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Papilloma virus (HPV): che cos’è, sintomi e vaccino per la prevenzione 

Il virus del Papilloma Umano – HPV (acronimo inglese di Human Papilloma Virus) sottintende una famiglia di virus che comprende quasi duecento genotipi virali, contrassegnati ciascuno da un numero.

Questi virus causano in diverse parti del nostro corpo una serie di patologie, dalle più banali come le verruche alle mani, ai piedi o al volto, alle più severe e infauste come i tumori del cavo orale o della cervice uterina. 

I Papilloma virus, HPV, che infettano gli organi genitali maschili e femminili vengono distinti in due gruppi: quello dei genotipi a basso rischio oncogeno e quello dei genotipi ad alto rischio oncogeno. 

  • Basso rischio: virus con scarso o nullo potere oncogeno, cioè quei ceppi virali che provocano lesioni genitali a bassa capacità di trasformazione maligna con elevata capacità di regressione spontanea.
  • Alto rischio: 14 specifici HPV, dotati di elevato potere oncogeno, in grado cioè di far progredire le lesioni che causano, se non curate, verso lo stadio di tumore, al collo dell’utero, alla vulva e alla vagina nella femmina e nel maschio all’ano e al pene. 

Vediamo insieme al dottor Gianluigi Bresciani, ginecologo presso l’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Rozzano e Humanitas University le caratteristiche dell’infezione genitale da HPV: come si trasmette, come prevenire l’infezione con il vaccino, quali sono i segni e i sintomi delle lesioni e come curarle.

L’infezione da Papilloma virus

Il virus possiede la capacità di penetrare nelle cellule della nostra pelle e delle nostre mucose, ne modifica il DNA causando dapprima una crescita eccessiva di cellule (lesioni conosciute come verruche, iperplasia, condilomi o papillomi), ma successivamente anche una crescita incontrollata e aggressiva di cellule modificate (tumori).

I genotipi a basso rischio più noti sono l’HPV 4 ,6, 11.

I genotipi ad alto rischio riconosciuti dalla IARC, l’Agenzia internazionale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) per la ricerca sul cancro, sono 14: HPV 16, 18, 31, 33, 35, 39, 45, 51, 52, 56, 58, 59 ,66, 68. Sono questi i genotipi in grado di far comparire e crescere sulla nostra pelle e sulle nostre mucose le lesioni a evoluzione maligna, a livello di:

  • vie respiratorie superiori e del cavo orale (laringe, faringe, lingua, palato tonsille, naso);
  • genitali maschili (glande, pene, scroto ano);
  • genitali femminili (vulva, vagina, cervice uterina, utero, perineo, ano).

Papilloma Virus (HPV): come si trasmette?

Il contagio con l’HPV avviene attraverso un contatto fisico, se ci sono cellule virali attive e se sono presenti lacerazioni, tagli o abrasioni nella pelle e/o nelle mucose.

In particolare, l’infezione genitale da HPV si trasmette essenzialmente attraverso i rapporti sessuali non protetti. Questo tipo di infezione rappresenta una delle più frequenti malattie sessualmente trasmesse. Anche le infezioni delle vie respiratorie o del cavo orale, si trasmettono per lo più per via sessuale, attraverso rapporti orali in cui si verifica un contatto tra genitali e bocca.

In rarissimi casi l’infezione può essere contratta in luoghi come docce pubbliche, piscine, caserme, attraverso (se ovviamente frequentati da soggetti infetti) per esempio, lo scambio di asciugamani o il contatto con superfici in precedenza utilizzate da portatori infetti.

Possono aumentare il rischio di contagio:

  • sistema immunitario indebolito
  • co-presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili
  • fumo attivo
  • obesità
  • dieta poco sana e bilanciata.

Papilloma Virus (HPV), i sintomi

Le manifestazioni dell’infezione da HPV dipendono dal sierotipo coinvolto (alto o basso rischio).

Gli HPV a basso rischio causano le verruche (comuni, plantari, genitali). Quelle a livello dei genitali, i condilomi, possono essere localizzate sui genitali esterni, all’interno della vagina, intorno o dentro l’ano e sul perineo (la regione cutanea posta tra la vulva e l’ano): si manifestano come piccole escrescenze piatte o rilevate, a volte disposte a grappolo, dalla forma che ricorda quella di un cavolfiore. Possono essere asintomatiche, anche se più spesso  provocano fastidio, prurito o disagio genitale.

Gli HPV ad alto rischio causano invece modificazioni citologiche (delle cellule) e istologiche (dei tessuti) che rimangono asintomatiche per lungo tempo, rilevabili solo con un Pap test o esami più approfonditi (colposcopia, vulvoscopia o scopia del cavo orale).

Infezioni da Papilloma Virus (HPV): quali sono i rischi nella donna?

L’infezione da HPV è molto frequente soprattutto nelle donne giovani e si pensa che circa l’80% della popolazione sessualmente attiva la contragga almeno una volta nel corso della vita. Benché la presenza di HPV sia necessaria, molto meno dell’1% degli infettati con un tipo di HPV ad alto rischio oncogeno sviluppa lesioni neoplastiche.

Tutte le modificazioni cellulari provocate dai virus HPV possono essere curate precocemente con terapie mediche farmacologiche,  chirurgiche ambulatoriali mininvasive.   

Se l’infezione da HPV persiste per anni a livello del collo dell’utero (o cervice uterina), in quella parte di utero localizzata al termine della  vagina, si potrà sviluppare un tumore. Quando l’HPV infetta questa area in seguito a rapporti sessuali non protetti, genera un’infezione dei tessuti di superficie che esita nella proliferazione incontrollata, abnorme senza fine delle cellule superficiali della cervice. La progressione a carcinoma è comunque estremamente rara sotto i 30 anni di età e tale infezione non conduce necessariamente allo sviluppo di un tumore: l’organismo, infatti, riesce a combattere il virus in più del 90% circa dei casi. 

Nel caso le alterazioni alle mucose causate dall’infezione da HPV evolvano in un tumore, il processo sarà tuttavia molto lento considerando che dalle prime lesioni precancerose allo sviluppo del tumore vero e proprio passeranno generalmente tra i 4 e i 10 anni. 

Mentre quasi tutti i cancri della cervice sono attribuibili al virus HPV, i tipi oncogeni di HPV sono rilevati in una proporzione minore negli altri tumori. In particolare, con lo stesso meccanismo di infezione di cute e mucose l’HPV è ritenuto responsabile di quasi il 90% dei tumori dell’ano, del 78% dei tumori della vagina, del 51% dei tumori del pene nell‘uomo, del 15-48% (a seconda dell’età) dei tumori della vulva e del 13-60% (a seconda dell’area geografica) di quelli dell’orofaringe (dati GISCI – Gruppo Italiano Screening del Cervicocarcinoma).

Lo sviluppo di un tumore è dunque un processo lento e, contrariamente a quanto in genere si pensa, non tutti i passaggi sono necessariamente irreversibili. Questo è particolarmente vero per lo sviluppo del carcinoma della cervice uterina che colpisce un numero compreso tra le 1.700 e le 2.300 donne ogni anno in Italia, mentre l’eliminazione dell’infezione da HPV e la regressione delle lesioni preneoplastiche sono l’evento predominante nelle almeno 300.000 donne infettate in Italia dal virus HPV ogni anno (dati AIRTUM – Associazione Italiana Registri Tumori).

Papilloma Virus: quali esami fare per la diagnosi?

In presenza di manifestazioni come verruche e condilomi, la diagnosi nella donna è clinica, con una visita specialistica ginecologica o dermatologica

Per individuare la presenza del virus HPV, e dunque accertarsi della presenza di un’infezione da HPV, esistono:

  • test diagnostici che ricercano la presenza del DNA virale: l’HPV DNA test o genotipizzazione virale;
  • test ed esami per la ricerca e la diagnosi precoce delle lesioni preneoplastiche o neoplastiche: il Pap test, la colposcopia e le biopsie.

I test diagnostici, indipendentemente che sia il Pap test o un test HPV, consistono nel prelievo mediante appositi dispositivi dalla superficie del collo dell’utero, di cellule che poi vengono depositate in una soluzione liquida e analizzate. Il Pap test, in quanto esame citologico, valuta la presenza o meno di una lesione cellulare

Il test HPV valuta invece la presenza o assenza del materiale genetico (DNA) del virus nel tessuto cellulare prelevato (di solito vengono analizzati solo i ceppi virali ad alto rischio oncogeno).

Nel caso si riscontri al  Pap test un’anomalia, e al test virale la positività a un genotipo HPV ad alto rischio, previo un consulto con il ginecologo si viene in genere invitate a un approfondimento con la colposcopia.

Che cos’è la colposcopia

La colposcopia è un esame specialistico ginecologico di secondo livello, eseguito cioè su indicazione di un altro medico. Attraverso uno strumento ingranditore chiamato appunto colposcopio, si cercano delle modificazioni a livello delle superfici di collo dell’utero, vulva e vagina. Impregnando i tessuti con specifici innocui reagenti, il ginecologo sarà in grado di valutare in quali aree si sono manifestati gli effetti dell’HPV, dove eventualmente effettuare una biopsia mirata, prelevando un piccolo campione di tessuto da sottoporre all‘esame istologico. Solo un’accurata analisi isto-immunochimica condotta da un anatomopatologo potrà confermare o meno la presenza di eventuali lesioni precancerose o maligne.

Come si cura l’infezione da HPV?

Contrarre l’HPV non equivale a sviluppare un tumore, anzi come già detto, la maggior parte delle modificazioni cellulari provocate dall’HPV si risolve spontaneamente in un lasso di tempo variabile, per alcune donne in pochi mesi, in circa un anno nella la metà dei casi e per oltre il 90% dei casi in due anni, grazie all’attivazione dei nostri anticorpi del sistema immunitario.

Se le lesioni persistono a seconda del tipo di lesione si interviene in modo specifico

  • verruche cutanee: (causate da HPV 4) possono essere trattate con soluzioni topiche a base di acido salicilico o acido tricloroacetico o con creme ad azione antivirale, oppure essere rimosse con trattamenti chirurgici locali (diatermocoagulazione, laserterapia, crioterapia);
  • condilomi genitali: (causati da HPV 6 e 11) possono essere trattati con creme specifiche a base di immunostimolatori oppure rimossi tramite asportazione, diatermocoagulazione o laser vaporizzazione.
  • lesioni precancerose della cervice: (causate da HPV 16,18, 31, 33 45, 52, 58, etc) vengono rimosse con asportazioni parziali del collo dell’utero (leep /conizzazione cervicale), permettendo alla donna di mantenere inalterate le capacità riproduttive e impedendo così la progressione verso il tumore invasivo.
  • Le forme tumorali localizzate nell’orofaringe vengono rimosse chirurgicamente. Solo i tumori più grossi e diffusi possono richiedere radioterapia o chemioterapia.

Il vaccino per la prevenzione dell’infezione da HPV

L’uso del profilattico durante il rapporto sessuale può ridurre la possibilità di contagio, ma non la elimina del tutto: il preservativo non è in grado di coprire tutte le aree di contatto durante un rapporto e dal momento che la trasmissione virale avviene proprio per contatto tra mucose e cute non è considerato uno strumento di prevenzione dell’infezione da HPV.

Oggi perciò si considera la vaccinazione l’unica forma di prevenzione dall’infezione. A infezione avvenuta solo la diagnosi precoce di eventuali modificazioni sia attraverso una valutazione specialistica ginecologica, sia con lo screening permette di gestire celermente le patologie preneoplastiche o neoplastiche.

Il vaccino previene l’infezione virale di gran parte dei sierotipi oncologicamente più aggressivi. Il vaccino contro l’HPV è di ultima generazione: non contiene i virus interi attenuati o inattivati, ma solo proteine in grado di provocare una risposta immunitaria. Poiché non contiene materiale genetico, non può infettare le cellule né replicarsi. È efficace se somministrato prima che l’organismo sia entrato in contatto con il Papilloma Virus, quindi generalmente prima dell’attività sessuale.

Oggi viene somministrato il vaccino nonavalente Gardasil 9 che immunizza contro i sierotipi 6, 11 (responsabili di oltre il 90% dei condilomi ano-genitali), e i sierotipi 16, 18, 31, 33, 45, 52, 58  (responsabili di oltre il 98% di tutte le lesioni pre-cancerose e delle neoplasie che colpiscono il collo dell’utero, la vulva, la vagina e l’ano). Le modalità di somministrazione del vaccino Gardasil 9 sono in accordo con le raccomandazioni ufficiali dell’EMA e della Comunità Europea ma alcune modalità possono variare in ogni singolo Stato.

In Italia è previsto nella schedula vaccinale di maschi e femmine dal 2018 e la vaccinazione è offerta gratuitamente a partire dagli 11 anni di età.

Al momento della prima iniezione può essere somministrato secondo una schedula di vaccinazione a 2 dosi, con la seconda dose di vaccino somministrata tra i 5 e i 13 mesi dopo la prima.

Negli individui di età pari o superiore a 15 anni al momento della prima iniezione Gardasil 9 può essere somministrato secondo una schedula di vaccinazione a 3 dosi (0, 2, 6 mesi). La seconda dose va somministrata almeno un mese dopo la prima dose e la terza dose va somministrata almeno 3 mesi dopo la seconda dose. Tutte e tre le dosi devono essere somministrate entro un periodo di un anno.

Si tratta di un vaccino sicuro (proprio per la sua struttura priva di particelle virali), la cui somministrazione può determinare per lo più dolore, rossore e gonfiore e prurito nella zona di iniezione. Come per tutti i vaccini è possibile, ma raro, che si verifichi l’eventualità di reazioni allergiche anche gravi.

Chi negli anni passati è stato vaccinato con il vaccino bivalente (Cervarix): solo per i sierotipi 16 e 18 o il vaccino quadrivalente (Gardasil 4) per i sierotipi 6, 11, 16, 18, non deve secondo le regole attuali  sottoporsi ad alcun richiamo con il nuovo vaccino.

Oggi è in corso da parte di Regione Lombardia un’azione di richiamo per le donne sotto i 28 anni che per svariati motivi non si erano sottoposte alla vaccinazione alla chiamata ai 12 anni.

Il vaccino contro l’HPV non ha effetto terapeutico (non cura le infezioni in corso), ma la vaccinazione è ugualmente importante. Infatti, dopo essere entrati in contatto con l’HPV, il corpo non sviluppa una forte immunità naturale, ed è anche possibile reinfettarsi con lo stesso ceppo a distanza di tempo e, per questo, il vaccino, non più gratuitamente in questo caso, è a disposizione di qualsiasi donna sotto i 45 anni ne faccia liberamente richiesta.

Programmi di screening 

Sono da poco in vigore in Lombardia e in gran parte d’Europa le nuove raccomandazioni per la diagnosi precoce dei tumori del collo dell’utero. Prevedono l’esecuzione del Pap Test ogni 3 anni a partire dai 25 anni e dai 33 anni l’esecuzione dell’HPV DNA TEST ogni 5 anni. Questi esami di screening permettono di individuare in fase precoce eventuali lesioni precancerose capaci di modificarsi negli anni successivi verso una forma tumorale. Le lesioni possono poi essere monitorate e gestite con trattamenti mininvasivi in ambulatorio ginecologico.

Specialista in Ginecologia e Ostetricia

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