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Pazienti oncologici e fragili: la terza dose di vaccino anti-COVID-19 è fondamentale

Anche Humanitas figura tra i centri partecipanti allo studio di Ricerca coordinato Vax4Frail, volto allo sviluppo di una strategia per ridurre infezioni e complicanze da SARS-CoV-2 nei pazienti fragili

Un lavoro comune, finanziato dal Ministero della Salute, che ha visto impegnati 13 Istituti di Ricerca e Cura a Carattere Scientifico nell’osservazione di oltre 600 pazienti per 5 mesi e che ha evidenziato come la terza dose di vaccino anti-COVID-19 sia essenziale e necessaria per potenziare la risposta immunologica e ridurre il rischio di infezioni e complicanze. 

I risultati dello studio

“L’Istituto dei Tumori ha coordinato la ricerca insieme a Humanitas, Spallanzani di Roma e Irccs di Reggio Emilia. Dopo cinque mesi di lavoro comune e l’osservazione di oltre 600 pazienti abbiamo confermato che è necessaria ed essenziale la terza dose per potenziare la risposta immunologica. In questo modo si riduce il rischio infezioni e le complicanze di COVID-19″, spiega Giovanni Apolone, Direttore Scientifico dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano.

I risultati di due articoli prodotti dal gruppo di ricercatori, in particolare Chiara Agrati, Paolo Corradini, Nicola Silvestris e Maria Rescigno, suggeriscono l’importanza della terza dose del vaccino anti-COVID-19 in particolar modo per i pazienti interessati da alcune patologie, tra cui quelle onco-ematologiche (i tumori del sangue) e per i pazienti che hanno ricevuto trattamenti antitumorali con grande impatto sul sistema immunitario.

Nello studio sono state incluse 4 diverse tipologie di pazienti fragili, in modo da documentare come il livello di risposta immunologica, anticorpale e cellulare sia influenzato dal numero di dosi vaccinali, dal tipo di patologia e dal trattamento farmacologico. Dopo sole due dosi, il livello di risposta dei pazienti fragili è del 62%, una percentuale più bassa, in modo particolare, nei pazienti onco-ematologici e in quelli con patologie immuno-degenerative, e comunque inferiore a quanto osservato nella popolazione sana (100%).  La terza dose booster aumenta la risposta immunologica in tutti i gruppi di pazienti, ma purtroppo in modo minore in quelli con tumori ematologici.

“Per i pazienti fragili non responsivi, questa ricerca pone il problema di una quarta dose, da valutare in un contesto di ricerca rigorosa e in relazione al trattamento poiché alcune terapie interferiscono con una corretta immunizzazione. La quarta dose è una prassi già in uso per altri vaccini, per esempio per l’epatite B”, conclude il professor Alberto Mantovani, direttore scientifico di Humanitas.

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