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Rita, la nonna-volontaria dei bimbi di Ariel

La responsabile dei volontari della Fondazione Ariel racconta la sua esperienza di “nonna” e “amica” nelle giornate trascorse in reparto per regalare un sorriso ai bambini e alle famiglie.

arielLa Fondazione Ariel si occupa di assistere le famiglie con bambini affetti da Paralisi Cerebrali e disabilità neuromotorie. I bambini di Ariel a volte vengono ricoverati presso l’Istituto Clinico Humanitas per interventi chirurgici di tipo ortopedico.
Rita Molé, 75 anni, è la responsabile dei volontari della Fondazione Ariel. Conosciuta come “nonna Rita”, dedica alcune ore alla settimana per donare un sorriso a questi bambini e alle loro famiglie. In quest’intervista Rita racconta la sua esperienza di volontaria fatta di sacrifici, ma soprattutto di piccole-grandi vittorie.

Come ha avuto inizio la tua esperienza in Ariel?
“Ero già volontaria della Fondazione Humanitas. Quando nel 2003 è nata Ariel ho dato una svolta al mio volontariato perché mi sono sentita più vicina ai tanti problemi che circondano la vita dei nostri “piccoli angeli” e delle loro famiglie”.

Descrivi il tuo ruolo di responsabile dei volontari.
“Il mio ruolo è identico a quello degli altri volontari. L’unica differenza è nel numero di ore che dedico ad Ariel. Forse ciò è dovuto, oltre alla passione che ci metto, anche al fatto di essere vedova e di avere molto tempo da dedicare agli altri”.

Come si svolge una giornata tipo da volontaria in reparto?
“Non si può parlare di “giornata tipo”: i bambini che arrivano accompagnati dalle loro famiglie hanno particolari esigenze e per noi ogni giorno è una scoperta. La maggior parte dei bimbi ricoverati in corsia ha subito un intervento chirurgico serio che comporta di conseguenza un periodo di riabilitazione, terapia e riposo. Noi volontari entriamo in punta di piedi nelle loro camere e, quando la situazione ce lo permette, interagiamo con loro, improvvisando caso per caso. La nostra speranza è che si sentano bambini come tutti gli altri, anche all’interno del contesto ospedaliero”.

Come ti relazioni con i genitori? E con i bambini?
“Con il sorriso e con la massima disponibilità, anche solo chiedendo alle mamme in particolare, di prendersi “5 minuti d’aria” per interrompere la loro solitudine. Molto spesso infatti, nella fase di terapia, riabilitazione e riposo post-operatori dei piccoli pazienti, il nostro aiuto è soprattutto rivolto ai loro genitori. Per quanto riguarda i bambini, ho 75 anni e quindi mi presento loro come “nonna Rita”. Questo li porta ad accettarmi con il sorriso”.

Racconta brevemente le tue sensazioni dopo una giornata in reparto.
“Ogni volta mi porto a casa i sorrisi di questi bambini, i loro occhioni spalancati, a volte spaventati e sofferenti, ma sempre (o quasi) pieni di speranza e di fiducia”.

Hai un aneddoto da raccontare?
“Mi ricordo di un bambino di circa 9 anni. Non riuscivo a entrare in sintonia con lui: non si muoveva e non parlava… Poi mi sono accorta che aveva ai piedini delle calze a strisce di colore rosso e nero, così ho nominato il “Milan”, la squadra di calcio. Un enorme sorriso mi ha conquistata e da quel momento i suoi occhi cercavano spesso me”.

Quali le problematiche incontrate? Quale invece la cosa più gratificante?
“Sembra incredibile, ma l’ostacolo maggiore incontrato è la diffidenza delle mamme: sono “gelose” dei loro tesori. Conoscendoci poi si aprono a “un’amica” e si raccontano. Ciò che ci gratifica di più è il sorriso dei bambini e il rapporto che ci lega a loro”.

Cosa hai imparato e cosa ti ha lasciato fino a ora questa esperienza?
“Quello che ogni volta mi riempie il cuore di gioia è vedere, anche nel dolore ( e qui c’è tanto dolore e tanta sofferenza), un bimbo che sorride alla sua mamma, che a sua volta gli risponde con un sorriso aperto, sincero e affettuoso”.

Rivolgiti alla Fondazione Ariel per un incontro conoscitivo!
Se hai compiuto 18 anni e sei interessato a tener compagnia ai piccoli pazienti, con attività ludico-educative, sia durante la visita in ambulatorio, sia nei giorni di degenza post-operatoria, puoi dedicare qualche ora alla settimana a questo scopo. Potrai mettere a frutto la tua creatività e le tue competenze per vivacizzare la vita in ospedale di questi bambini e aiutare i genitori con attività di ascolto, orientamento e supporto pratico.
Puoi venire a trovarci presso la nostra sede operativa in via Sardegna 7 – Fizzonasco di Pieve Emanuele MI, oppure puoi contattarci all’indirizzo e-mail fondazione.ariel@humanitas.it o al numero verde gratuito 800.133.431.

A cura della Redazione

 

 

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