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Una tecnica mininvasiva per la cura del tumore esofageo

Il tumore dell’esofago, anche se relativamente raro, ha sviluppato negli ultimi anni un considerevole aumento di incidenza nella sua forma più frequente: l’adenocarcinoma (localizzato nel tratto inferiore dell’esofago). Una patologia verosimilmente legata a cause esterne come stile di vita e alimentazione, estremamente aggressiva e con una sopravvivenza a distanza molto limitata, spesso a causa di una diagnosi tardiva.
“Nella maggioranza dei casi – spiega il professor Alberto Peracchia, già direttore della Clinica Chirurgica dell’Università degli Studi di Milano e attualmente Consultant all’Istituto Humanitas – l’adenocarcinoma è la più grave delle conseguenze della malattia da reflusso gastro-esofageo. Il reflusso di acido in esofago ne altera il rivestimento interno (epitelio) causando una flogosi cronica (esofagite) la cui progressione può evolvere verso la metaplasia (trasformazione di un tessuto in un altro). Questa ha dapprima le caratteristiche dell’epitelio gastrico, quindi a lungo andare assume quelle dell’epitelio intestinale (esofago di Barrett), che può ulteriormente progredire verso displasia e carcinoma invasivo.
La prevenzione è possibile e di grande importanza: in pazienti che soffrono di reflusso gastro-esofageo cronico, un esame endoscopico completato da prelievi bioptici permette di diagnosticare precocemente l’esofago di Barrett ed eventualmente la presenza di una displasia. In questo caso, se la displasia è a basso grado, si procede generalmente con una terapia medica e, in casi selezionati, con una terapia endoscopica (ablazione dell’epitelio metaplasico) seguita dall’intervento chirurgico di plastica antireflusso. In caso di displasia ad alto grado, la terapia consiste invece in una metodica endoscopica ancora più avanzata (mucosectomia) o in una esofagectomia”.

I vantaggi dell’approccio mininvasivo

Nel tumore dell’esofago la chirurgia mininvasiva, trova applicazione non solo nella stadiazione della neoplasia (laparoscopia diagnostica), ma anche nella terapia chirurgica vera e propria.
“Per ciò che concerne la chirurgia resettiva dell’esofago – prosegue Peracchia – l’esofagectomia (asportazione dell’esofago) rappresenta lo standard nella terapia del carcinoma dell’esofago non metastatico. Rispetto all’approccio chirurgico tradizionale la tecnica mininvasiva (esofagectomia per via laparoscopica) in pazienti selezionati permette di diminuire la morbilità post-chirurgica ottenendo analoghi risultati in termini di efficacia oncologica”.
Humanitas è uno dei pochi ospedali che utilizza questa particolare metodica chirurgica. L’intervento, che si effettua in anestesia generale, viene eseguito senza aprire né addome né torace: in parte per via laparoscopica (mediante strumenti introdotti attraverso cinque piccole cannule posizionate nella parete addominale), in parte attraverso un’incisione di 7-8 cm nel lato sinistro del collo. L’intervento consiste nell’asportazione totale dell’esofago e della parte superiore dello stomaco, e nell’asportazione dei linfonodi a livello addominale superiore, toracico e, a volte, del collo. L’esofago asportato viene sostituito con lo stomaco appositamente mobilizzato attraverso l’accesso laparoscopico, sezionando parte delle sue connessioni vascolari.
L’esofagectomia per via laparoscopica associa il vantaggio di un intervento mininvasivo nella sua parte addominale (in cui si ottiene la mobilizzazione dello stomaco e la linfadenectomia in maniera analoga all’intervento aperto) a quello di una mobilizzazione dell’esofago toracico condotta sotto visione diretta (nell’esofagectomia tradizionale ‘a torace chiuso’, la parte toracica viene invece condotta alla cieca).
L’accesso laparoscopico permette un minor dolore postoperatorio e un recupero precoce del paziente. Per questo, spesso utilizziamo questo accesso anche in sostituzione del tempo chirurgico addominale ‘aperto’ in molti degli interventi per neoplasie più estese (in cui la mobilizzazione dell’esofago in torace e la ricostruzione della continuità digestiva con lo stomaco viene effettuato in toracotomia), in pazienti spesso debilitati per la malattia in sé o per le terapie oncologiche preoperatorie.

Che cos’è l’esofago

E’ il tratto del tubo digerente compreso tra la faringe e lo stomaco. Lungo circa 25 cm e largo 2, occupa la parte inferiore del collo (porzione cervicale), scorre verticalmente nel torace (porzione toracica) dietro la trachea e davanti alla colonna vertebrale tra i due polmoni, attraversa il diaframma e dopo breve tratto (porzione addominale) sbocca nello stomaco, mediante un’apertura detta cardias. Nell’esofago il cibo masticato scende verso lo stomaco, senza subire modifiche.

La nuova sezione di Chirurgia dell’Esofago

La patologia esofago-gastrica maligna e benigna rappresenta, per l’Unità Operativa di Chirurgia Generale e Mininvasiva, uno dei settori più rilevanti in termini sia di casistica sia di interesse scientifico.
Per questo in Humanitas, nell’ambito di questa Unità Operativa, è stata istituita un’apposita sezione, la Sezione di Chirurgia Esofago-Gastrica, attiva da febbraio ed affidata al dottor Uberto Fumagalli Romario.
La sezione è stata istituita con il duplice obiettivo di sviluppare, da una parte, protocolli diagnostico-terapeutici relativi alle patologie di competenza, di curare la raccolta dei dati clinici relativi e di proporre studi clinici controllati; dall’altra, di consolidare i rapporti già in atto con i Centri italiani e stranieri di eccellenza nello studio di queste malattie.
La Sezione di Chirurgia Esofago-Gastrica è dotata di un ambulatorio di Chirurgia Esofagogastrica e si avvale, in fase diagnostica, della collaborazione delle Unità Operative di Gastroenterologia (laboratorio di fisiopatologia dell’esofago, endoscopia, ecoendoscopia) e Radiologia (RX, TC e RMN). Collabora inoltre con l’Oncologia e la Radioterapia per l’inserimento dei pazienti in protocolli di terapia neo-adiuvante o adiuvante.

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici