Sono stati due gli appuntamenti importanti nel mondo scientifico nell’ambito dell’Urologia: il Congresso Europeo di Urologia, tenutosi dal 24 al 28 marzo a Londra e il Meeting annuale dell’American Urological Association’s, che si è svolto dal 12 al 17 maggio a Boston.

Significativa a entrambi gli appuntamenti, la presenza e la partecipazione degli urologi di Humanitas: l’èquipe guidata dal professor Giorgio Guazzoni ha partecipato al Congresso Europeo con presentazioni, corsi e letture, e al prestigioso appuntamento americano ha avuto modo di presentare diversi lavori.

Il lavoro degli specialisti di Humanitas si è concentrato su tre fronti: la neoplasia vescicale, con la presentazione della sorveglianza attiva; la neoplasia renale, con uno studio multicentrico sulla resezione parziale del rene e il tumore prostatico, con uno sguardo sull’evoluzione diagnostica della biopsia di fusione.

La sorveglianza attiva nei pazienti con tumore alla vescica

La sorveglianza attiva è un’alternativa alla chirurgia endoscopica in pazienti con tumori recidivi della vescica di basso grado, come dimostra uno studio del dottor Rodolfo Hurle, pubblicato lo scorso anno sul British Journal of Urology International.

Si basa su controlli regolari e frequenti e non prevede intervento chirurgico se la patologia non progredisce o resta asintomatica.

Al Congresso Europeo sono stati presentati i risultati del progetto relativo alla sorveglianza attiva del tumore della vescica non muscolo-invasiva. Lo studio ha coinvolto un gruppo selezionato di pazienti incluso nel progetto BIAS (Bladder Cancer Italian Active Surveillance), un programma osservazionale italiano di soggetti con tumore della vescica.

Dai risultati è emerso come la sorveglianza attiva sia un’opzione ragionevole per il tumore della vescica non muscolo-invasiva nei pazienti con tumori di basso grado in seguito a resezione trans-uretrale.

A conferma dell’importanza del tema trattato, la presentazione del Dr. Hurle ha ricevuto il premio come miglior poster.

Nefrectomia parziale in caso di neoplasia renale

È stato inoltre presentato, da parte del dottor Giovanni Lughezzani, lo studio multicentrico “Robot-assisted partial nephrectomy for complex (padua score ≥ 10) tumors: results from a multicenter experience at three high-volume centers”, dedicato alle resezioni parziali in caso di neoplasia renale, con l’obiettivo di risparmiare i tessuti sani del rene e asportare solo la parte coinvolta da malattia.

La nefrectomia parziale robotica è un’alternativa mininvasiva alla chirurgia tradizionale, ampiamente riconosciuta per il trattamento di tumori renali clinicamente localizzati. Lo studio ne ha valutato la fattibilità in una serie di pazienti colpiti da tumori altamente complessi, trattati in tre istituti diversi. Ne è emerso che se eseguita da chirurghi esperti, la nefrectomia parziale robotica può essere considerata un’effettiva opzione di trattamento anche in caso di lesioni renali complesse.

Diagnosi del tumore alla prostata, la biopsia di fusione

La dottoressa Giuliana Lista ha invece presentato lo studio dal titolo “Absence of learning curve impact may let MRI-TRUS fusion guided biopsy up for early diagnosis of prostate cancer“, dedicato alla biopsia di fusione, una metodica diagnostica per il tumore della prostata.

Il dottor Massimo Lazzeri ha infine riportato due esperienze multidisciplinari sul tema della diagnosi precoce del tumore della prostata.

Insieme al dipartimento di Radiologia e Medicina Nucleare di Humanitas ha presentato uno studio che dimostrava la possibilità in pazienti claustrofobici o con precedente risonanza magnetica nucleare negativa, ma significativa elevazione del valore del PSA, di utilizzare le immagini generate con una PET/TAC per effettuare biopsie prostatiche di fusione software assistite. Soprattutto i colleghi incontrati al Congresso Americano hanno dimostrato una vivace attenzione sul tema relativo all’uso di nuovi traccianti specifici come il PSMA.

Sempre di grande interesse è stato lo studio presentato insieme ai colleghi del laboratorio, in cui si dimostrava che l’impiego di un nuovo biomarcatore ematico, il -2proPSA, è in grado di identificare una recidiva neoplastica dopo intervento di prostatectomia radicale per neoplasia della prostata con circa un anno di anticipo rispetto al PSA, considerato oggi il surrogato ideale per la definizione della ripresa di malattia prostatica dopo l’intervento.

 

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