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Tumori del colon-retto: diagnosi e prevenzione

Lo stile di vita e le abitudini alimentari possono influenzare l’insorgenza di questa patologia, lo spiega il dott. Emanuele Meroni, capo sezione di Endoscopia Digestiva di Humanitas. Ma anche le tecniche attualmente a disposizione hanno cambiato l’approccio diagnostico. La prossima settimana verranno analizzati i sintomi, le possibilità di prevenzione e la terapia di questa malattia.

“Le neoplasie colo-rettali come tutti i tumori maligni – asserisce il dott. Meroni – si sviluppano a causa di una serie di mutazioni genetiche ma sono forse il modello carcinogenetico umano in cui meglio si evidenzia la stretta correlazione tra fattori genetici e fattori ambientali, in particolare dietetici, nel determinismo della malattia. Le forme ereditarie e quindi trasmesse geneticamente (come la poliposi adenomatosa familiare, il cancro colo-rettale ereditario senza poliposi) rappresentano solo il 5% di tutti i tumori del colon”.

La malattia
“L’epidemiologia dei tumori del colon – spiega il dottor Meroni – sta cambiando. Infatti, si è verificato un progressivo aumento dei tumori del colon destro rispetto a quelli localizzati nel retto-sigma. La ragione per questo cambiamento di distribuzione non è chiara. E’ stata messa in discussione l’accuratezza degli studi che hanno dimostrato questa migrazione, ma si può ipotizzare che una maggiore diffusione delle indagini endoscopiche estese al colon prossimale (cioè al cieco e al colon ascendente) abbia contribuito alla diagnosi precoce di lesioni non visibili quando l’esplorazione del colon si limita all’ultimo tratto (retto e sigma). La diffusione di programmi di prevenzione consente anche di identificare i tumori più precocemente rispetto al passato, quando la giovane età dei pazienti era tipica delle forme ereditarie. Come esame di screening sulla popolazione si tende pertanto a privilegiare la colonscopia completa o pancolonscopia, che controlla tutto l’intestino, rispetto alla rettosigmoidoscopia, esame endoscopico che studia appunto le ultime porzioni di intestino (gli ultimi 50-60 cm).

L’importanza dell’alimentazione
Tra i fattori ambientali che influiscono sul cambiamento dell’epidemiologia dei tumori colo-rettali, la dieta occupa un posto di primo piano. Un elevato consumo di grassi animali, uno scarso apporto dietetico di fibre, di vitamine antiossidanti (A, C, E), di calcio e di microelementi come il selenio è associato a un maggiore rischio di tumore colo-rettale. Il fattore di rischio più importante per il cancro sporadico del colon-retto rimane però l’età superiore a 50 anni. Circa il 75% dei casi di neoplasie del colon viene osservato in questa popolazione di pazienti, mentre un altro 20% ha una storia familiare di tumore colo-rettale. Il rischio raddoppia rispetto alla popolazione generale quando viene riferito almeno un parente di primo grado con tumore del colon.

Quando l’origine è benigna
E’ comunque accertato che oltre il 95% dei tumori colo-rettali nasce da un polipo benigno, cioè da un adenoma. Nel contesto del polipo le cellule si trasformano, per effetto di successive mutazioni geniche, seguendo un lungo cammino che passa attraverso stadi progressivamente ingravescenti di displasia, fino ad arrivare alla neoplasia maligna, cioè al carcinoma, in un lasso di tempo non inferiore a 5-10 anni. Un’eccezione è rappresentata da cancri che complicano alcune malattie infiammatorie intestinali, in cui la neoplasia insorge su displasia in assenza di polipi. Da queste osservazioni scaturisce l’importanza dell’endoscopia, che consente di identificare tutte le lesioni sospette ed asportare i polipi benigni prima che degenerino in tumore maligno.

Prevenzione e diagnosi di tumori del colon
“Le metodiche endoscopiche sono tecniche molto importanti – continua il dottor Meroni – sia a fini di diagnosi precoce, in pazienti che abbiano dei sintomi, sia come screening in pazienti che stanno bene, ma che hanno un parente di primo grado con questo tipo di tumore, o in cui sia risultata positiva la ricerca del sangue occulto fecale. Quest’ultimo test dovrebbe essere eseguito ogni anno, possibilmente su tre campioni, a partire almeno dai 50 anni. Nei casi di aumentato rischio familiare è consigliabile, ai fini della prevenzione, effettuare la prima colonscopia a 40 anni e, in assenza di sintomi, ripeterla ogni 5 anni. I pazienti con storia familiare di poliposi adenomatosa o di cancro ereditario senza poliposi, come pure quelli con malattie infiammatorie croniche dell’intestino (in particolare la rettocolite ulcerosa), dovrebbero iniziare la sorveglianza del colon più precocemente e a intervalli più ravvicinati. In generale, l’intervallo di tempo tra due controlli successivi varia a seconda del rischio e della storia clinica personale, che comprende l’eventuale asportazione di adenomi o interventi chirurgici per tumore dell’intestino”.

A cura di Giorgia Diana

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