Il professor Haruhiro Inoue è stato ospite in Humanitas durante un corso dedicato alla miotomia endoscopica transorale (POEM), una procedura mininvasiva, utile nel trattamento dell’acalasia e dei disordini della motilità esofagea.

A dirigere il corso, il professor Alessandro Repici, Responsabile di Endoscopia digestiva in Humanitas, la dottoressa Roberta Maselli, Specialista di Endoscopia digestiva in Humanitas, il professor Haruhiro Inoue (Yokohama – Giappone) e il professor Pankaj Jay Pasricha (Baltimora – USA).

Proprio il professor Inoue, il primo ad effettuare la miotomia endoscopica sui pazienti, ha rilasciato un’intervista a Humanitas, raccontando com’è nato questo approccio e offrendo il suo sguardo sul futuro dell’endoscopia. 

Perché ha deciso di interessarsi all’endoscopia?

“Ho iniziato la mia carriera come chirurgo, e lo sono tutt’ora, ma siccome trattiamo patologie del tratto gastrointestinale tramite un tubo con un flusso luminoso, in chirurgia si analizza la parte esterna del tubo, mentre in endoscopia digestiva l’analisi del tratto viene eseguita dall’interno del tubo.

C’è sicuramente bisogno di entrambi gli approcci perché utilizzarne uno dei due singolarmente sarebbe una limitazione”.

Com’è nato l’utilizzo del POEM?

“Il mio primo caso trattato con la tecnica POEM risale al 2008, precedentemente operavo i pazienti affetti da acalasia con laparoscopia. Quando ho letto un articolo che spiegava la tecnica POEM sugli animali, ho capito che potesse essere realizzata anche sugli uomini, perciò subito dopo aver ottenuto l’approvazione per procedere abbiamo effettuato la prima operazione”.

Ha qualche dubbio sul fatto che POEM potrebbe sostituire la chirurgia?

“POEM opera in uno spazio sottomucoso, creando quindi un terzo spazio che ci permette di raggiungere direttamente lo strato muscolare, così da trattare al meglio la patologia del tratto gastrointestinale”.

Secondo lei, chi tra il gastroenterologo e il chirurgo può operare nel migliore dei modi?

“L’endoscopia come terapia sta diventando sempre più invasiva. Direi che entrambi sono importanti: il gastroenterologo perché conosce a fondo l’anatomia e il chirurgo perché controlla l’endoscopia flessibile molto bene”.

Cosa ne pensa del futuro e del progresso dell’endoscopia?

“Per quanto riguarda il futuro dell’endoscopia combinata con altre tecnologie, terapie genetiche o altri passi avanti nella medicina, ha possibilità illimitate per evolvere”.

 

Guarda l’intervista completa qui: