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Repici: l’endoscopia digestiva tra presente e futuro

Una tecnica diagnostica e terapeutica che permette di avere una visione diretta, dall’interno, di alcuni organi, con l’obiettivo di verificare l’eventuale presenza di alterazioni o lesioni e di effettuare all’occorrenza piccoli interventi quali asportazione di materiale patologico, cauterizzazioni, biopsie. L’endoscopia è una metodica basata sull’utilizzo di specifici strumenti (endoscopi), costituiti solitamente da un piccolo tubo flessibile composto da sottilissime fibre ottiche, che vengono inseriti nel corpo attraverso le cavità naturali: la bocca o l’ano, a seconda della zona da esplorare. Gli esami più comunemente eseguiti con questa tecnica sono la gastroscopia per studiare esofago, stomaco e duodeno, e la colonscopia per visualizzare l’intestino.

“L’endoscopia flessibile nasce agli inizi degli anni ’70, essenzialmente come metodica diagnostica di malattie peptiche, quali ulcere e gastriti – spiega il dott. Alessandro Repici, responsabile del Servizio di Endoscopia Diagnostica nell’ambito dell’Unità Operativa di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva -. Nel tempo, grazie all’evoluzione delle tecniche e degli strumenti utilizzati, diventa efficace anche per curare in maniera mini-invasiva malattie benigne e maligne prima trattabili solo con un intervento chirurgico. Nel corso dell’esame, infatti, è possibile sia prelevare frammenti di tessuto da sottoporre a esame istologico, sia eseguire piccole manovre chirurgiche quali resezione di polipi, tumori benigni (adenomi) o maligni (adenocarcinomi), elettrocoagulazione di zone ulcerate, cauterizzazione di focolai emorragici come in caso di sanguinamento da varici esofagee, trattamenti ambulatoriali delle emorroidi.
Negli anni, inoltre, si è perfezionata anche la capacità diagnostica dell’endoscopia: oggi infatti questo esame ci consente di vedere i dettagli delle aree analizzate con una capacità quasi microscopica e con una risoluzione una volta impensabile. Inoltre, l’introduzione della ‘capsula’ ha reso accessibile anche quel tratto di intestino (ileo o piccolo intestino) fino a poco tempo fa non raggiungibile endoscopicamente.
L’ulteriore valorizzazione dell’endoscopia nasce dalla diffusione, all’inizio degli anni ‘90, dell’ecoendoscopia, che grazie all’applicazione di una piccola sonda a ultrasuoni sulla punta dell’endoscopio permette di eseguire nello stesso tempo due diverse indagini (ecografia ed endoscopia). Tale metodica consente di visualizzare dettagliatamente le pareti del tubo digerente o dell’intestino, nonché gli organi e le strutture anatomiche adiacenti: si rivela dunque utile per studiare anche le patologie del torace, delle vie biliari e del pancreas”.

I campi di applicazione
L’endoscopia è oggi uno step diagnostico indispensabile per tutte le malattie gastro-enterologiche. Consente infatti sia di individuare e tipizzare le patologie benigne, sia di prevenire, sorvegliare e curare quelle maligne.
“Uno dei principali campi di applicazione è senza dubbio quello oncologico – prosegue il dottor Repici – nell’ambito del quale l’endoscopia mira soprattutto alla diagnosi precoce, e alla conseguente asportazione, di alterazioni pre-neoplastiche del tubo digerente: lesioni che hanno una potenzialità maligna ma, se individuate ed eliminate in tempo, quando interessano solo lo strato superficiale di questi tratti, consentono una prevenzione completa di tumori che molto spesso vediamo in fase già avanzata.
Un’area poi in grande sviluppo è quella del trattamento dell’obesità, problema sempre più diffuso e rilevante. Posizionare per via endoscopica, dunque in modo mini-invasivo, un pallone intra-gastrico è oggi una delle possibilità terapeutiche più utilizzate e rappresenta un passo indispensabile per molti pazienti che devono sottoporsi all’intervento di chirurgia bariatrica. I risultati sono eccellenti perché il pallone, che in seguito all’inserimento viene gonfiato con circa mezzo litro di acqua, occupa nello stomaco uno spazio importante dando al paziente, non appena incomincia a mangiare, una sensazione di sazietà precoce”.

La capsula endoscopica
Un discorso a parte merita la cosiddetta ‘capsula’: una tecnica non invasiva con indicazioni però ben precise e limitate. “Si tratta di una pillola delle dimensioni di una caramella che, deglutita dal paziente – spiega il dottor Repici – permette di studiare il tratto di intestino (detto ileo o piccolo intestino) posto tra il duodeno e il colon, lungo circa 4-5 metri, difficilmente esplorabile con gli endoscopi tradizionali.
All’interno della capsula una batteria della durata di 8 ore ed un microchip consentono di catturare un certo numero di immagini al secondo trasmettendole ad un computer che ricostruisce un filmato molto simile a quello di una normale endoscopia.
Attualmente le indicazioni più importanti di questa nuova metodica sono i sanguinamenti cosiddetti ‘occulti’, ossia emorragie anche di piccola entità che portano all’anemia, in pazienti in cui gastro e colonscopia non hanno identificato lesioni, per cui si presuppone che il problema sia localizzato nei 5 metri di piccolo intestino non esplorabili.
In questo momento, quindi, la capsula non sostituisce l’endoscopia tradizionale: ne è tuttavia in fase di studio una nuova tipologia che possa sostituire, almeno per la parte diagnostica, lo studio dell’esofago e del colon”.

Le prospettive future
Endoscopi sempre più sofisticati, biopsia in sede di esame e chirurgia endoscopica trans-gastrica sono le prospettive future più prossime di questa disciplina.
“L’evoluzione delle tecnologie e dei materiali fornirà strumenti sempre più all’avanguardia – conclude il dottor Repici -. E’ già in sperimentazione, ad esempio, in collaborazione con alcuni ospedali e un importante centro israeliano, un nuovo colonscopio: è provvisto di una particolare guaina, una sorta di guanto che lo ricopre rendendolo mono-uso, e di un navigatore sulla punta che gli consente di avanzare nell’intestino con il minor fastidio possibile per il paziente.
Altri studi si stanno invece concentrando su nuovi strumenti per eco-endoscopia allo scopo di offrire, nell’analisi delle patologie gastro-intestinali, una risoluzione di immagine addirittura superiore a quella attualmente disponibile con la TAC.
Ragionevole, inoltre, pensare che fra qualche tempo saremo in grado di analizzare e valutare aree di tessuto patologico con un dettaglio di visione molto simile a quello del microscopio, effettuando una sorta di esame istologico in vivo, e stabilendo in ‘diretta’ endoscopica la tipologia esatta di malattia.
Infine, un’interessante area di sviluppo futuro è costituita dalla chirurgia endoscopica trans-gastrica: l’asportazione della colecisti o dell’appendice, la legatura delle tube ovariche o altri interventi simili potranno essere effettuati attraverso un sottile endoscopio ed un piccolo foro praticato nello stomaco, che servirà come porta di accesso alla cavità addominale e sarà poi richiuso, senza cicatrici”.

Il nuovo quartiere endoscopico di Humanitas
5 sale attrezzate con le dotazioni tecnologiche più all’avanguardia oggi disponibili. Un’area riservata all’eco-endoscopia ed una sala dedicata alle indagini radiologiche. Endoscopi di ultima generazione, schermi piatti a cristalli liquidi sui quali vengono visualizzate le immagini, e un range di strumenti vastissimo, da quelli tradizionali a quelli supersottili, del diametro di pochi millimetri, che consentono ad esempio di eseguire la gastroscopia transnasale qualora il paziente non tollerasse l’esame tradizionale. Nel nuovo quartiere endoscopico di Humanitas vengono eseguite tutte le tipologie di esami endoscopici, diagnostici e terapeutici, attualmente disponibili per l’apparato gastroenterico, dalla capsula all’endoscopia operativa più avanzata. In un ambiente che offre al paziente le migliori condizioni di comfort, prima e dopo l’esame: personale altamente specializzato, sedazione cosciente e monitorizzazione costante garantiscono un’assoluta sicurezza.
Tutte le procedure vengono routinariamente eseguite con l’ausilio di una blanda sedazione, un farmaco che toglie il fastidio permettendo un’esecuzione particolarmente accurata dell’esame. A ciascun paziente è dedicata un’area ‘recovery’ che consente la miglior preparazione all’indagine endoscopica e un eccellente comfort per lo smaltimento della sedazione dopo l’esame, con monitorizzazione costante dei parametri vitali, assistenza infermieristica e possibilità, in casi specifici per patologie ed esigenze particolari, di avere una stanza riservata. Il personale dedicato – 6 medici, 6 infermieri ed una caposala – vanta una lunga esperienza in ambito di endoscopia digestiva e segue programmi di formazione e training dedicati per mantenersi costantemente aggiornato sulle metodiche e le tecnologie del settore.

Di Monica Florianello

I numeri di Humanitas
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