Da un’indagine condotta dall’Osservatorio Home (House dust mite observatory for the first evidence-based immunotherapy), patrocinato da FederAsma e Allergie onlus e dalle cinque maggiori società scientifiche nazionali che si occupano di patologie respiratorie, è emerso come un paziente asmatico su due, a fronte della personale percezione di star meglio, interrompa in autonomia le cure prescritte.

In una recente intervista, il professor Giorgio Walter Canonica, Direttore del Centro Medicina personalizzata asma e allergologia in Humanitas e presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic), ha però sottolineato: “Meglio non significa bene, perché i sintomi momentaneamente attenuati prima o poi ricompariranno. Il problema è proprio che alla lunga la soglia di attenzione cala e così si preferisce tollerare i disturbi e avere una qualità di vita inferiore piuttosto che seguire una terapia continuativa”.

L’asma invece va monitorata con cura, attenendosi in maniera scrupolosa alle indicazioni dello specialista.

Che cos’è l’asma?

L’asma allergica è la forma di asma più comune e spesso esordisce nel corso dell’infanzia. “Gli allergeni responsabili sono soprattutto di origine inalatoria (pollini, acari, epiteli di cani e gatti, alternaria), e non sono rare le cosiddette reazioni crociate con quelli alimentari. I cibi invece, da soli raramente sono in grado di causare l’asma”, spiega il prof. Canonica.

I sintomi possono essere cronici o intermittenti e coinvolgono i bronchi, con un improvviso restringimento delle vie aeree (detto broncospasmo) e una produzione eccessiva di muco. I due fenomeni, singolarmente o insieme, complicano la respirazione, creano una “fame” d’aria (dispnea), causano il respiro sibilante, con un tipico fischio o rantolo, e spesso provocano colpi di tosse che peggiorano ulteriormente la respirazione.

Le opzioni di cura

“La terapia mira a tenere sotto controllo la malattia nel medio e nel lungo termine e deve quindi essere sempre monitorata. Poiché l’asma può variare nel tempo, per esempio in seguito a un cambiamento dei fattori ambientali, il trattamento deve essere sempre personalizzato: è importante infatti che il paziente riconosca eventuali miglioramenti, per evitare di assumere farmaci non necessari, oppure peggioramenti, per aumentare le dosi”, sottolinea il prof. Canonica.

Per la cura dell’asma lieve intermittente possono essere di aiuto beta 2-agonisti a breve durata d’azione, che si assumono per via inalatoria. Questi agiscono su alcuni recettori della muscolatura liscia dei bronchi e li rilassano, con conseguente broncodilatazione.

L’inalatore deve essere scelto con cura, per garantire al paziente il massimo risultato grazie a una migliore aderenza alla terapia prescritta.

In caso di asma moderata e grave invece, occorre assumere corticosteroidi per via inalatoria – che svolgono azione antinfiammatoria – e beta 2-agonisti a lunga durata d’azione, capaci di favorire la broncodilatazione. Se il paziente soffre di una forma severa, possono rendersi necessari altri farmaci in aggiunta.

Sono poi disponibili gli anticorpi monoclonali che, legandosi alle immunoglobuline E circolanti, impediscono il rilascio di istamina e leucotrieni, responsabili dei sintomi dell’asma. La somministrazione avviene per via iniettiva ogni due o quattro settimane.

“Altre terapie biologiche a base di anticorpi monoclonali, come l’anti-Interleuchina 5, sono oggi già a nostra disposizione”, ha concluso il professor Canonica.

 

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