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Dismetria degli arti


Che cos’è la dismetria degli arti?

La dismetria è una differenza di lunghezza tra i due arti, inferiori o superiori. Quando interessano gli arti inferiori, anche differenze relativamente contenute possono alterare la postura, il modo di camminare e l’equilibrio del bacino e della colonna, mentre dismetrie più importanti compromettono in modo significativo la funzione e la qualità della vita.

Quali sono le cause della dismetria degli arti?

La dismetria può essere:

  • congenita, quindi presente fin dalla nascita, talvolta nell’ambito di malformazioni o di displasie scheletriche;
  • post-traumatica, come esito di una frattura (soprattutto se avvenuta durante l’età della crescita e con coinvolgimento delle cartilagini di accrescimento) o di un trauma che ha comportato la perdita di un tratto di osso;
  • conseguente a infezioni o ad altre patologie che hanno alterato la crescita dell’osso.

Quali sono i sintomi della dismetria degli arti?

La dismetria agli arti inferiori comporta:

  • alterazione dell’equilibrio del bacino e della colonna
  • alterazione della postura e del modo di camminare
  • difetto estetico e necessario adattamento dei vestiti
  • debolezza dell’arto
  • limitazioni funzionali, che nei casi bilaterali ricadono anche nella gestione dell’igiene personale e nell’autonomia.

Dismetria degli arti: come si fa la diagnosi?

La diagnosi si effettua con l’esame clinico e radiografico, se necessario anche con la TAC per lo studio delle torsioni. Molto spesso viene utilizzato l’esame radiografico EOS, che viene eseguito sempre con un rialzo di compenso e che permette di fare una pianificazione molto precisa e dettagliata della differenza di lunghezza, oltre a definire il programma di allungamento e il piano delle correzioni. 

Come trattare la dismetria degli arti?

Il trattamento dipende dall’entità della differenza, dalla causa e dall’età del paziente. Nelle dismetrie significative la correzione si ottiene allungando il segmento più corto mediante osteogenesi per distrazione, con fissatore esterno o con chiodo endomidollare telescopico.

L’allungamento osseo con fissatore esterno è una tecnica chirurgica che consente l’aumento progressivo della lunghezza di un segmento osseo. A seguito di un taglio programmato dell’osso (osteotomia) si applica un fissatore esterno, ancorato all’osso con fili o viti, che tiene allineati e stabili i segmenti ossei. Successivamente all’intervento si agisce sul fissatore in modo da allontanare in maniera lenta e progressiva i capi ossei. L’organismo, così stimolato, deposita nuovo tessuto osseo nello spazio che si è formato. Una volta raggiunta la lunghezza necessaria, si mantiene in sede il fissatore fino al completo consolidamento del nuovo osso.

L’allungamento osseo con chiodo endomidollare telescopico è una procedura per allungare l’osso che si serve dell’ausilio un dispositivo inserito all’interno del canale dell’osso. La procedura comporta un taglio chirurgico dell’osso e l’applicazione interna al canale osseo attraverso una piccola incisione di un’asta metallica telescopica dotata di un piccolo motore magnetico (il chiodo). Una volta inserito, si attiva dall’esterno attraverso uno speciale telecomando che consente di allungare l’asta di una quantità minima e prestabilita.

Nei casi più gravi, con differenze molto importanti, può essere necessario suddividere la correzione in più tempi. La scelta della tecnica più adatta viene definita dallo specialista insieme al paziente.

Revisione clinica a cura di:

Medico
Dottor Alexander Kirienko
Traumatologia
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