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Tumore all’ovaio: regole per prevenirlo e i rimedi per curarlo

E’ uno dei tumori femminili più diffusi, ma molte donne ne ignorano i sintomi e le regole di prevenzione.

Il tumore dell’ovaio è il sesto più diffuso tra le donne, in Italia se ne registrano cinquemila nuovi casi all’anno ed è uno dei tumori femminili più pericolosi perché circa nel 70% dei casi la diagnosi avviene in fase avanzata. Nonostante questo, oltre un terzo delle donne italiane lo ritiene identico al tumore dell’utero, l’87% non ne ha mai parlato con il proprio medico, il 70% non ne conosce le manifestazioni e solo l’11% sa che l’ecografia transvaginale è fondamentale per la diagnosi. In materia oncologica femminile regna dunque molta confusione.
Questi i risultati di una recente ricerca condotta dall’Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da) in collaborazione con Cegedim Strategic Data (CSD). “Si tratta di un tumore raro e difficile da diagnosticare, che non dà infatti segnali evidenti della sua presenza. Per questo è indispensabile anticipare la fase di diagnosi“, spiega il dott. Domenico Vitobello, responsabile dell’Unità Operativa di Ginecologia in Humanitas.

Dottor Vitobello, il tumore all’ovaio è difficile da diagnosticare?

“Purtroppo è così. Non dà, infatti, segnali evidenti della sua presenza negli stadi iniziali cioè quando il tumore è confinato solo sull’ovaio e non ha ancora dato metastasi. Negli stadi iniziali il tumore dell’ovaio si mette in evidenza spesso come formazione cistica, magari con delle irregolarità ed alterazioni all’interno viene definita in termini medici ‘cisti complessa’. Il riscontro ecografico è spesso occasionale in seguito alla visita ginecologica di routine annuale che ogni donna dovrebbe eseguire. Il sospetto diagnostico del tumore ovarico si completa con l’aiuto dei markers tumorali eseguibili con un banale esame del sangue questi sono ad esempio il CA 125 il CA 19.9 il CEA ed altri ancora che aiutano il medico ad indirizzare la paziente ad ulteriori accertamenti e cura del caso. La diagnosi precoce è più frequente nelle pazienti sotto i 50 anni durante la vita fertile periodo dove più facilmente le donne eseguono le visite annuali, mentre è più difficile nelle donne dopo i 50-60 anni dove il tumore è più frequente ma dove le visite ginecologiche sono eseguite con minor frequenza”.

Non esistono test di prevenzione o di diagnosi precoce?

“Non esistono test specifici o esami che posso essere usati per diagnosticare precocemente il tumore dell’ovaio e neppure individuare i precursori della neoplasia, come ad esempio avviene per il tumore del collo dell’utero (Pap tets e test dell HPV). Esistono i markers tumorali come il CA125 ma questo esame del sangue è sensibile, ma non specifico, cioè diventa patologico anche in presenza di infezioni all’ovaio oppure per la presenza di endometriosi. Un altro strumento utile per la diagnosi precoce è l’ecografia pelvica, che evidenzia una neoformazione sospetta quindi la possibilità di diagnosi in fase precoce della malattia. Una strada nuova dove la ricerca sta investendo molto sono i test genetici. Ad esempio come nel caso dei test del BRCA1 e BRCA2 eseguibili con un esame del sangue. Vengono consigliati quando esiste familiarità per questo tumore che, fra l’altro, rappresenta il fattore di rischio maggiore. Se questi test risultano positivi ed è già stato soddisfatto il desiderio di prole si procede con l’intervento chirurgico di asportazione delle ovaie. In ogni caso in Humanitas l’asportazione delle ovaie viene effettuata con la chirurgia mininvasiva grazie alla tecnica laparoscopica/robotica. I vantaggi per la paziente sono notevoli: decorso post-operatorio ridotto, minor dolore e migliore estetica con cicatrici praticamente invisibili ed un giorno di ricovero”.

Come si cura il tumore dell’ovaio?

“Negli stadi iniziali di malattia o nel sospetto ecografico di cisti complessa la chirurgia è necessaria, in Humanitas l’intervento può essere eseguito con tecnica laparoscopica tradizionale o robotica. Sempre in centri specializzati come Humanitas nel corso dell’intervento viene asportato l’ovaio malato e viene eseguito un esame istologico sempre in corso di intervento e qualora fosse posta diagnosi di neoplasia si procede alla chirurgia completa che viene modulata in base all’età della donna e dello stadio di malattia. I tumori nello stadio iniziale, in donne giovani che desiderano figli, possono essere trattati chirurgicamente senza necessariamente asportare l’utero e l’ovaio sano. Negli stadi avanzati della malattia l’intervento prevede l’asportazione dell’utero, delle ovaie e di alcuni tessuti interni intaccati dalla malattia, anche in questo caso grazie alla presenza di più specialisti durante l’intervento è possibile asportare i visceri malati per poter asportare in modo completo la malattia neoplastica”.

Si deve eseguire anche la chemioterapia?

“Successivamente all’intervento, si procede quasi sempre con la chemioterapia. Il tumore all’ovaio, infatti, si combatte sia con l’intervento chirurgico sia con la chemioterapia. Per questo è importante per la paziente affidarsi a centri specializzati che abbiano un percorso completo chirurgico ginecologico ed oncologico: questo consente alla paziente di non perdere tempo dal sospetto diagnostico alla cura. Poter pianificare l’intero iter terapeutico all’interno di una stessa struttura è fondamentale anche per avere il vantaggio dia vere varie figure professionali che possono discutere il caso clinico trovando in breve tempo la miglior cura per la paziente. Infatti in Humanitas ogni settimana vengono discussi i casi oncologici ginecologici in incontri multidisciplinari dove vengono coinvolti i vari specialisti (ginecologo, oncologo, radioterapista e anatomo-patologo). E, inoltre, anche uno psicologo collabora con l’equipe e supporta la donna nell’affrontare questo delicato momento”.

A cura della Redazione

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