Ci sono voluti millenni per capire come fa il fegato a rigenerarsi dopo un’infezione come l’epatite, o dopo un intervento chirurgico.

Come spiega il dottor Roberto Ceriani, Responsabile della Sezione Day Hospital epatologico ed Epatologia interventistica in Humanitas: “Sebbene non se ne conoscano del tutto i meccanismi, la rigenerazione epatica rimane una delle caratteristiche più curiose del fegato. L’organo infatti ricresce senza perdere le sue funzioni di sintesi, disintossicazione e metabolismo di sostanze. Il fatto che il fegato sia un organo che riceve continuamente sangue ricco di nutrienti ma anche di tossine dall’intestino, potrebbe essere il motivo per cui il fegato è dotato di questa unica capacità rigenerativa”.

Come avviene la rigenerazione?

La rimozione chirurgica di grandi quantità di fegato (epatectomia), anche fino ai due terzi, provoca alterazioni nell’equilibrio delle funzioni che vengono percepite dall’organo, e guidano il processo di restauro.

“La rigenerazione delle cellule epatiche si deve a diversi fattori che, durante tutto il processo attivano e disattivano meccanismi di segnalazione – continua il dottor Ceriani. In particolare, un tipo di cellule chiamate quiescenti, cioè non ancora differenziate e quindi non ancora con funzioni specifiche, hanno un’elevata capacità di rigenerazione e trasformazione. Per attivare il processo di rigenerazione, le cellule quiescenti hanno bisogno di segnali provenienti da vari tipi di cellule intraepatiche o extraepatiche, introdotte nell’organo dal circolo della vena porta. Tra queste cellule si trovano:

  • Mitogeni, primari o ausiliari, ovvero fattori di crescita in grado di indurre proliferazione e duplicazione cellulare (il fattore di crescita degli epatociti, le cellule del fegato, il fattore di crescita epidermico e quello trasformante, l’interleuchina 6, una proteina che si attiva in risposta a danni cellulari, e il fattore di crescita tumorale).
  • MicroRNA che giocano un ruolo nella regolazione del ciclo cellulare.
  • Leucociti, necessari per la rigenerazione epatica, macrofagi, linfociti, eosinofili.
  • Piastrine: hanno un ruolo critico nella proliferazione cellulare, la loro azione è mediata dalla serotonina che induce mitosi epatica, cioè riproduzione di cellule identiche al nucleo originario.
  • Cellule endoteliali sinusoidali che sono una fonte di fattori di crescita e sono responsabili della nuova vascolarizzazione.
  • Cellule stellate epatiche: si trovano vicino ai sinusoidi epatici che costituiscono la rete capillare del fegato, e sono fondamentali nel terminare la rigenerazione epatica.
  • Cellule epiteliali biliari: principale fonte di sostanze che attivano i macrofagi.

Nel processo di rigenerazione epatica, avvengono anche cambiamenti nel metabolismo di lipidi e glucosio, come per esempio la steatosi epatica transitoria che si instaura nella prima fase di rigenerazione e serve alla cellula per la produzione di energia, ma anche nella pressione della vena porta che “porta” al fegato rimanente la stessa quantità di sangue determinando ipertensione portale, un meccanismo che sembra indurre anch’esso rigenerazione. Infine, come avviene dopo un intervento di epatectomia, la perdita di tessuto epatico stimola il flusso biliare che attiva la regolazione degli acidi biliari i quali, in modelli sperimentali, hanno dimostrato di aumentare la rigenerazione epatica”, ha spiegato lo specialista.

In quanto tempo avviene il processo?

Se nel mito di Prometeo, il grande Titano condannato da Zeus perché aveva dato il fuoco agli esseri umani, il fegato divorato ogni notte da un’aquila ricresceva al mattino seguente, in realtà il processo di rigenerazione del fegato non è così rapido come nel mito; infatti, la maggior attività di rigenerazione epatica si ha al terzo giorno dalla lesione, mentre il recupero completo avviene dopo 5-7 giorni.

 

 

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