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Tumori, fondamentale non rinunciare a esami e cure: al via la campagna Time to Act

Durante la pandemia COVID-19 sono diminuite per una serie di concause (dallo stress che ha interessato le strutture ospedaliere al timore dei pazienti di recarsi in ospedale) le diagnosi di tumore e gli esami di prevenzione e di screening: un ritardo che può essere determinante quando si parla di sopravvivenza al cancro. È questo il focus della campagna informativa Time To Act, promossa dalla European Cancer Organization. Tale evento è stato lanciato nel nostro Paese dalla Federazione degli Oncologi, Cardiologi ed Ematologi (FOCE) e dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) tramite un evento virtuale il 17 giugno 2021.

Tra i promotori e testimonial della campagna europea e italiana figura anche Antonino Spinelli, Segretario Generale della Società Europea di Chirurgia Colo-rettale (ESCP), Responsabile dell’Unità di Chirurgia del Colon e del Retto di Humanitas e docente di Humanitas University.

Time To Act ha un obiettivo tanto semplice quanto fondamentale: sensibilizzare il pubblico sulla necessità di continuare a occuparsi di prevenzione anche in un periodo così delicato. 

I dati dell’European Cancer Organisation (ECO), infatti, destano la preoccupazione dei professionisti del settore sanitario: la pandemia COVID-19 ha determinato una flessione sia dei test diagnostici, sia dei trattamenti. È un paziente con tumore su cinque, dall’inizio della pandemia, a non aver seguito l’opportuno percorso di cura, mentre non ha eseguito test diagnostici una persona ogni due tra coloro che presentano sintomi riconducibili a un cancro e non sono stati effettuati 100 milioni di servizi di screening. 

Approfondiamo l’argomento con il professor Antonino Spinelli.

Un piano per l’emergenza sanitaria

La European Cancer Organisation ha discusso un piano che si sviluppa in sette punti fondamentali per affrontare l’emergenza sanitaria determinata da COVID-19. Si va dunque dalla necessità di risolvere con urgenza il regresso in ambito oncologico e di ripristinare la fiducia dei pazienti nei servizi sanitari oncologici, all’affrontare la carenza di equipaggiamento, al colmare le lacune della forza di lavoro oncologica, per concludere con l’impegno a impiegare tecnologie di ultima generazione per il trattamento dei pazienti, al raccogliere i dati su cancro e COVID-19 per ottimizzare l’azione politica, e al garantire la cooperazione sanitaria tra i Paesi europei. 

Oltre a questi punti, la preoccupazione della European Cancer Organisation si rivolge sia a quella parte di personale sanitario che ha mostrato sintomi di burnout a seguito dell’impegno espresso durante l’emergenza, sia alla necessità di informare i cittadini della divisione ormai in atto nelle strutture ospedaliere tra i pazienti con rischio COVID-19 elevato e quelli con rischio basso. 

In Humanitas visite e controlli in tutta sicurezza

“La pandemia ha cambiato il mondo e anche la diagnosi e il trattamento del cancro ne hanno risentito”, spiega il professor Spinelli. 

“Solo quest’anno decine di milioni di persone in Europa non hanno avuto accesso ai programmi di screening, provocando ritardi nelle diagnosi di tumori del colon-retto altrimenti curabili. Bisogna fare una scelta consapevole ed evitare di perdere la propria chance di essere curati, perché il cancro non aspetta la fine della pandemia. I programmi di screening per il cancro del colon-retto non si fermano, così come i programmi di prevenzione”, continua il professor Spinelli.

E in Humanitas, infatti, l’attività di Cancer Center e dei team multidisciplinari di specialisti che si occupano della salute dei pazienti non si è mai fermata. I pazienti oncologici e i cittadini sono dunque sollecitati a non interrompere le visite di controllo e gli esami diagnostici, che possono eseguire in tutta sicurezza in percorsi covid-free appositamente pensati per la tutela della loro tranquillità e della loro salute.

Specialista in Chirurgia Generale
I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 780 medici