Il fumo è la seconda causa morte nel mondo. Tra le conseguenze pericolose del fumare vi sono almeno 17 tumori, cancro al polmone in primis, seguito da tumori del cavo orale e della gola, dell’esofago, del pancreas, del colon-retto, della vescica, della prostata, del rene, del seno, delle ovaie e da alcune leucemie. Al fumo sono legate anche malattie cardiovascolari (infarto del miocardio) e cerebrovascolari (ictus cerebrale), asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, parodontite, sterilità nella donna, impotenza negli uomini e molti altri disturbi.

Della lotta al fumo e dell’importanza della diagnosi precoce del tumore al polmone ha parlato la dottoressa Giulia Veronesi, Responsabile della Sezione di Chirurgia Robotica – Chirurgia toracica in Humanitas, ospite in studio a L’ora della salute su La7.

Le sostanze cancerogene contenute nella sigaretta

“Contrariamente a quanto qualcuno ritiene, non è la nicotina la sostanza cancerogena contenuta nelle sigarette. A essere cancerogeno è il catrame e le migliaia di altre sostanze che si liberano dalla combustione del tabacco. La nicotina è un alcaloide contenuto nelle foglie del tabacco e a livello biologico serve a proteggere le piante dagli erbivori perché è una sostanza tossica. In dosi più limitate però attiva alcuni neurotrasmettitori a livello cerebrale, motivo per cui è stata sfruttata per sviluppare la dipendenza nel fumo di sigaretta”, spiega la dottoressa Veronesi.

“La dipendenza che si instaura è di tipo fisico e psichico e sospesa l’assunzione di nicotina si creano dei sintomi che richiedono qualche settimana prima di essere compensati”.

Stress e fumo

Un’altra doverosa precisazione riguarda il legame tra stress e fumo: “Non è vero che fumare riduce lo stress, anzi, alcuni dati scientifici dimostrano il contrario. In chi ha smesso di fumare si è registrata una diminuzione dello stress, la dipendenza stessa è fonte di stress, così come l’assunzione di nicotina e delle altre sostanze tossiche contribuisce ad aumentare i livelli di stress”, precisa la dottoressa.

Dopo la diagnosi di tumore, smettere di fumare

Smettere di fumare per chi ha un tumore al polmone è estremamente utile, si pensi che in chi deve sottoporsi a un intervento chirurgico, aver smesso di fumare da almeno un mese riduce drasticamente il rischio di complicanze post-operatorie. Nel caso di soggetti con malattia avanzata che comunque devono affrontare delle cure, si è dimostrato che tra i non fumatori c’è una maggiore risposta alle terapie e una riduzione della mortalità”, spiega la dottoressa. È sempre un bene smettere di fumare dunque, anche in coloro che ricevono una diagnosi di tumore al polmone.

I controlli di prevenzione

“I forti fumatori con un’esposizione al fumo per più di 30 anni e con età superiore ai 50 anni dovrebbero sottoporsi a TC torace e basso contrasto. C’è un’evidenza valida e confermata che sottoporsi a una TC di screening riduca la mortalità nei fumatori. Sono dati che provengono soprattutto da studi americani, anche se abbiamo conferme già da studi europei. La TC va eseguita ogni anno o a intervalli più o meno lunghi a seconda del rischio personale, che varia anche in base all’età e all’esposizione.

Cerchiamo così di individuare tumori in fase presintomatica, grandi circa 1-2 cm, curabili con un intervento chirurgico poco invasivo e che fanno registrare una sopravvivenza più alta.

Negli Stati Uniti lo screening anche per i forti fumatori è già una prassi e stiamo lottando affinché in Europa si agisca per portare lo screening a disposizione dei cittadini”, ha concluso la dottoressa Veronesi.

 

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