Oggi, martedì 13 ottobre, è la Giornata Mondiale contro la Trombosi, che chiama all’azione associazioni e ospedali perché si attivino nel prevenire le complicanze da Trombosi e da Embolia, particolarmente temibili nei pazienti ricoverati. ALT- Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari onlus e Humanitas Research Hospital-IRCCS oggi si alleano con oltre 300 fra Ospedali, Agenzie Governative, Associazioni di pazienti in 65 Paesi del Mondo, uniti per chiedere ai Sistemi Sanitari un’azione concreta per al fine di ridurre nei pazienti ricoverati in ospedale l’incidenza di Trombosi e di Embolia polmonare.

trombosi

Perché una Giornata Mondiale contro la Trombosi?

La Giornata mondiale è stata fortemente voluta  e coordinata da ISTH – International Society for Thrombosis and Haemostasis,  ed è sostenuta da WHF- World Heart Federation (Federazione Mondiale del Cuore) da WSO- World Stroke Organization (Organizzazione Mondiale contro l’Ictus cerebrale),  da ESC – European Society of Cardiology (Società Europea di Cardiologia- Gruppo di lavoro sulla Trombosi) da CDC- Center for Disease Control di Atlanta,  da NHL – National Heart and Lung Institute-USA e da AHA- American Heart Association: associazioni, società scientifiche  ed enti governativi accomunati da un unico obiettivo: aumentare la sensibilità della popolazione del mondo sui meccanismi della Trombosi e della Embolia Polmonare, eventi altamente prevenibili provocati da uno sbilanciamento del sistema della coagulazione del sangue, che causa la formazione di un Trombo nel sistema delle vene: un coagulo inopportuno che può frammentarsi e liberare Emboli che raggiungendo il polmone possono provocare un evento drammatico e spesso mortale come l’embolia polmonare.

 

Qual è la situazione in Italia?

Ad oggi agli ospedali in Italia non viene richiesto di valutare il profilo di rischio individuale di ogni singolo paziente ricoverato, nonostante i dati confermino che 60 Trombosi su 100 si verificano in pazienti ricoverati in Ospedale. La percezione del problema Trombosi in Italia è ancora poco diffusa, anche se un’indagine realizzata da ALT ha rilevato un netto miglioramento della conoscenza della Trombosi negli ultimi 25 anni: ma ancora non basta. Se si focalizza la ricerca sui pazienti ricoverati, solo 25 su 100 sanno che il fatto stesso di essere ricoverati in ospedale aumenta la probabilità di Trombosi, come ha confermato una indagine condotta da ISTH  in nove Paesi su 7233 persone, pubblicata nei mesi scorsi. “Molte vite potrebbero essere salvate, se ogni ospedale rilevasse il profilo di rischio per TEV in ogni paziente al momento in cui accede all’ospedale e applicasse i metodi di prevenzione  noti e disponibili” ha dichiarato la dottoressa Lidia Rota, responsabile del Centro di prevenzione cardiovascolare globale di Humanitas e presidente di ALT associazione per la Lotta ala Trombosi e alle malattie cardiovascolari-onlus  “Sarebbe sufficiente tener in considerazione questo rischio e non dimenticarlo”.

 

Trombosi venosa ed embolia polmonare, quali dati?

Ogni anno nel mondo si verificano 10 milioni di casi di Trombosi venosa de Embolia polmonare: Trombosi significa Infarto del miocardio, Ictus cerebrale, Trombosi delle vene  e delle arterie, ed Embolia. Nel loro insieme queste malattie, comunemente raccolte nella definizione “cardiovascolari” sono la prima causa di morte e di grave invalidità in Europa e negli Stati Uniti: colpiscono il doppio dei tumori, e molto più degli incidenti  e dell’AIDS messi insieme.

 

Qual è l’impegno di Humanitas?

Coinvolgere infermieri, medici e pazienti nella lotta contro la trombosi, sensibilizzandoli a tracciare il profilo di rischio del paziente al fine di impostare una profilassi, non necessariamente farmacologica, e coinvolgere il paziente stesso con la diffusione di materiale divulgativo relativo alla trombosi: come si manifesta, come riconoscerla, chi rischia di più, come si evita e come si cura. È questo l’obiettivo del progetto promosso da ALT – Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari e Humanitas Research Hospital IRCCS.

“Un paziente viene ricoverato in ospedale per molte ragioni: un intervento chirurgico, un trauma, una malattia con febbre, un’infezione, un ictus, un infarto, lo scompenso cardiaco, la polmonite, una malattia reumatica, e ha un suo individuale profilo di rischio che dipende in parte dalla genetica e molto da fattori concomitanti, come l’’obesità, l’uso di terapie ormonali, il fumo di sigaretta e molti altri. Chi lavora in ospedale deve essere a conoscenza di questo, e provvedere a proteggere i pazienti ricoverati da una complicanza che non farebbe che aggravare la situazione iniziale per la quale il paziente è stato ricoverato”, continua la dottoressa Rota.

 

Che cos’è il tromboembolismo venoso?

La Trombosi venosa inizia lontano dal cuore, in una vena in qualunque distretto dell’organismo, grazie alla presenza di tre fattori:

  • uno stato infiammatorio che altera l’equilibrio del sistema della coagulazione,
  • il  rallentamento della circolazione del sangue
  • l’ attivazione inappropriata dell’endotelio che fodera le pareti interne delle vene.

Una volta formatosi il Trombo ha una sua storia naturale:

  • si dissolve spontaneamente grazie ai meccanismi di difesa dell’organismo (fibrinolisi)
  • si estende nella vena raggiungendo vene sempre più grandi e sempre più vicine al cuore
  • si frammenta e libera emboli che attraverso la circolazione del sangue arrivano al cuore che li spinge in uno o  più rami delle arterie polmonari chiudendole (embolia polmonare) .

“Di fatto Trombosi venosa ed Embolia polmonare sono due fasi dello stesso fenomeno: se le cercassimo, potremmo trovare tracce di emboli nel polmone di almeno uno su due pazienti con trombosi delle vene. La prevenzione della Trombosi è possibile, semplice, poco costosa, disponibile, efficace ed è la medesima per una Trombosi semplice o complicata da Embolia, salvo casi nei quali l’Embolia è così estesa e massiccia da provocare arresto cardiaco”, continua la dott.ssa Rota.

 

Trombosi, quali costi?

La Trombosi costa milioni di vite al mondo: e miliardi di euro o di dollari, con un impatto insostenibile sui sistemi economici di ogni singolo Paese.

I numeri sono spaventosi: il sistema sanitario del Regno Unito spende 640 milioni di sterline ogni anno per la Trombosi, gli Stati Uniti da 2 a 10 miliardi di dollari. L’Australia ha calcolato anche i costi relativi alla mancata produttività per la società e per la famiglia di chi viene colpito da Trombosi, arrivando a 1.72 miliardi di dollari, che salgono a 19.9 miliardi se si includono i costi relativi alla disabilità e all’impatto sulla qualità della vita del singolo e delle famiglie.

 

Trombosi, quali sintomi?

La Trombosi può essere fermata anche imparando a riconoscerne i sintomi precoci:

  • dolore, gonfiore, crampo, comparsa di un cordone duro e dolente lungo il decorso di una vena, cambio improvviso della temperatura della gamba, che diventa molto calda o molto fredda; questi sono i sintomi della Trombosi che comincia in una gamba.
  • Senso di peso al petto, dolore lancinante al polmone o al dorso, mancanza di respiro o affanno, sangue nel catarro, comparsa di alterazione del ritmo del cuore, senso di perdita di coscienza imminente: questi sono i sintomi della complicanza più grave della trombosi, l’Embolia polmonare.

“Un medico, qualunque medico, qualunque specialista, deve conoscere i numeri e i sintomi della Trombosi, per ipotizzarla, escluderla o per curarla se necessario. Ma non può ignorarla” ha concluso la dottoressa Rota.