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Una nuova arma contro il tumore al seno

Arriva dallo Sloan Kettering di New York, uno dei principali centri oncologici del mondo, una nuova metodica per studiare il tumore alla mammella. E’ la risonanza magnetica ad elevata risoluzione spaziale. Unisce i principali vantaggi della RM ad un’elevata definizione dell’immagine, con lo scopo di identificare anche piccolissimi noduli, impalpabili ed invisibili con le metodiche tradizionali. Ne parliamo con il dott. Francesco Pane, responsabile della Diagnostica Senologica del Centro Catanese di Oncologia, che ha introdotto questa tecnica per la prima volta in Italia.

Che contributo offre la Risonanza Magnetica nella diagnostica tumorale rispetto ad esempio alla mammografia tradizionale?
“La mammografia rimane a tutt’oggi la sola indagine diagnostica che provatamente riduce la mortalità per cancro della mammella. Come tutte le metodiche di imaging, ha comunque anche dei limiti, ad esempio in presenza di protesi mammarie o di cicatrici chirurgiche.
La Risonanza Magnetica mostra maggiore sensibilità sulle lesioni mammarie, e quindi permette non solo di identificare anche piccolissimi noduli, ma anche di studiarne la dinamica vascolare”.

Come si esegue questa indagine?
“La tecnica di studio con la Risonanza Magnetica della mammella non è ancora oggi univoca nei diversi Centri. Non essendo ancora codificata, non esiste infatti un unico modo internazionalmente riconosciuto per eseguirla.
La Risonanza Magnetica con mezzo di contrasto endovenoso (Gadolinio) sfrutta la neoangiogenesi del tumore, cioè la sua ipervascolarizzazione (una cellula tumorale induce la formazione di nuovi vasi sanguigni intorno a sé e al proprio interno). La neoangiogenesi fa sì che le lesioni tumorali acquisiscano precocemente e velocemente il mezzo di contrasto, ma altrettanto rapidamente lo dismettano. Per questo motivo il tempo è fondamentale. Per avere la massima velocità di acquisizione bisogna utilizzare un campo di vista – cioè un diametro – molto ampio, che comprende entrambe le mammelle. La risoluzione quindi è minore e non c’è una buona definizione morfologica.
L’approccio innovativo messo a punto a New York invece predilige un’elevata risoluzione spaziale, piuttosto che la velocità e il tempo. Grazie all’utilizzo di una particolare bobina – cioè di un accessorio da posizionare in prossimità della parte anatomica da studiare – appositamente pensata per il seno, si ha una migliore risoluzione dell’immagine. L’utilizzo di un campo di vista dedicato per ogni singola mammella permette un’ottima valutazione morfologica delle lesioni, contenendo i tempi di acquisizione. E’ così possibile identificare anche piccolissimi noduli impalpabili e invisibili alla risonanza magnetica tradizionale, cioè ad elevata risoluzione temporale”.

Che futuro per la Risonanza Magnetica ad elevata risoluzione spaziale?
“Con la risonanza vengono evitate le controindicazioni, seppure minime, dei raggi X di una tradizionale mammografia. In futuro questa metodica potrebbe essere utilizzata anche per lo screening del tumore alla mammella, risparmiando alla donna la dose annuale di radiazioni ionizzanti. Dai 40 anni in su infatti è consigliata annualmente una mammografia”.

Di Laura Capardoni

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