In medicina nucleare stanno emergendo diversi nuovi radiofarmaci. Nello specifico, per il tumore della prostata, è in fase di approvazione la terapia con PSMA, un antigene di membrana specifico, sovraespresso sulla superficie delle cellule tumorali di questa patologia. Si tratta di un radiofarmaco utilizzato sia in ambito terapeutico, sia in ambito diagnostico.
Ne parliamo con il dottor Marcello Rodari, Responsabile dell’Unità di Medicina Nucleare presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.
PSMA: le sostanze con cui viene radiomarcato
Il PSMA può essere radiomarcato con due diverse sostanze: il fluoro 18 o il gallio 68. La principale differenza tra questi due radioisotopi è la via attraverso cui l’organismo elimina il radiofarmaco. Il PSMA marcato con il fluoro 18 viene infatti eliminato per via epatobiliare, mentre il PSMA marcato con il gallio 68 viene eliminato per via renale.
Che cos’è la teranostica
La PET con PSMA è l’esame più accurato per la diagnostica di metastasi o di diffusione del tumore della prostata, e lo stesso radiofarmaco può essere usato anche nel trattamento dello stesso del tumore.
Questa modalità diviene comunemente chiamata teranostica, ossia la possibilità di integrare diagnostica e terapia: si studia quindi con una molecola diagnostica, attraverso la PET, lo stato della malattia all’interno dell’organismo, e successivamente si utilizza la stessa molecola a fini terapeutici. Nel caso del tumore della prostata si tratta della terapia con il lutezio 177-PSMA.
Come funziona la terapia con PSMA?
La terapia con PSMA viene eseguita in stanze dedicate, schermate secondo la normativa vigente, e comporta l’infusione endovenosa del radiofarmaco. Il trattamento dura circa 20 minuti, e il paziente viene ricoverato con una degenza di una notte; in alcuni centri vi è la possibilità di eseguire la terapia in day-hospital. La terapia con PSMA può essere ripetuta da 4 a 6 cicli, intervallati l’uno dall’altro da una pausa di circa 6 settimane.
Gli effetti collaterali di questa terapia sono limitati e i più severi, che comportano di solito piastrinopenia e calo dei globuli rossi e dei globuli bianchi, molto rari. In generale quella con PSMA è una terapia ben tollerata e gli effetti collaterali sono meno frequenti rispetto ad altre terapie. Tra i cicli di terapia, inoltre, vengono fatti controlli dell’emocromo e della funzionalità epatica. La terapia con PSMA per il tumore della prostata è indicata in fase avanzata di malattia, quando il paziente ha già effettuato terapie ormonali di nuova generazione e chemioterapia. Al momento, la terapia con PSMA è stata approvata da AIFA quindi può essere eseguita in regime di SSN.
Visite ed esami
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