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Tumore del rene: quando il bisturi è dolce

L’adenocarcinoma del rene rappresenta circa il 2% di tutti i tumori e colpisce soprattutto il sesso maschile: dei 4.000 casi osservati ogni anno nel nostro Paese, i due terzi sono uomini. L’intervento chirurgico, che rappresenta il trattamento di elezione, oggi può essere effettuato anche per via laparoscopica, con notevoli vantaggi per il paziente a parità di efficacia oncologica. Sono numerosi infatti gli studi che documentano risultati, in termini di sopravvivenza dopo il trattamento, assolutamente sovrapponibili a quelli della chirurgia tradizionale.
Si tratta di un intervento molto impegnativo per il chirurgo, che deve possedere un’ottima conoscenza dell’anatomia e la massima padronanza delle tecniche mini-invasive. L’Istituto Clinico Humanitas – IRCCS è uno dei pochi centri in Italia in cui viene utilizzata questa metodica, divenuta ormai di routine negli Stati Uniti e ampiamente diffusa anche in Francia e Germania. La casistica dell’Istituto è stata di recente presentata al VI Congresso Nazionale della Società Italiana di Endourologia, svoltosi a Milano dal 6 all’8 marzo scorsi. Ne parliamo con il dottor Alessandro Piccinelli, specialista dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas diretta dal professorPierpaolo Graziotti.
“Il tumore del rene – spiega – presenta un picco d’insorgenza intorno ai 60 anni d’età, anche se è sempre più frequente osservarlo in pazienti più giovani. Questo anche grazie al miglioramento delle tecniche diagnostiche e alla sempre più estesa applicazione dell’ecografia, che consente di individuare il tumore del rene in fase iniziale e in pazienti asintomatici, spesso come riscontro occasionale nel corso di un esame all’addome effettuato per altri motivi. Così, il circa il 90% dei pazienti arriva in sala operatoria senza presentare i sintomi tipici di questa malattia ad uno stadio già avanzato: massa palpabile nell’addome, riscontro di sangue nelle urine e dolore localizzato a livello lombare”.

Diagnosi e prevenzione
E’ l’adenocarcinoma il tipo più diffuso di tumore del rene: colpisce le cellule che rivestono i tubuli interni dell’organo, che hanno il compito di filtrare il sangue per eliminare le sostanze tossiche e i rifiuti prodotti dall’organismo. Più raro è il sarcoma, che si origina in tessuti diversi, ad esempio nella capsula o nelle strutture che circondano il rene. Il tumore del rene più diffuso in età infantile è invece il nefroblastoma.
“Ecografia e TAC – spiega il dottor Piccinelli – sono gli accertamenti normalmente utilizzati per la diagnosi di questo tipo di tumore. La TAC (Tomografia Assiale Computerizzata), in particolare, oltre a contibruire alla definizione della natura della massa fornisce informazioni sull’estensione locale del tumore e sulla presenza e sede di eventuali metastasi. La Risonanza Magnetica, invece, riveste in questo campo un ruolo molto limitato, e si rivela utile solo per definire particolari aspetti diagnostici in casi selezionati”.
Ma ha senso parlare di prevenzione legata allo stile di vita per questo tipo di malattia? “L’unica forma utile di prevenzione – prosegue il dottor Piccinelli – è non fumare, dato che il fumo di sigaretta rappresenta il principale fattore di rischio del tumore al rene, così come per molti altri tipi di malattie oncologiche. Un altro fattore di rischio è l’esposizione prolungata ad alcuni metalli e sostanze come il piombo, il cadmio, la fenacetina e il torotrast”.

I vantaggi della laparoscopia
Il golden standard per la cura del tumore del rene rimane ad oggi la chirurgia, che riveste un ruolo importante anche nelle forme avanzate e metastatiche. In questi ultimi casi, successivamente all’asportazione del rene possono essere indicati cicli di immunoterapia a base di interferone alfa, interleuchina 2 e cellule LAK, che mirano ad attivare il sistema immunitario del paziente contro il cancro.
“Generalmente – spiega il dottor Piccinelli – l’intervento chirurgico prevede l’asportazione completa del rene malato; in alcuni casi, però, quando il tumore è periferico e di diametro non superiore a 4 centimetri, è possibile eliminare solo la parte malata dell’organo.
L’intervento tradizionale prevede incisioni ampie, necessarie poiché il rene è un organo retroperitoneale, situato profondamente nella cavità addominale: ciò comporta dolore post-operatorio e una degenza di almeno 5 giorni, trascorsi i quali la ripresa della vita sociale e lavorativa avviene lentamente e con gradualità.
Nella nefrectomia laparoscopica, invece, l’asportazione del rene avviene con tecnica mini-invasiva, accedendo alla cavità addominale mediante dei piccoli fori attraverso i quali, con strumenti particolari tra cui una telecamera, si esegue l’intervento chirurgico. Questa tecnica garantisce gli stessi risultati in termini di efficacia oncologica, come documentano ormai numerose pubblicazioni scientifiche, ed in più presenta indubbi vantaggi per il paziente: minor dolore post-operatorio e quindi ripresa della vita sociale e lavorativa in tempi più brevi. Senza dimenticare il vantaggio estetico derivante dall’assenza di cicatrici.
Per il chirurgo si tratta di un intervento molto complesso anche se ormai, grazie al miglioramento continuo delle tecniche, una nefrectomia laparoscopica dura circa 2-3 ore, proprio come un intervento di chirurgia tradizionale. In caso poi le eccessive dimensioni del tumore non consentano di procedere correttamente, o qualora vi sia un interessamento dei linfonodi, o ancora in caso di emergenze causate dall’insorgere di imprevisti intraoperatori, è sempre possibile in corso di intervento passare alla tecnica tradizionale”.

Tra presente e futuro
La prima nefrectomia laparoscopica è stata effettuata nel 1991 dal chirurgo americano Klaiman. Da allora, questa si è sempre più diffusa, tanto che negli Stati Uniti viene impiegata anche per il prelievo di rene da donatore vivente per il trapianto . Nel nostro Paese, però, non sono ancora molti i centri che effettuano nefrectomie laparoscopiche routinariamente. In Humanitas questa tecnica viene utilizzata dal 2000: “Stiamo acquisendo – conclude Piccinelli – sempre più esperienza anche negli interventi di asportazione parziale di un rene per eliminare il tumore, procedura tecnicamente molto più difficile e impegnativa dell’asportazione totale dell’organo. Inoltre, oggi nel nostro ospedale le tecniche di videolaparoscopia vengono utilizzate anche per il trattamento del tumore della prostata”.

I numeri di Humanitas
  • 2.3 milioni visite
  • +56.000 pazienti PS
  • +3.000 dipendenti
  • 45.000 pazienti ricoverati
  • 800 medici