Che cos’è la malattia di Menière?
La malattia di Menière è una sindrome a eziologia incerta caratterizzata da crisi vertiginose ricorrenti di durata variabile, acufeni e sordità fluttuante, perlopiù monolaterali, nausea e vomito.
Si tratta di una patologia che interessa in particolar modo il sesso femminile, tra i 40 e i 60 anni d’età.
La sindrome può essere monolaterale e, dunque, coinvolgere solo un orecchio, o bilaterale (meno frequente). La malattia di Menière può essere invalidante e avere un’influenza negativa sulla qualità della vita.
Quali sono le cause della malattia di Menière?
L’ipotesi eziopatogenetica attualmente più accreditata per spiegare l’insorgenza di questi sintomi è l’idrope endolinfatica cocleovestibolare, cioè un aumento della quantità di endolinfa, un liquido che si trova nelle strutture membranose della coclea e del labirinto, i due organi che costituiscono l’orecchio interno e che hanno la funzione di farci sentire e di regolare il nostro equilibrio. L’alterazione delle concentrazioni di liquido, nel tempo, comporta un danno e una dilatazione delle strutture dell’orecchio.
Nel corso degli anni sono stati ipotizzati vari fattori che possono causare l’insorgenza dell’idrope endolinfatica, quali malattie autoimmuni, allergie, predisposizione genetica, fattori ormonali. Nonostante queste ipotesi, però, la vera causa della sindrome rimane a tutt’oggi non chiara.
Quali sono i sintomi della malattia di Menière?
La caratteristica clinica della malattia di Menière è la crisi vertiginosa, durante la quale il paziente avverte la sensazione che l’ambiente circostante gli giri intorno e che può durare da 20 minuti fino a diverse ore. Questa si associa a una sensazione di ovattamento auricolare e ronzii, fischi e rumori nell’orecchio (acufene), perlopiù monolaterali, insieme a un’intensa sintomatologia neurovegetativa caratterizzata da nausea, vomito e sudorazione fredda. La frequenza delle crisi è molto variabile: possono infatti essere episodiche e manifestarsi una o due volte all’anno, o ricorrenti e invalidanti e manifestarsi anche più volte al mese.
Solitamente all’esordio della malattia la sordità è fluttuante e si presenta (in modo monolaterale o bilaterale) nelle fasi in cui le crisi vertiginose sono assenti, ma con il passare del tempo si assiste a un progressivo peggioramento della sordità, che potrebbe anche sfociare nella perdita completa e irreversibile dell’udito nell’orecchio malato. Il tipo di sordità più comune associato alla malattia di Menière è quello monolaterale, mentre la sordità bilaterale si verifica più raramente.
Malattia di Menière: come si fa la diagnosi?
La diagnosi della malattia di Menière è clinica e si basa sulla valutazione dei sintomi riportati dal paziente e sui reperti che si riscontrano all’esame audiometrico eseguito durante la visita otorinolaringoiatrica. In particolare, lo specialista valuta le caratteristiche delle crisi vertiginose in termini di durata, frequenza e intensità.
La diagnosi va inoltre avvalorata dall’esecuzione di un esame audiometrico, che individua la sordità neurosensoriale sulle basse frequenze, e di una Risonanza Magnetica dell’encefalo con mezzo di contrasto che permette di visualizzare le strutture dell’orecchio interno in modo da escludere altre patologie che possono manifestarsi con sintomi simili.
Come trattare la malattia di Menière?
Al momento non esiste una cura definitiva per la malattia di Menière, ma una serie di trattamenti rivolti al controllo e alla prevenzione delle crisi vertiginose.
Nella fase acuta, per attenuare i sintomi della crisi, possono essere utilizzati farmaci antiemetici, anticolinergici o benzodiazepine. Per diminuire la frequenza delle crisi, attualmente il farmaco più utilizzato è la Betaistina che può essere associata a diuretici e a una dieta iposodica, cioè con un apporto limitato di sodio. Solo nei casi in cui la terapia medica non consenta un adeguato controllo dei sintomi si potrà ricorrere a iniezioni intratimpaniche o all’ablazione farmacologica del sistema vestibolare. L’ablazione farmacologica del sistema vestibolare si può ottenere mediante iniezioni intratimpaniche di gentamicina nelle forme monolaterali, o mediante l’utilizzo della streptomicina sistemica nelle forme bilaterali. Solo in una minoranza dei casi, quando la terapia medica e quella ablativa farmacologica non abbiano consentito un adeguato controllo delle vertigini, si potrà ricorrere a interventi chirurgici, come per esempio la neurectomia vestibolare, ossia la sezione del nervo dell’equilibrio, o la labirintectomia chirurgica, ossia l’ablazione chirurgica del labirinto (organo dell’equilibrio).
Ultimo aggiornamento: Marzo 2026
Data online: Febbraio 2021