“Uno degli scienziati più importanti del mondo, i suoi studi sull’immunologia e sull’infiammazione nella crescita delle cellule tumorali sono fondamentali oggi per la diagnosi e la cura dei tumori. Vincitore di prestigiosi premi e riconoscimenti, è un orgoglio e un motivo di speranza per tante persone”: con queste parole Fabio Fazio ha presentato il professor Alberto Mantovani, Direttore scientifico di Humanitas, ospite in studio a Che tempo che fa su Rai3.

“Quando vacciniamo i nostri bambini dobbiamo pensare che stiamo allacciando loro la cintura di sicurezza. Facciamo poi un gesto di solidarietà nei confronti di bambini e adulti più deboli: c’è un meccanismo che chiamiamo immunità di gregge o di comunità, ed è come se allacciassimo anche la cintura di sicurezza a quei 1.500 bambini con cancro che hanno un sistema immunitario compromesso e che pertanto non possono essere vaccinati. Non vaccinare significa anche mettere a rischio coloro che non possono vaccinarsi.

Purtroppo l’Organizzazione mondiale della Sanità ha alzato un cartellino giallo verso l’Italia perché con il calo della copertura vaccinale stiamo perdendo l’immunità di gregge, anche se io preferisco parlare di immunità della comunità, perché c’è un aspetto di solidarietà che va sottolineato”.

La situazione meningite

“Quello della meningite è un problema serio da mantenere però nei suoi termini. Nel 2016 infatti, in tutto l’anno, abbiamo avuto 178 casi di meningite da meningococco e non si è registrato un aumento rispetto agli anni precedenti. È bene dunque precisare che non siamo di fronte a un’epidemia. I deceduti per meningite sono stati nel nostro caso circa il 12%. Si pensi però che una delle ultime epidemie in Africa sub Sahariana ha visto 11 mila casi con più di mille morti”.

La ricerca del professor Mantovani

Il conduttore ha ricordato la scoperta del gene PTX3 da parte del professor Mantovani e le sue importanti ricerche in ambito immunologico nella lotta al cancro.

“Alle difese immunitarie dei pazienti con cancro sono successe prevalentemente due cose: da un lato, alcune delle difese sono diventate dei poliziotti corrotti e aiutano tutti gli aspetti del cancro; dall’altra, alcuni difensori si sono addormentati e i poliziotti corrotti contribuiscono a far in modo che continuino a dormire. Si sono così sviluppate nuove strategie per risvegliare le difese immunitarie e in parte per fermare i poliziotti corrotti”.

La lotta contro il cancro

“Ci sono stati grandi successi nella lotta contro il melanoma avanzato, un tumore contro il quale non abbiamo fatto progressi per decine di anni, mentre in questo momento abbiamo circa il 20% di pazienti curati e abbiamo una speranza ragionevole che possano essere dal 40% al 60%.

Il tumore non è una malattia invincibile, c’è speranza perché si sono aperte frontiere nuove, come quella dell’immunologia. Usare le nostre difese contro il cancro è il mio sogno di una vita ma è anche il sogno di tutti quei medici che per cento anni hanno lottato contro il cancro. La mia grande speranza sono i giovani che oggi sono in laboratorio”.