Cinquant’anni fa ci lasciava uno dei medici più illustri dell’Italia del secondo dopoguerra. Stiamo parlando del professor Achille Mario Dogliotti, famoso in tutto il mondo per essere stato il primo a eseguire, nell’agosto del 1951, un intervento a cuore aperto. “Il chirurgo del ‘900 vantava per definizione dei lati eroici e mio nonno non faceva certo eccezione”, ricorda oggi il professor Mario Morino, ordinario di Chirurgia generale e digestiva dell’Università di Torino e direttore della Chirurgia universitaria della Città della Salute e della Scienza di Torino, in un articolo pubblicato sul sito della Clinica Fornaca di Torino.

dogliotti

Una breve biografia

Achille Mario Dogliotti nacque nel 1897 e si laureò in medicina nel 1920 a Torino.

Nel 1923 vinse il concorso per diventare assistente effettivo nell’istituto di patologia chirurgica e nel 1926 conseguì la libera docenza in patologia speciale chirurgica.

Fu professore di patologia all’Università di Modena e Reggio Emilia, poi di clinica chirurgica a quella di Catania.

Fece ritorno a Torino nel 1943 per assumere la direzione della Clinica chirurgica dell’Università di Torino.

Nel 1946 si recò negli Stati Uniti dove assistette ad alcuni dei primi interventi sul cuore operati da Alfred Blalock.

Nell’agosto del 1951 a Torino eseguì lo storico intervento a cuore aperto.

Morì il 2 giugno del 1966.

 

Studi e scoperte

Il professor Dogliotti era una persona molto curiosa ed eclettica e i suoi interessi spaziavano in molteplici ambiti chirurgici: dall’anestesia e rianimazione – è l’inventore dell’anestesia peridurale – alla neurochirurgia, dalle vie biliari all’ipertensione portale, dalla patologia e chirurgia gastroduodenale e intestinale a quella dell’apparato vascolare, dall’endocrinochirurgia alla chirurgia di mediastino, polmone, esofago e rene.

All’Università di Catania si occupò anche dell’exeresi dei tumori laringei, con una statistica di venticinque laringectomie totali di fila senza decessi, tutte eseguite prima dell’era antibiotica.

Il viaggio negli USA, tuttavia, lo condusse verso la cardiochirugia, alla quale dedicò con passione gli ultimi vent’anni della sua vita.

Per eseguire il famoso intervento a cuore aperto, fermò il battito cardiaco servendosi della circolazione extracorporea, alla quale associò più avanti l’ipotermia dando origine a una tecnica che a distanza di oltre sessant’anni è ancora ampiamente seguita negli interventi sul cuore.

 

Cause e riconoscimenti

Dogliotti partecipò alla Prima guerra mondiale come volontario e fu insignito di due croci di guerra durante la Seconda.

Nel 1942 organizzò in Russia il grande centro chirurgico italiano di Voroshilovgrad (l’attuale Luhansk, in Ucraina), dove si effettuavano interventi di alta chirurgia.

Finita la guerra, nel 1948 venne chiamato d’urgenza a Roma al capezzale del segretario del Partito comunista italiano, Palmiro Togliatti, vittima di un attentato.

Nel 1956 fu a capo dell’unica colonna italiana in grado di entrare nell’Ungheria invasa dai carri armati sovietici.

Fu anche presidente del Comitato ordinatore delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, svoltesi a Torino nel 1961, nonché promotore della donazione di sangue e della conseguente nascita della Fidas.

 

Il ricordo degli allievi

“Vi sono uomini che rappresentano nobilmente il loro Paese, produzioni scientifiche che sintetizzano un’epoca e la identificano. Tutte le tappe della chirurgia di questi ultimi quarant’anni portano la sua impronta e spesso come anticipatore dell’avvenire. Essi costituiscono un prezioso patrimonio di cultura, di esperienza vissuta che dimostra un mirabile senso della realtà, una facoltà di intuizione che porta direttamente all’essenziale, e una ardente fertilità inventiva. Lo spirito che anima il nostro Maestro, il fascino della sua personalità, il coraggio delle sue idee fanno nascere vocazioni, fanno accorrere attorno a lui una folla di studiosi: è un continuo succedersi di riunioni scientifiche e di congressi che egli presiede, nuove Società nazionali e internazionali che sorgono per sua iniziativa”. Queste le parole degli allievi del professor Achille Mario Dogliotti, estratte dall’introduzione del volume a lui dedicato.