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Melatonina

Che cos’è la melatonina?

La melatonina è un ormone prodotto dalla ghiandola pineale, il cui rilascio è regolato dalla luce solare. La produzione di melatonina nelle ore diurne risulta inibita da un segnale che la retina trasmette alla ghiandola pineale, mentre al tramonto e durante la notte, con la diminuzione della luce, la produzione aumenta, raggiungendo generalmente il suo picco nelle ore centrali della notte. La produzione di melatonina varia a seconda dell’età (risulta infatti maggiore nei bambini e diminuisce progressivamente in età adulta) e delle stagioni (in inverno i cicli di produzione sono più lunghi, mentre in estate più brevi).

A cosa serve la melatonina?

La melatonina è coinvolta nella modulazione del ritmo circadiano, il ritmo che regola l’alternanza tra sonno e veglia, ma anche fame, sete, produzione di urina, temperatura corporea e altre importanti funzioni dell’organismo. Con l’aumento della produzione di melatonina a partire dal tramonto, il corpo si prepara al riposo notturno. Dopo avere raggiunto il picco notturno, la produzione di melatonina diminuisce rapidamente, fino quasi ad azzerarsi con il risveglio.

Adeguati livelli di melatonina nell’organismo si associano quindi a una riduzione del tempo necessario ad addormentarsi e a una migliore qualità del sonno.

Melatonina bassa e melatonina alta: cosa significa?

Una diminuzione dei livelli di melatonina può associarsi a disturbi come insonnia e risveglio precoce e può essere provocata da diverse cause: tra le più comuni vi sono l’esposizione nelle ore notturne a luci intense e alla luce blu (quella emessa dagli schermi di smartphone, tablet, computer e televisori), l’attività fisica svolta a fine giornata e i turni lavorativi notturni. Vi sono però altri fattori che possono concorrere a una scarsa qualità del sonno, tra cui stress, scarsa esposizione alla luce naturale durante il giorno, sedentarietà, eccessivo consumo di alcol e caffeina.

Alterazioni della secrezione di melatonina sono state associate anche a patologie come obesità, patologie cardiovascolari, patologie tiroidee, neoplasie, alterazioni ormonali, depressione, ansia, apnea ostruttiva del sonno o ad alcune terapie farmacologiche.

Livelli eccessivi di melatonina nell’organismo si verificano generalmente a causa di un’assunzione di integratori a base di melatonina superiore al necessario o di una particolare sensibilità individuale alla melatonina stessa. In questi casi possono presentarsi effetti collaterali come sonnolenza durante il giorno, mal di testa, nausea e vertigini.

Quando integrare la melatonina?

Riuscire a mantenere un adeguato ritmo sonno-veglia è fondamentale per preservare un buono stato di salute. In presenza di disturbi del sonno è quindi importante intervenire per ripristinare una routine regolare. Si possono mettere in atto strategie come evitare di svolgere attività fisica nelle ore serali, limitare l’utilizzo di dispositivi elettronici luminosi prima di andare a dormire, mantenere luci soffuse nelle ore serali e cercare di coricarsi e svegliarsi sempre alla stessa ora.

Se la qualità del sonno non migliora nonostante queste strategie è opportuno consultare il medico. Tra i trattamenti che possono essere prescritti per i disturbi del sonno (incluse terapie farmacologiche e comportamentali) può essere preso in considerazione anche l’utilizzo di integratori di melatonina. Questi vengono abitualmente assunti ogni giorno alla stessa ora, circa 30–60 minuti prima di andare a dormire. Il dosaggio di melatonina da integrare viene indicato dal medico in base alle necessità della singola persona; abitualmente si tende a iniziare con dosaggi più bassi, aumentandoli progressivamente quando necessario.

Chi segue terapie farmacologiche croniche deve assumere melatonina con particolare attenzione, poiché potrebbero verificarsi interazioni farmacologiche. In particolare, l’associazione della melatonina con terapie anticoagulanti o sedative può aumentare il rischio di sanguinamento o sonnolenza. È inoltre sconsigliata l’integrazione di melatonina durante la gravidanza e l’allattamento, poiché la sicurezza del suo utilizzo in queste condizioni non è stata ancora adeguatamente definita.

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