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Malattia di Crohn: che cos’è e quali sono i sintomi

Sono circa 100.000 i pazienti che, in Italia, soffrono della malattia di Crohn, una patologia cronica infiammatoria dell’apparato intestinale che si presenta soprattutto in individui tra i 25 e i 45 anni e tra i 65 e i 75 anni (ma può manifestarsi fin dall’infanzia).

Le cause della malattia di Crohn sono ancora sconosciute e i suoi sintomi sono simili anche ad altre patologie infiammatorie intestinali, come la sindrome dell’intestino irritabile. I casi di malattia di Crohn, però, sono in aumento, e una diagnosi precoce può consentire di cogliere la malattia quando è ancora in fase iniziale, favorendone il decorso ed evitando le fasi più gravi.

Abbiamo approfondito i sintomi della malattia di Crohn e il percorso diagnostico e di cura con il professor Silvio Danese, responsabile del Centro malattie infiammatorie croniche intestinali di Humanitas e docente di Humanitas University.

I sintomi della malattia di Crohn

La malattia di Crohn in genere interessa l’ultima parte dell’intestino (ileo) e il colon, ma può colpire ogni tratto dell’apparato digerente, compresi la bocca e l’ano. I sintomi dunque sono diversi a seconda della zona interessata.

Se la malattia di Crohn colpisce ileo e colon i sintomi associati più comuni sono crampi, dolore addominale e diarrea, in alcuni casi accompagnati da febbricola. Se la patologia riguarda la parte superiore dell’intestino, la sintomatologia comprende nausea e vomito; se, infine, a esserne affetta è la zona perianale, possono manifestarsi dolore localizzato, gonfiore e secrezioni. 

Oltre alla sintomatologia locale possono esservi perdita di peso, mancanza di vitamine e oligoelementi (soprattutto di ferro), presenza di sangue e muco nelle feci, nonché ulcere e blocchi intestinali. 

Se la malattia non viene diagnosticata e trattata in fase iniziale, dolori e gonfiori intestinali possono condurre  alla formazione di ascessi, fistole e restringimenti intestinali (stenosi) che nella metà circa dei pazienti richiedono un intervento chirurgico entro i primi dieci anni dalla diagnosi.

Alcuni sintomi della malattia di Crohn, inoltre, sono comuni sia a forme tumorali dell’apparato gastrointestinale, sia alle reazioni provocate dall’ingestione di corpi estranei: per esempio lische di pesce, ossicini di pollo, stuzzicadenti e aghi.

Il percorso di diagnosi che si avvale di test ed esami è dunque fondamentale per riconoscere la malattia di Crohn e distinguerla da altre patologie che potrebbero avere manifestazioni analoghe. 

La diagnosi della malattia di Crohn

Il primo passo verso la diagnosi della malattia di Crohn sono gli esami del sangue, facendo particolare attenzione ai livelli di emocromo e proteina C reattiva, indicatori di una possibile infiammazione, e alcuni tipi di esami delle feci

A seguire, lo specialista potrebbe raccomandare un’endoscopia tramite la quale poter effettuare un esame istologico. TAC, ecografia delle anse intestinali, risonanza magnetica ed enteroscopia con biopsie sono test volti a escludere la presenza di patologie differenti.

Come si cura la malattia di Crohn?

Per il trattamento della malattia di Crohn e in particolare per alleviarne i sintomi, si utilizzano immunosoppressori e farmaci a base di cortisone

Di recente introduzione sono, invece, i farmaci biologici, che possono avere diverse funzioni. Alcuni, infatti, colpiscono le molecole che provocano o peggiorano l’infiammazione, altri deviano il percorso dei globuli bianchi, allontanandoli dall’intestino infiammato. Infine, i pazienti che presentano fistole ricorrenti, possono dover fare ricorso a farmaci a base di cellule staminali.

È importante dunque ricordare che non esiste un unico farmaco per far fronte alla malattia di Crohn, ma la terapia varia in base alle singole esigenze di ciascun paziente e, pertanto, sarà lo specialista a valutare di volta in volta quella più adatta.

Possibili cause e fattori di rischio

Come abbiamo detto, le cause della malattia di Crohn non sono ancora certe. Tra i possibili fattori di rischio, però, si può annoverare l’abuso di antibiotici in età infantile. È stato infatti dimostrato che, ad ogni nuovo ciclo, questi farmaci provocano un trauma alla flora intestinale e, dunque, un abuso su un individuo ancora giovane può aumentare le possibilità che, una volta adulto, questo sviluppi la malattia di Crohn.

Altro fattore di rischio da tenere in considerazione, che contribuisce anche a peggiorare i sintomi una volta che la malattia si è sviluppata, è il fumo

Specialista in Gastroenterologia
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