Un dolore al petto, che magari si avverte mentre si sta facendo attività fisica, potrebbe essere interpretato come un campanello d’allarme di una malattia cardiaca. Invece può essere il sintomo di un problema a carico dell’esofago in cui la sua motilità è alterata. Questa condizione è nota come spasmo esofageo diffuso. Parliamo di questo disturbo con la dottoressa Federica Furfaro, gastroenterologo di Humanitas.

Contrazioni anomale

L’esofago è un organo lungo circa 25 centimetri, posto davanti alla colonna vertebrale, che collega la faringe allo stomaco, fondamentale affinché il cibo continui il processo digestivo iniziato in bocca. Dopo aver deglutito, ciò che è stato ingerito attraversa l’esofago per giungere allo stomaco. La muscolatura esofagea, striata a livello prossimale e liscia a livello distale, è costituita da uno strato interno di fasci circolari e da uno strato esterno di strati longitudinali che, attraverso una contrazione propulsiva (peristalsi) permettono lo spostamento del cibo ingerito lungo l’esofago. Quando queste contrazioni sono alterate e avvengono in maniera involontaria si è di fronte agli spasmi esofagei diffusi. Le contrazioni sono in genere simultanee e prolungate, molto dinamiche. Spesso è alterata anche la funzione del cardias, lo sfintere esofageo inferiore, che si trova fra l’ultimo tratto dell’esofago e lo stomaco e che ha la funzione di impedire la risalita dei succhi gastrici dallo stomaco all’esofago.

I sintomi

Lo spasmo esofageo diffuso è una condizione non molto comune, ma più frequente dell’acalasia esofagea, una patologia più grave sempre a carico dell’esofago. Questa è caratterizzata dalla presenza di un aumento del tono dello sfintere esofageo inferiore e dall’assenza della fisiologica peristalsi a livello del corpo esofageo. Nel corso degli anni lo spasmo esofageo può evolvere in questa patologia.
I pazienti affetti da spasmo esofageo diffuso lamentano dolore retrosternale, anche notturno, associato a disfagia e cioè una sensazione di deglutizione difficoltosa, a seguito dell’ingestione di cibi o liquidi (soprattutto se molto caldi o molto freddi). Questo dolore toracico può manifestarsi anche senza disfagia, per esempio quando il paziente è impegnato nell’attività fisica e può far pensare all’angina pectoris.

“Detto anche esofago a cavatappi a causa dell’immagine radiologica che si vede dopo pasto baritato, lo spasmo esofageo ha cause che sono sconosciute – ha spiegato la dottoressa Federica Furfaro-. Di questa patologia si distinguono una forma primitiva e una secondaria. In quest’ultimo caso la malattia si associa spesso a una malattia da reflusso gastro-esofageo”.

Diagnosi e trattamento

Per diagnosticare questa patologia, oltre alla visita medica con un’adeguata raccolta anamnestica e alla valutazione dei sintomi, sono necessari alcuni esami strumentali. È utile la radiografia con mezzo di contrasto, che spesso può però risultare negativa, per cui è necessaria la manometria per osservare, mediante un tubicino inserito nell’esofago, la pressione e i movimenti dell’esofago e del cardias. Gli esami strumentali sono importanti anche per escludere la presenza di malattia da reflusso gastroesofageo.

“Il trattamento della forma primitiva non è semplice: prevede l’utilizzo di nitrati e calcio-antagonisti, che possono ridurre i sintomi favorendo il rilasciamento della muscolatura, ma che solitamente hanno un effetto transitorio. In alcuni casi può essere indicata l’iniezione della tossina botulinica nello sfintere esofageo inferiore. Nei casi più difficili il paziente viene sottoposto a un intervento chirurgico per sezionare lo strato muscolare circolare e ridurre le contrazioni (miotomia chirurgica). Il trattamento della forma secondaria prevede, inoltre, l’utilizzo di una terapia anti-reflusso”, ha concluso la dottoressa Furfaro.

 

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