Il 13 ottobre scorso si è conclusa, a Riccione, l’88esima edizione del Congresso Nazionale della Società Italiana di Urologia (SIU). Importante la partecipazione degli urologi di Humanitas che, insieme ai colleghi di Mater Domini, hanno relazionato in ben 13 interventi tra letture e simposi. Di seguito i lavori più significativi presentati dall’èquipe coordinata dal prof. Giorgio Guazzoni.

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Trattamento dei tumori renali, l’approccio è personalizzato

Il dott. Nicolò Buffi ha presentato, con approccio comparativo, le differenze tra il trattamento chirurgico di resezione parziale delle piccole masse renali e la tecnica termoablativa, ancor meno invasiva. “In Humanitas, infatti – spiega il dott. Buffi – è disponibile un ampio ventaglio di trattamenti, differenti a seconda delle diverse popolazioni di pazienti”. Il dott. Buffi si è inoltre focalizzato sui risultati di un recente studio sulla crioablazione renale laparoscopica, tecnica chirurgica che consiste nella distruzione del tumore tramite congelamento delle cellule tumorali, trasformate in tessuto cicatriziale. Il lavoro degli urologi di Humanitas ha confermato la sicurezza e l’efficacia della crioablazione per il trattamento di piccole neoplasie renali anche nel lungo termine.

Tumore della vescica, nuove prospettive terapeutiche

Il Congresso SIU è stata anche l’occasione per presentare i risultati di una ricerca sull’asportazione delle neoplasie superficiali della vescica con tecnica “en-bloc”, già esposti durante il congresso dell’American Urological Association. La ricerca, illustrata dal dott. Rodolfo Hurle, conferma l’efficacia di questo trattamento, presentando casistiche e follow up tra i più ampi nel contesto internazionale.

La dott.ssa Luisa Pasini ha illustrato gli esiti di uno studio sulla sorveglianza attiva come alternativa alla chirurgia nei pazienti con tumori recidivi della vescica. Il paziente viene sottoposto a controlli regolari e non si interviene chirurgicamente se la patologia resta asintomatica o non progredisce. La ricerca, contrassegnata da una forte innovazione, ha dato risultati incoraggianti, confermando la validità della terapia osservazionale per il monitoraggio di questa patologia, caratterizzata da alto tasso di recidiva.

Frozen section, per una chirurgia sempre più rispettosa dell’integrità anatomica e funzionale del paziente

Ridurre al minimo l’invasività dell’intervento, assicurando tuttavia la rimozione dell’intera massa tumorale. È questo l’obiettivo della “intraoperative frozen section“, che consiste nell’analisi intraoperatoria dei margini prostatici al fine di escludere la presenza di eventuali carcinomi. Per assicurare la rimozione dell’intera massa tumorale viene rimosso anche il tessuto sano immediatamente adiacente, al fine di scongiurare eventuali recidive locali. Il rischio, però, è che tale invasività vada a danneggiare irreversibilmente i fasci vascolo-nervosi, e quindi la potenza sessuale e la continenza urinaria del paziente. Questo strumento di diagnosi presentato dal dott. Giovanni Lughezzani viene applicato già durante l’operazione, escludendo o confermando la necessità di un intervento più radicale.

Tumore alla prostata, l’esame del sangue che predice il rischio di recidive

Durante il Congresso della Società Italiana di Urologia il dott. Massimo Lazzeri ha presentato un altro importante studio relativo all’utilizzo di nuovi marcatori per la diagnosi precoce di recidive neoplastiche in pazienti già sottoposti a prostatectomia radicale (rimozione dell’intera ghiandola prostatica). “La nostra ricerca – spiega il dott. Lazzeri – ha messo in evidenza che, con un semplice prelievo del sangue, il PHI (Prostate Health Index) è in grado di predire il rischio di recidiva con una precisione di gran lunga superiore rispetto al PSA (Antigene Prostatico Specifico). Contestualmente abbiamo individuato una concentrazione soglia superata la quale il paziente è da considerarsi a rischio”. “I dati fanno parte di uno studio longitudinale “ continua il Dr. Massimo Lazzeri” che avrà termine nella primavera del 2016 e che se confermati potrebbero essere intergrati nei programmi di follow-up dopo intervento di prostatectomia radicale per tumore alla prostata”

Il Dr. Gianluigi Taverna, attualmente in forza presso la divisione di urologia di Mater Domini, ha presentato i risultati di uno studio che mira a valutare l’angiogenesi (processo che porta alla formazione di nuovi vasi sanguigni da altri vasi preesistenti) dei tumori prostatici, che promette di fornire importanti informazioni sulla prognosi dei pazienti affetti da neoplasia prostatica. Il Dr. Mauro Seveso, infine, ha presentato i risultati dell’efficacia delle sling mediouretrali nel trattamento dell’incontinenza urinaria da sforzo confermando come anche in questo ambito la divisione di urologia raggiunga risultati di altissimo standard.