Durante IMAGE (International Meeting Advanced Gastroenterology Endoscopy), il corso internazionale in endoscopia che ha riunito in Humanitas specialisti provenienti da 31 Paesi, sono state presentate numerose novità, tra cui una sperimentazione clinica di fase II per validare l’efficacia della prima procedura endoscopica che usa il calore per trattare il diabete di tipo 2.

Ne ha parlato il professor Alessandro Repici, Responsabile di endoscopia digestiva di Humanitas e tra i direttori di IMAGE, in un’intervista a Cuore e denari su Radio24.

La diffusione del diabete

“L’endoscopia è la tecnica non invasiva che consente di accedere al nostro organismo, in particolare all’apparato digerente, attraverso un tubo flessibile (endoscopio) sfruttando gli orifizi naturali (retto e bocca).

Nel corso di IMAGE abbiamo presentato i risultati preliminari dello studio che riguarda la popolazione dei pazienti con diabete di tipo 2 (solo in Italia sono più di 3 milioni). Il diabete è diffusissimo nel mondo e la sua presenza di associa a complicanze anche importanti: lo scarso controllo della glicemia, per esempio, può ripercuotersi sull’apparato cardiovascolare e sulla funzionalità renale”, spiega il prof. Repici.

La nuova tecnica endoscopica

“La tecnica che stiamo sviluppando e che stiamo testando in un circuito di otto ospedali in Europa, prevede una sorta di ringiovanimento della mucosa duodenale.

Il duodeno, la parte finale dello stomaco, regola la secrezione degli ormoni nel nostro metabolismo. I pazienti che sviluppano il diabete tendono ad avere una diversa differenziazione delle cellule di questo tratto; le cellule infatti invecchiano e non sono più abili come prima a rispondere all’introduzione del cibo. Quando mangiamo introduciamo calorie e il nostro organismo deve capire come utilizzarle e dove immagazzinare quelle in eccesso. Nel diabete di tipo 2 si ha un’alterazione profonda di questi meccanismi regolatori.

Il duodeno è facilmente raggiungibile con l’endoscopio: utilizzando la termoablazione e dunque il calore, togliamo la parte superficiale delle cellule, ovvero quella malfunzionante, consentendo così alle cellule più giovani che stanno in profondità di risalire e di produrre ormoni e regolare il metabolismo. È come se ringiovanissimo la mucosa duodenale, un’operazione necessaria perché il mancato controllo del metabolismo è proprio legato al fatto che le cellule presenti nel duodeno non riescono più a fare il proprio lavoro”, precisa il professor Repici.

I vantaggi per i pazienti

“Nei risultati della fase iniziale dello studio, questa tecnica si è associata a un controllo della glicemia molto efficace per un periodo prolungato. Non abbiamo però ancora i risultati definitivi, ma è bene sottolineare che se alla fine lo studio dovesse dimostrare che il controllo della glicemia non è permanente ma dura solo alcuni anni, avremmo comunque un vantaggio per i pazienti che non sarebbero legati all’assunzione della terapia farmacologica, con una ripercussione positiva sulla qualità di vita.

Il controllo efficace nell’immediato inoltre si associa a un grandissimo beneficio sul lungo termine in merito alle complicanze del diabete”, ha concluso il professor Repici.

 

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