La Terapia Ormonale Sostitutiva (TOS) non fa male, anzi, i farmaci a basso dosaggio sono utili ed efficaci, in grado di migliorare la salute e la qualità della vita della donna in menopausa. Dopo anni di polemiche alimentate da un famoso studio americano, poi ritrattato e ridimensionato dai suoi stessi autori, e di tesi contrastanti, oggi la Terapia Ormonale Sostitutiva è stata definitivamente riabilitata. La parola fine è stata messa dalle ultime linee guida nazionali ed internazionali ISGE – International Society of Ginecology and Endocrinology – e NAMS – North American Menopause Society- che sanciscono la concreta utilità della TOS. Il trattamento, quindi, è efficace e ben lontano dal provocare rischi per la salute, ma da seguire sotto controllo medico come qualsiasi altra cura.

Quali sono i benefici della TOS?
“I benefici della TOS sono ormai noti e riguardano la diminuzione dei disturbi legati alla carenza di estrogeni (perché le ovaie smettono di produrli) come le vampate di calore, la variazione del tono dell’umore (sino a depressione nei casi più gravi) e i benefici sul metabolismo osseo e sull’elasticità dei tessuti (cute e mucose). Inoltre la TOS rende la pelle meno sottile e più tonica. Questa terapia, infatti, consiste nell’assunzione di una combinazione di estrogeni e di progestinici, cioè proprio quegli ormoni che vengono a mancare con la menopausa. L’obiettivo di questo trattamento è quello di cercare di ripristinare una situazione ormonale simile a quella dell’età fertile proprio perché la carenza di questi ormoni provoca disturbi nella donna che possono essere vissuti con disagio”.

Perché la TOS era stata ritenuta pericolosa?
“La controversia sulla TOS è iniziata nell’estate del 2002 quando furono pubblicati due studi americani (Hearth and estrogen/progestin replacement study e Women’s Health Iniziative-WHI) che affermavano che la Terapia Ormonale Sostitutiva aumentava il rischio di incorrere in un tumore al seno, ma l’informazione presentava alcune lacune dal punto di vista scientifico. Un anno dopo la prestigiosa rivista Lancet ribadì il concetto pubblicando il Million Women Study (MWS), una ricerca anglosassone che aveva preso in considerazione un milione di donne, ma la cui interpretazione era dubbia. Questi studi sono stati fonte di diversi dibattiti in questi anni e di allarme ingiustificato. Oggi, finalmente, si è giunti ad un accordo. La TOS è ben lontana dal rischio di provocare un tumore alla mammella. Se la donna è già di per sé predisposta a sviluppare il tumore, il trattamento con la TOS può anticipare la formazione della malattia, non provocarla. In ogni caso il fatto che la donna si sottoponga costantemente a un controllo con la mammografia (raccomandato se si sta seguendo la cura) permette di riconoscere precocemente l’alterazione e di intervenire immediatamente. Il rischio di carcinoma aumenta nelle donne che proseguono la TOS per più di 5 anni (incidenza di 6 casi in più per 10.000/donne anno), ma torna ai livelli basali dopo la sospensione della terapia. La valutazione dello stato di salute e della presenza o meno di fattori di rischio (familiarità, età della prima gravidanza, eccetera) rappresenta un momento importante e fondamentale per prescrivere o meno la cura e il dosaggio da parte del medico. Inoltre, dato che la TOS è oggi disponibile in varie vie di somministrazione, è possibile anche una personalizzazione del trattamento che tenga conto delle preferenze della donna”.

È vero che la TOS ha anche un ruolo preventivo per alcune malattie tipiche della menopausa?
“Se ne parla poco perché l’accento viene sempre posto sui rischi e sugli effetti collaterali di una cura, ma la TOS ha anche un importante ruolo preventivo per alcune malattie associate all’arrivo della menopausa, per esempio l’osteoporosi”.

È consigliata a tutte le donne in menopausa?
“È necessario valutare ogni singolo caso in tutte le sue peculiarità. Ci sono donne che affrontano la menopausa serenamente senza alcun problema, altre che la vivono come un incubo. Il segreto è affrontare e discutere le possibilità terapeutiche con ciascuna paziente in base ai dati raccolti (anamnesi familiare, personale, clinica e dati strumentali). Alcune pazienti hanno controindicazioni assolute o relative alla TOS. È necessario spiegarle e motivare la scelta di prescrivere o meno la terapia. Altre, pur essendo idonee, non vogliono assumere farmaci. Sempre più è importante la personalizzazione di ogni terapia, quindi conoscere accuratamente la donna che si ha di fronte, le sue esigenze, le sue aspettative”.

A cura di Lucrezia Zaccaria