La parestesia è una sensazione anomala che interessa una parte del corpo, in genere gli arti, e che può manifestarsi come formicolio, intorpidimento, bruciore o prurito. Si presenta spesso dopo essere rimasti a lungo seduti o sdraiati in una stessa posizione e tende a risolversi spontaneamente nel giro di pochi minuti.
All’origine della parestesia c’è un’interferenza nel normale funzionamento dei nervi, causata da compressione o irritazione. Quando il nervo non riesce a trasmettere correttamente le informazioni al cervello, il corpo avverte una sensazione anomala, in assenza di uno stimolo reale.
Ne parliamo con il dottor Pietro Doneddu, specialista di Malattie neuromuscolari e Neuroimmunologia presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Parestesia: i sintomi
I sintomi possono variare per intensità e durata. A volte si risolvono rapidamente, in altri casi persistono o si ripresentano nel tempo. Le sensazioni più comuni sono:
- intorpidimento o formicolio a un arto
- sensazione di bruciore
- prurito
- difficoltà nel compiere movimenti, come sollevare un braccio o camminare.
Quasi sempre la parestesia riguarda un solo arto alla volta: quando però la causa è più complessa, possono essere interessati entrambi gli arti superiori o inferiori.
Quali sono le cause della parestesia?
Spesso la parestesia è legata a una postura scorretta che comprime temporaneamente un nervo.
Esistono però cause di natura patologica, come:
- malattie del sistema nervoso centrale, come la sclerosi multipla o l’ictus
- polineuropatie, che alterano la funzione dei nervi periferici (es: polineuropatia diabetica)
- compressione di un nervo spinale per via di un’ernia del disco
- traumi o tensioni che provocano uno stiramento eccessivo del nervo.
Sono situazioni in cui la parestesia si presenta spesso oppure non passa spontaneamente in breve tempo: in loro presenza è quindi consigliabile far riferimento al medico che indirizzerà allo specialista neurologo.
Come avviene la diagnosi di parestesia?
La parestesia si può diagnosticare durante una visita neurologica.
Il medico può indicare esami utili ad approfondire il quadro clinico, come:
- esami del sangue, che possono escludere carenze o alterazioni metaboliche;
- elettromiografia per valutare l’attività elettrica di nervi e muscoli;
- risonanza magnetica, per individuare alterazioni nella colonna vertebrale, nel cervello o negli arti;
- test di conduzione nervosa;
- radiografie, in caso di sospetto coinvolgimento osseo.
La scelta degli esami dipende dalla storia clinica e dalla localizzazione dei sintomi. Per esempio, una parestesia a cui si accompagna un dolore lombare può far pensare a una compressione nervosa a livello spinale, mentre in una persona con diabete si valuterà l’ipotesi di una neuropatia periferica.
Come curare la parestesia?
Quando la parestesia è occasionale e legata a una postura prolungata, il semplice movimento o un cambio di posizione bastano solitamente a risolvere il problema.
Nei casi in cui sia conseguenza di una patologia del sistema nervoso o di una compressione nervosa stabile, il trattamento deve essere adattato alla causa. È necessario eseguire una visita neurologica specialistica, seguita eventualmente da esami mirati al fine di formulare una diagnosi precisa. Per esempio, in caso di una polineuropatia o neuropatia periferica bisogna stabilire quale sia la diagnosi e mirare a una terapia che sia rivolta alla rimozione della causa. Esistono poi diversi farmaci che possono alleviare la sintomatologia.
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