Gastrointestinal Disorders  4th Edition. Drossman DA, Chang L, Chey  WD et al Eds. Rome Foundation Publisher, Raleigh, NC. Pagg 1179-1236, 2016)

 

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