“La fibromialgia è una malattia che si caratterizza per una sensibilità particolare al dolore, un dolore che anziché parlare, grida”. A dirlo è il professor Carlo Selmi, Responsabile di Reumatologia e Immunologia Clinica in Humanitas, ai microfoni di Obiettivo Salute su Radio 24.

“La fibromialgia colpisce prevalentemente il sesso femminile, soprattutto le donne in giovane età (prima della menopausa), e si caratterizza anche per tutta una serie di manifestazioni meno ovvie, come i disturbi del sonno e quelli intestinali”.

Come si effettua la diagnosi?

“La fibromialgia è una sindrome, ovvero un insieme di sintomi e di segni che non hanno in realtà un corrispettivo dal punto di vista fisico: per quanti esami si possano svolgere su un paziente con fibromialgia, questi saranno sempre negativi.

Questa malattia non presenta indici infiammatori elevati, non ha autoanticorpi (come li ha per esempio l’artrite reumatoide), non ha esami radiologici, di risonanza magnetica, di TAC che possano mostrare alterazioni che facciano diagnosi.

Per questi motivi la diagnosi di fibromialgia è spesso difficile e ritardata”, sottolinea il prof. Selmi.

Il dolore, sintomo cardine

“Il sospetto avviene soprattutto per il dolore diffuso, sintomo cardine di questa patologia. Il dolore colpisce non solo le articolazioni, ma tutte le parti del corpo e questo la distingue da manifestazioni artrosiche o artritiche che possono dare dolori prevalentemente articolari.

Il dolore è persistente e non ha correlazione con l’attività fisica o con il riposo. Può inoltre coesistere con altri sintomi meno immediati come una profonda stanchezza che riduce ulteriormente la qualità della vita, con ripercussioni anche in ambito lavorativo. Possono poi aversi deficit di concentrazione e di memoria e un deficit del riposo notturno, ma non nel senso di insonnia: i pazienti infatti spesso dormono bene anche per molte ore, ma in termini di riposo dopo la notte, per cui il soggetto si sveglia non riposato in maniera proporzionale a quante ore ha dormito”, precisa lo specialista.

Come si cura?

“La terapia si deve basare su un approccio multidisciplinare che comprenda sia una gestione cognitivo-comportamentale attraverso un percorso psicologico, sia l’attività fisica a basso impatto. Questo è l’unico approccio che nel medio termine può cambiare la gestione di questa condizione.

Occorre poi non abusare di antidolorifici e di antinfiammatori non steroidei, altrettanto inutile l’uso di farmaci steroidei e cortisone.

La gestione della fibromialgia è un percorso lungo e difficile che si basa su diversi meccanismi. Si possono utilizzare alcuni farmaci che agiscono sul dolore a livello periferico, si tratta però di farmaci molto specifici e diversi da quelli che usiamo normalmente. È poi indispensabile un percorso psicologico, con una terapia cognitivo-comportamentale.

Occorre però sottolineare con forza che la fibromialgia migliora con il movimento, con l’attività fisica e con la perdita di peso: questo è spesso difficile da accettare per un paziente che abituato a provare dolore 24 ore su 24 e una conseguente vita inattiva. Iniziare un’attività fisica in maniera graduale e a basso impatto (come thai chi, yoga, pilates, nuoto) ha un effetto benefico sulla sintomatologia”, ha concluso il professor Selmi.

 

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