“Terapie endocrine: trovare un equilibrio tra benefici ed effetti collaterali. Il punto di vista dello psicologo”: questo il titolo dell’intervento della dottoressa Emanuela Mencaglia, psiconcologa in Humanitas, nel corso di Mamazone 2017, la settima edizione di “Paziente diplomata”, una giornata dedicata alle donne con e senza tumore al seno, organizzata da Humanitas lo scorso 14 ottobre.

“Non ci sono dati in letteratura che confermino che le terapie endocrine influenzino l’umore; questo perché la malattia oncologica in sé influenza in modo forte la sfera emotiva personale. È dunque molto difficile in un momento così importante – come quello di una diagnosi o di un intervento – distinguere se la presenza di ansia e depressione sia legata ai farmaci o alla complessità della situazione che la paziente vive”, ha precisato la dottoressa Mencaglia.

Il ruolo dei fattori personali

“Dai dati disponibili in letteratura emerge quanto rivestano un ruolo decisivo i fattori legati alla personalità della paziente, come per esempio l’età, il livello di istruzione e l’essere in coppia o single.

Le terapie endocrine portano gran parte delle giovani pazienti a una menopausa precoce, una condizione che non può essere sottovalutata da un punto di vista emotivo, e l’età d’insorgenza anticipata, in questo senso, è un elemento fondamentale. Una paziente giovane che non aveva alcun sintomo premenopausale e che, da un giorno all’altro, entra in menopausa, farà molta fatica nei primi periodi, non solo da un punto di vista fisico, ma anche da un punto di vista mentale, perché la menopausa è comunemente intesa come sinonimo di invecchiamento, coincidente alla perdita di fertilità. Spesso le pazienti giovani affrontano con difficoltà questo passaggio e occorre confrontarsi su questo tema. Alcune hanno buone risorse e riescono ad affrontare questo cambiamento in autonomia, non senza dolore e non senza essere passate attraverso il cosiddetto “lutto personale”; altre donne invece hanno bisogno di maggior conforto e di veder ‘illuminata’ la strada per capire come procedere. Anche per le donne già in menopausa non è facile, è come reiterare un passaggio già avvenuto.

Per quanto riguarda il livello di informazione, occorre sottolineare che conoscenza e consapevolezza aiutano in un secondo tempo, ma il loro raggiungimento comporta fatica e impegno. La conoscenza sembra, in un primo tempo, aumentare i sintomi di ansia e depressione. Le pazienti informate sono quelle che apparentemente fanno più fatica a gestire le informazioni in loro possesso e la struttura di personalità individuale può aiutare o meno superare l’impasse dell’essere a conoscenza, sebbene questo resti fondamentale per la consapevolezza, che diventa necessaria per affrontare la malattia, le terapie e gli eventuali effetti collaterali.

Avere un marito o un compagno sembra essere favorevole oltre al sostegno psicologico, anche da un punto di vista pratico: aiuta, per esempio, negli spostamenti per le visite o nella stabilità economica. L’essere in coppia è una parte fondamentale della rete sociale e in generale nelle condizioni di malattia una solida rete sociale e relazionale migliora la qualità di vita”, ha precisato la specialista.

Effetti collaterali, l’importanza di ascoltarsi e parlare con il medico

“Una menopausa precoce influisce in modo drammatico sulla libido e di conseguenza sulla sessualità aspetto molto delicato per la vita di una donna.

Durante la menopausa si può presentare del dolore articolare, rendendo il movimento più difficile e fastidioso: la presenza del dolore è un fattore noto che può peggiorare i sintomi depressivi, perché inficia le attività quotidiane incidendo così sulla qualità di vita.

Sebbene porti con sé gli effetti collaterali di cui abbiamo parlato, è bene continuare a seguire la terapia endocrina prescritta, ricordandosi di riferire al medico o all’oncologo di riferimento eventuali effetti collaterali perché talvolta bastano piccoli accorgimenti per stare meglio.

È infine importante sottolineare quanto sia fondamentale conoscersi e riflettere su se stessi. Occorre comprendere da dove partono i sintomi che proviamo: l’ansia e la depressione derivano davvero dai farmaci? Veramente non abbiamo mai passato dei periodi un po’ bui, in cui facevamo fatica a stare con gli altri, o avevamo difficoltà a gioire delle cose? Dobbiamo ricordarci che siamo ciò che abbiamo vissuto, il passato torna nei nostri pensieri ed è importante ripercorrere le tappe della propria vita, chiedendosi se si sono mai avuti episodi di ansia o depressione o se si sono vissute in passato situazioni complicate che hanno scatenato questi problemi.

Conoscere queste informazioni è molto importante, sia per la paziente che per i medici che la seguono, perché è più facile riprovare alcuni tipi di sensazioni se si sono già provate in passato ed è altresì più semplice intervenire per il meglio, con un sostegno psicologico e laddove occorra, con un farmaco rivolgendosi a uno specialista psichiatra perché con il suo lavoro possa indicare quale sia il farmaco migliore per il sintomo che si avverte. Diverse pazienti con un antidepressivo scelto ad hoc e assunto in maniera attenta, e sempre seguite nel tempo di assunzione dallo specialista, hanno davvero migliorato la propria qualità di vita”, ha concluso la dottoressa Mencaglia.

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