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Sintomi del basso tratto urinario, nuove prospettive terapeutiche

Il dott. Massimo Lazzeri, urologo dell’Unità Operativa di Urologia di Humanitas Rozzano, è stato tra i relatori del Congresso annuale dell’Associazione Europea di Urologia, tenutosi a Madrid dal 20 al 24 marzo. Durante il suo intervento, dal titolo “LUTS therapy: single or married?”, ha illustrato i vantaggi derivanti da un nuovo approccio metodologico nel trattamento dei sintomi del basso tratto urinario. Circa il 60% degli uomini sopra i 50 anni sono affetti da questi disturbi, non sempre associati alla patologia prostatica. Una corretta valutazione consente di indirizzare appropriatamente alla chirurgia pazienti selezionati.

Sintomi del basso tratto urinario, perché è necessario un cambiamento di prospettiva?

“I sintomi del basso tratto urinario – difficoltà a urinare, urgenza minzionale, incompleto svuotamento della vescica – interessano il 60% degli uomini sopra i 50 anni. Il paziente con questi sintomi viene generalmente etichettato come prostatico e tale automatismo può comportare errori di valutazione da parte del medico, che indirizza alla chirurgia pazienti che non necessiterebbero di sottoporsi a intervento. In realtà c’è una scarsa correlazione tra sintomo e patologia. – spiega il dott. Lazzeri – Emblematiche, in tal senso, sono la stenosi dell’uretra e la sindrome da vescica iperattiva, la cui sintomatologia può essere sovrapponibile, e quindi confusa, con quella dell’ipertrofia prostatica benigna“. A complicare ulteriormente il quadro, il folto numero di uomini che presentano contemporaneamente disturbi urinari e disturbi erettili.

Quali sono gli approcci terapeutici?

“Poiché in passato i sintomi del basso tratto urinario sono stati ricondotti in modo esclusivo all’ipertrofia prostatica benigna – spiega il dott. Lazzeri – le terapie hanno sempre avuto un approccio “single-oriented“, ovvero sono state indirizzate al trattamento della singola patologia. Una prospettiva “married-oriented” consente invece di introdurre un concetto nuovo, quello delle combinazioni terapeutiche“.

Quali sono le differenze tra i due approcci terapeutici?

“Con approccio “single” – afferma il dott. Lazzeri – a un farmaco corrisponde un determinato meccanismo d’azione per il trattamento di una specifica patologia. Con approccio “married” assistiamo alla somministrazione di più farmaci, ciascuno indicato per il trattamento di una singola problematica. Con l’impostazione “marriage-in-single“, invece, al paziente viene somministrato un farmaco con un meccanismo d’azione adatto al trattamento di più disturbi, tutti riconducibili al complesso vescico-prostatico. Ad esempio, oggi sappiamo che i farmaci generalmente utilizzati per il trattamento della disfunzione erettile, agendo sulla vascolarizzazione, sono efficaci anche nel trattamento della funzione urinaria. Di qui l’evoluzione delle terapie mediche, dalla somministrazione di un singolo farmaco per la risoluzione di un singolo disturbo, alla combinazione di due farmaci per due distinti bersagli, fino alla somministrazione di un singolo farmaco con un singolo meccanismo d’azione per più bersagli. Si è quindi passati da una terapia d’organo a una terapia d’organismo“.

Quali sono i vantaggi derivanti dal cambiamento di prospettiva?

“Dal cambiamento di prospettiva deriva una migliore definizione dei casi. È quindi possibile selezionare in maniera appropriata i pazienti che necessitano di una terapia medica da quelli che invece devono essere trattati chirurgicamente. Il vantaggio di tale approccio consente di evitare trattamenti invasivi inutili e di ottenere risultati funzionali migliori nei pazienti selezionati per l’intervento chirurgico. A questo – spiega il dott. Lazzeri – si aggiunge la possibilità di eseguire, nei soggetti selezionati per la chirurgia, un intervento endoscopico minimamente invasivo mediante laser, oggi disponibile presso la nostra struttura. La cultura medica anche in questo ambito può fare la differenza”.

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