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Trombosi, come si cura e previene

La trombosi venosa è una malattia cardiovascolare che interessa i vasi sanguigni venosi. I danni che comporta sono importanti e in alcuni casi possono avere esito infausto: la trombosi venosa, infatti, determina un’occlusione parziale o totale del vaso, che drena il sangue da un organo, che quindi va incontro a sofferenza. Se riconosciuta precocemente è possibile intervenire in modo efficace e ridurre l’incidenza di sviluppo di complicanze severe.

Cerchiamo di capire che cos’è la trombosi venosa, come si manifesta e come si può curare e prevenire. Ne parliamo con il dottor Corrado Lodigiani, Responsabile del Centro Trombosi e Malattie Emorragiche dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano.

Che cos’è la trombosi venosa?

La trombosi venosa è un evento piuttosto comune che si verifica in 1 ogni 1000 persone di età inferiore a 65 anni e 1 ogni 100 persone con più di 65 anni.

I vasi venosi non portano il sangue verso gli organi, come le arterie, ma trasportano il sangue “sporco” dagli organi verso i polmoni, dove si ossigena e rinnova. Se, quindi, nella trombosi arteriosa si verifica un mancato afflusso di sangue a un organo, che muore (infarto), nella trombosi venosa il sangue non refluisce correttamente con una conseguente sofferenza degli organi coinvolti. In presenza di trombosi, nelle vene, infatti, si forma un coagulo di sangue (trombo) che occlude il vaso sanguigno e interrompe la circolazione. Questo coagulo anomalo è composto da globuli bianchi, globuli rossi e piastrine (quindi le cellule del sangue) unite in un agglomerato da una sorta di maglia stabilizzata dalle proteine della coagulazione del sangue. La trombosi venosa si verifica in genere alle braccia o alle gambe, più raramente possono essere coinvolte le vene profonde dell’addome o quelle cerebrali.

Se la trombosi colpisce le vene profonde abbiamo una trombosi venosa profonda, altrimenti – se a essere coinvolte sono le vene superficiali – si parla di trombosi venosa superficiale o meno correttamente di tromboflebite.

In alcuni casi il trombo si frammenta producendo emboli, ossia frammenti che possono raggiungere organi lontani dal punto originario del trombo comportando l’insorgenza di eventi potenzialmente severi come l’embolia polmonare e in casi più rari infarto cerebrale (ictus). In ogni caso, se la trombosi venosa viene individuata tempestivamente, è possibile intervenire con successo.

Quali sono le cause della trombosi venosa?

La trombosi venosa profonda avviene più frequentemente nelle persone con vene varicose, obesità, tumori, traumi, o può manifestarsi a seguito di operazioni chirurgiche, di una prolungata immobilità, per esempio in caso di ricoveri ospedalieri, durante la gravidanza e soprattutto il puerperio (i 45 giorni successivi al parto).

Anche l’utilizzo di pillola contraccettiva o della terapia ormonale sostitutiva dopo la menopausa possono favorire l’insorgenza di trombosi, soprattutto in persone con altri fattori di rischio. Un’altra causa è quella genetica: si parla in questo caso di trombofilia, ossia di un’anomalia geneticamente determinata di alcune proteine della coagulazione. In presenza di trombofilia, la persona sarà predisposta all’ipercoagulabilità del sangue e, quindi, a un maggior rischio che si formino coaguli di sangue dove non si dovrebbero costituire. La trombosi venosa superficiale (tromboflebite) è invece spesso la conseguenza di un’iniezione endovenosa o di un prelievo di sangue.

Con quali sintomi si manifesta la trombosi venosa?

La trombosi venosa alla gamba, che è la forma più comune di questa patologia, si manifesta con aumento volumetrico dell’arto colpito, dolore più o meno intenso simile a quello di un crampo, intorpidimento, arrossamento e difficoltà motoria. Se si tratta di una tromboflebite può comparire sulla pelle un cordone duro e dolente, di colore rosso, in corrispondenza di una vena. Non sempre i sintomi sono così chiari: talvolta si ha solo dolore e una leggera differenza della circonferenza tra una gamba e l’altra.

La trombosi venosa al braccio è più rara invece, colpisce maggiormente le persone che compiono sforzi intensi con le braccia sollevate in alto, come certi atleti o per esempio i tecnici degli impianti di condizionamento dell’aria. Può manifestarsi con gonfiore, dolore, arrossamento del braccio o della mano. Quando a essere colpita è una vena di quegli organi che chiamiamo “centrali” (come cervello, intestino o fegato) il dolore sarà molto importante e potrebbero verificarsi delle alterazioni al normale funzionamento dell’organo. Per esempio la trombosi venosa cerebrale in genere si presenta con cefalea e alterazioni di tipo neurologico.

Come si effettua la diagnosi di trombosi venosa?

In presenza dei sintomi descritti è consigliabile recarsi in pronto soccorso. La diagnosi si avvale nel caso degli arti dell’ecocolordoppler: l’esame più semplice e rapido per confermare o escludere la presenza del trombo nella vena.

È importante andare tempestivamente in pronto soccorso qualora si presentino dolore al petto, mancanza di respiro, tachicardia, tosse con tracce di sangue: è possibile infatti vi sia un’embolia polmonare. La trombosi venosa profonda diventa particolarmente grave quando provoca embolia polmonare (fino al 90% dei casi di trombosi venosa profonda prossimale se non diagnosticata e quindi non curata in fase acuta). Una parte del coagulo formatosi in una vena si stacca e raggiunge il cuore e da qui il polmone, bloccando in tutto o in parte la circolazione fino a causare un infarto polmonare, ossia la morte di una porzione del polmone, con importanti conseguenze respiratorie, talvolta anche fatali.

Come si cura la trombosi venosa?

Una diagnosi tempestiva è fondamentale per impostare una cura corretta e immediata. La terapia è in genere farmacologica, a base di anticoagulanti, farmaci in grado di fluidificare il sangue. La terapia va impostata al più presto possibile e proseguita per almeno 3-6 mesi non solo per prevenire l’insorgenza dell’embolia polmonare ma anche della sindrome post trombotica agli arti inferiori, una condizione dolorosa e invalidante che si manifesta con gonfiore, varici, macchie scure sulla pelle, ulcere cutanee e talora difficoltà di deambulazione.

Solo in caso di embolia polmonare grave con alto rischio di mortalità si devono usare farmaci trombolitici, che agiscono direttamente sui trombi sciogliendoli in pochi minuti: è questo un trattamento molto invasivo che può comportare emorragie e, dunque, va effettuato sotto continuo monitoraggio.

Come prevenire la trombosi venosa?

La trombosi venosa è una patologia severa ma per fortuna prevenibile piuttosto semplicemente. Infatti, anche nel caso vi sia una predisposizione genetica, lo stile di vita e l’alimentazione giocano un ruolo molto importante nella prevenzione. Sovrappeso e obesità sono tra i maggiori fattori di rischio per l’insufficienza venosa e quindi la trombosi ed è dunque fondamentale un’alimentazione controllata e la pratica quotidiana di attività fisica, anche a bassa intensità come la camminata o la bicicletta per almeno 30-40 minuti consecutivi 3-4 volte alla settimana.

Le donne che sono predisposte alla trombosi venosa per nota trombofilia, in particolare in presenza di sovrappeso od obesità, non dovrebbero assumere la pillola concezionale e dopo la menopausa la terapia sostitutiva soprattutto per bocca se non dopo aver consultato un esperto in emostasi e trombosi. È inoltre consigliabile indossare calze elastiche durante il giorno e tenere gli arti inferiori un po’ sollevati durante il riposo per evitare l’insorgenza di insufficienza venosa. La prevenzione più efficace è però la profilassi farmacologica anticoagulante in caso di interventi chirurgici, traumi agli arti inferiori, periodi di allettamento o significativa limitazione della mobilità in chi sa di avere una predisposizione genetica o altri fattori di rischio per la trombosi venosa.

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