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Radioterapia: sempre più ipofrazionata per il tumore della mammella

La dottoressa De Rose racconta l’esperienza di Humanitas alla platea del “4th International Congress of Breast Disease Centers” di Parigi

 

La radioterapia adiuvante, ovvero praticata dopo l’intervento chirurgico, è ormai da tempo uno standard nella terapia del tumore della mammella: quando la malattia viene diagnosticata in fase precoce, è possibile effettuare un intervento di minore invasività, la quadrantectomia, che consente di agire soltanto su una piccola parte della mammella, quella interessata da malattia. Si procede quindi ad irradiare la mammella residua ed il letto operatorio, dal quale è stato asportato il tumore, per ridurre la probabilità di recidiva. L’ipofrazionamento della radioterapia consiste nell’erogazione di una dose di radiazioni più elevata, concentrate in un numero inferiore di sedute. Quali sono i vantaggi di questa tecnica? Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Fiorenza De Rose, radioterapista di Humanitas, che ha illustrato al congresso di Parigi le sperimentazioni che vengono effettuate in questo campo dai medici di Humanitas Cancer Center.

 

Dott.ssa De Rose, perché conviene l’ipofrazionamento?

La suddivisione del ciclo di radioterapia in un numero minore di frazioni, studiata in molti centri di eccellenza in tutto il mondo, si è già dimostrata ugualmente efficace rispetto al programma effettuato con il ciclo standard, sia dal punto di vista del controllo locale di malattia che da quello degli effetti collaterali.

I vantaggi pratici sono molti, fra i quali spicca certamente la durata della terapia: con l’ipofrazionamento il trattamento si svolge in 15 sedute, quindi in 3 settimane, contro le 25-30 sedute che si debbono effettuare seguendo un protocollo standard, con un minore impatto sulla vita sociale, familiare e lavorativa delle pazienti. In Humanitas, fra l’altro, grazie all’utilizzo di una tecnica di irradiazione con modulazione d’intensità, è possibile trattare contemporaneamente sia il letto operatorio che l’intera mammella, con dosi differenti , con ulteriore risparmio di tempo e maggiore efficienza.

 

Lo studio di Humanitas Cancer Center cosa vorrebbe indagare?

In questo studio vogliamo indagare il ruolo del sovradosaggio sul letto tumorale, che non è ancora chiaro dai dati presenti in letteratura  e relativi a studi precedentemente effettuati, e la fattibilità di una tecnica a modulazione di intensità. Come ho detto, l’ipofrazionamento è già uno standard per alcuni tipi di pazienti, quelle di età superiore ai 50 anni, cui la malattia è diagnosticata in stadio iniziale, senza il coinvolgimento di linfonodi.

Noi pensiamo che sia possibile allargare questa indicazione anche alle pazienti in premenopausa e con riscontro di carcinoma duttale in situ, sempre dopo intervento di chirurgia conservativa. Dalla fine del 2010 abbiamo attivato il protocollo di ipofrazionamento adiuvante in pazienti con tumore della mammella in stadio iniziale. Di tutte le pazienti trattate 250 hanno un follow-up di almeno 2 anni ed i risultati sono incoraggianti, assolutamente in linea con le nostre aspettative. Ovviamente, la sperimentazione non è conclusa e sarà necessario attendere ancora prima di poter essere certi delle conclusioni.

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