La malattia di Menière è una sindrome clinica caratterizzata da crisi vertiginose e ricorrenti, a volte invalidanti, che possono durare da mezz’ora fino a qualche ora. Spesso queste crisi sono precedute da manifestazioni come ronzii e rumori nell’orecchio (acufene) e a un senso di ovattamento dell’orecchio, e accompagnate da un’intensa sintomatologia neurovegetativa, con nausea e vomito.
Ne parliamo con il dottor Stefano Miceli, dell’Unità di Otorinolaringoiatria dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
Malattia di Menière: le cause e i sintomi
Le cause della malattia di Menière attualmente non sono conosciute. L’ipotesi più accreditata è che il disturbo dipenda da un’alterazione della normale distribuzione dei liquidi dell’orecchio interno (endolinfa e perilinfa). Questa alterazione, nel corso del tempo, provoca un danneggiamento e una dilatazione degli spazi endolinfatici, provocando la cosiddetta idrope endonlinfatica.
La malattia di Menière è caratterizzata da crisi vertiginose ricorrenti e a volte invalidanti, che durano da mezz’ora a qualche ora. Si associano a una sintomatologia neurovegetativa intensa, con nausea e vomito, e possono essere precedute o accompagnati da sintomi otologici, come la sensazione di ovattamento dell’orecchio e l’acufene, un ronzio percepito nell’orecchio. Nelle fasi in cui invece non sono presenti le crisi vertiginose è possibile avvertire una sordità monolaterale o bilaterale ad andamento fluttuante, ovvero variabile nel tempo.
Inoltre, in fase avanzata, la malattia di Menière può associarsi a un progressivo peggioramento della capacità uditiva, fino ad arrivare alla sordità irreversibile. La sordità è in genere monolaterale, mentre quella bilaterale è più rara.
Come si diagnostica la malattia di Menière?
La diagnosi della malattia di Menière viene eseguita dallo specialista otorinolaringoiatra, è principalmente clinica e si basa sulle caratteristiche delle crisi vertiginose (durata, frequenza e intensità) e dai sintomi che le accompagnano.
Possono inoltre essere richiesti esami di approfondimento, come:
- esame audiometrico: utile per evidenziare una sordità neurosensoriale sulle basse frequenze;
- risonanza magnetica dell’encefalo con mezzo di contrasto: un esame radiologico molto importante, che consente di visualizzare le strutture dell’orecchio interno ed escludere altre patologie che possono simulare la malattia di Menière.
Le terapie per la malattia di Menière
L’obiettivo principale del trattamento della malattia di Menière è il controllo della frequenza delle crisi vertiginose. Purtroppo, invece, non è attualmente possibile prevenire o curare la sordità ingravescente che colpisce alcuni pazienti.
Il trattamento è quindi conservativo e si basa su una terapia farmacologica sistemica e su una terapia farmacologica intratimpanica. La terapia farmacologica sistemica serve a ridurre frequenza e intensità delle crisi vertiginose, ma se non risulta efficace è necessario ricorrere a trattamenti farmacologici intratimpanici con farmaci come la gentamicina o il cortisone.
L’introduzione dei trattamenti farmacologici intratimpanici, che consentono di controllare efficacemente la frequenza delle crisi vertiginose, ha ridotto gli interventi chirurgici più invasivi, come la sedazione del nervo vestibolare (neurectomia vestibolare) o l’ablazione chirurgica dell’organo dell’equilibrio (labirintectomia chirurgica).
Cosa fare con la malattia di Menière?
Durante la crisi vertiginosa la persona deve solamente seguire la terapia sintomatica per ridurre i sintomi neurovegetativi, quindi la nausea e il vomito, che accompagnano la crisi. Le vertigini in genere si risolvono e autolimitano fisiologicamente entro 3-4 ore.
Tra una crisi vertiginosa e la successiva (fasi intercritiche) è consigliato praticare un’attività sportiva, sempre in base alle proprie condizioni cliniche. L’attività fisica, infatti, consente di aumentare il compenso vestibolare e quindi ridurre la sensazione di instabilità che spesso le persone interessate da questo disturbo avvertono nella loro quotidianità.
Non bisogna neppure avere paura di prendere l’aereo. Non esistono infatti controindicazioni a utilizzare l’aereo perché le variazioni della pressione atmosferica non influiscono sulla funzione dell’orecchio interno.
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