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Tumore alla prostata, il dottor Lazzeri ospite a Buono a sapersi su Rai1

Che cos’è la prostata e a che cosa serve, quali sono le cause del tumore alla prostata, come vi si interviene e come si previene: queste alcune delle domande cui ha risposto il dottor Massimo Lazzeri, urologo in Humanitas, ospite a Buono a sapersi su Rai1.

“La prostata è una ghiandola annessa alle vie genitali maschili, situata nel bacino, serve a secernere il liquido seminale che aiuta gli spermatozoi nel loro decorso e nel loro obiettivo di fertilizzazione dell’uovo.

Il tumore alla prostata è la malattia più frequentemente diagnosticata nel genere maschile, si calcola che una neoplasia su cinque sia una neoplasia prostatica”.

Le cause del tumore alla prostata

“Ci sono alcune etnie e alcune aree geografiche dove l’incidenza è maggiore o minore: oggi sappiamo, per esempio, che la razza afroamericana ha un’incidenza maggiore; sappiamo che il Nord Europa è un’area geografica dove c’è maggiore incidenza e che vi sono aree geografiche di popolazione in cui l’incidenza è minore, come le popolazioni asiatiche.

Vi sono cause genetico familiari e giocano poi un ruolo fondamentale lo stile di vita e l’alimentazione.

Queste malattie sono infatti il bilancio tra la costituzione genetica personale e l’influenza di fattori ambientali. Da privilegiare vegetali e frutta, mentre la riduzione dei grassi può aiutare a sviluppare un fattore di prevenzione.

Con quali sintomi si manifesta?

“I segnali e i sintomi sono sfumati in fase iniziale, occorre dunque impegnarsi moltissimo in una diagnosi precoce. Molto spesso i disturbi sono di natura urinaria (e dunque non specifici del tumore alla prostata), ma possono aiutare nel condurre il paziente dall’urologo per una visita e iniziare così un percorso di diagnosi precoce. Ne sono un esempio l’urgenza minzionale, la riduzione della potenza del getto e l’irritazione minzionale”.

Il ruolo del PSA oggi

“IL PSA (l’antigene prostatico benigno, un valore rilevabile tramite un esame del sangue) è un esame molto semplice che ha rivoluzionato la malattia prostatica. Oggi però sappiamo che la schematizzazione del PSA non è così vera come è stata ritenuta per molti anni. Tradizionalmente infatti si considerava il limite delle 4 unità: se il paziente aveva più di 4 unità nel sangue c’era un problema. Questo esame invece pur essendo molto sensibile, è poco specifico. Facciamo un esempio: un segnale sonoro ci annuncia l’arrivo di un messaggio sul cellulare, ma finché non apriamo il messaggio non ne conosciamo il contenuto. Il PSA oggi è quel “bip” del cellulare, spetta però al paziente che ha la volontà di indagare, e al medico che si prende carico del paziente, vedere il contenuto di quel messaggio. Un PSA alto dunque non significa automaticamente tumore alla prostata”.

Le novità nella cura

“La cura della patologia prostatica è stata rivoluzionata soprattutto in ambito chirurgico dall’introduzione del dispositivo robotico. Questa tecnica aiuta a migliorare la performance chirurgica e a ridurre le paure dei pazienti legate alla funzionalità dell’apparato urinario e di quello sessuale. Abbiamo infatti oggi un’ottima continenza e la potenza sessuale è garantita, laddove ci sia una riduzione della potenza sessuale si può comunque ricorrere a terapia farmacologica.

La grossa sfida del futuro è la ricerca genetica in questo ambito. Stiamo andando sempre più verso un approccio personalizzato, passando da una patologia di popolazione a una patologia di individuo”, ha concluso il dottor Lazzeri.

 

 

 

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