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La nuova chirurgia del cuore

Le conquiste e le frontiere della chirurgia valvolare riparativa a confronto con le metodiche tradizionali per stabile quale sia la terapia migliore e quali i malati più adatti, in rapporto alla curabilità della riparazione. L’utilizzo innovativo delle tecniche mini-invasive permettono oggi un miglior recupero funzionale ed una migliore qualità di vita per i pazienti.

Questi i temi principali del Primo Meeting Internazionale dal titolo “La riparazione valvolare aortica”, in programma sabato 3 aprile presso il Centro Congressi Giovanni XXIII di Bergamo e organizzato dal dott. Vincenzo Arena, Responsabile del Dipartimento Cardiovascolare di Humanitas Gavazzeni di Bergamo e ricercatore presso l’Università degli Studi di Milano. Un evento scientifico in cui si confronteranno alcuni tra i più importanti specialisti a livello nazionale ed internazionale, tra cui il prof. Tirone David (uno dei pionieri della tecnica di riparazione della valvola aortica) e il prof. H. Rakowski, dell’Università di Toronto (Canada), il dott. J. Rubay, dell’Università di Lovanio (Belgio). Al congresso interverranno come relatori anche numerosi personaggi di spicco del mondo medico nazionale.

In diretta dalle sale operatorie di Humanitas Gavazzeni due interventi live di riparazione della valvola aortica, in cui il dott. Arena e il prof. David opereranno insieme.
Il primo intervento sarà trasmesso in videoconferenza al Cardiocentro Ticino, in Svizzera, dove si svolgerà un congresso di cardiochirurgia in contemporanea.

Alla fine della giornata, alle 17.00, è prevista una tavola rotonda aperta al pubblico, in cui si parlerà della qualità di vita del paziente dopo l’intervento chirurgico, dello stile di vita da tenere. I chirurghi saranno a disposizione per rispondere ai dubbi e alle domande più diffuse che generalmente fanno i pazienti.

Valvola aortica riparata secondo natura
Sul fronte dell’innovazione uno degli interventi di cardiochirurgia che sta destando maggior interesse è senza dubbio la chirurgia riparativa della valvola aortica.
La quasi totale scomparsa della malattia reumatica ha portato a un cambiamento del tipo di patologia che colpisce le valvole mitrale e aortica. Ultimamente, la patologia che più di frequente si presenta a carico di queste due strutture è quella degenerativa. Il ciclo cardiaco e la funzione del cuore sottopongono ininterrottamente le valvole ad un meccanismo di usura che, in assenza di determinate caratteristiche strutturali, ne provoca la degenerazione; ne consegue la comparsa di insufficienza o di incontinenza valvolare. Il modo più semplice per trattare chirurgicamente questo tipo di patologia è quello di sostituire le valvole malate con delle protesi (biologiche o meccaniche). Ciò comporta però l’espianto della valvola malata e la sostituzione con protesi artificiali, che presenta notevoli inconvenienti: la maggiore vulnerabilità alle infezioni, un funzionamento non fisiologico, l’uso obbligatorio degli anticoagulanti per quel che riguarda le protesi meccaniche o la necessità di un reintervento dopo 10-15 anni, per le protesi biologiche.
In alternativa, da circa 25 anni si è diffusa la tecnica riparativa della valvola mitrale con eccellenti risultati. Più recentemente, per merito di Tirone David e di Magdi Yacoub, si è sviluppata anche la chirurgia riparativa della valvola aortica. In Italia, tra i primi centri che hanno adottato tale soluzione, il Dipartimento Cardiovascolare di Humanitas Gavazzeni è tra i primi centri in Italia che, dal 2001, ha iniziato ad eseguire questa tecnica; con 58 interventi realizzati in circa due anni e risultati importanti, l’ospedale ha raggiunto una ragguardevole casistica e risultati soddisfacenti che saranno oggetto di controlli a distanza e di una successiva pubblicazione scientifica.
La chirurgia riparativa della valvola aortica, che ha il merito di conservare l’apparato valvolare nativo, viene praticata dall’avvento dell’ecotransesofageo. Tale metodica consente di mettere in evidenza intraoperatoriamente la morfologia della valvola, il meccanismo dell’insufficienza e l’efficacia della riparazione dato che, per la sua posizione anatomica, quando la valvola è in funzione, i suoi movimenti non sono più osservabili in nessun altro modo.
Viene individuato l’elemento che determina l’insufficienza valvolare, che può essere una dilatazione dell’anello aortico, una dilatazione della giunzione sinotubolare (il punto di passaggio tra la struttura valvolare e l’aorta ascendente) o una bicuspidia della valvola (la valvola, costituita normalmente da 3 elementi mobili, è costituita solo da 2 elementi). Durante l’intervento la valvola viene ispezionata, vengono misurati i suoi diametri e viene ridato il giusto calibro alla circonferenza della base aortica o alla giunzione sinotubolare, in modo da consentire alle cuspidi valvolari di riacquistare al centro dell’aorta il contatto dei 3 elementi e con esso la continenza valvolare. Nei casi in cui l’aorta è dilatata completamente, la valvola viene completamente isolata e reimpiantata all’interno di una protesi tubolare in dacron, un materiale assolutamente biocompatibile; in altri casi, soprattutto in presenza di bicuspidia, i 2 lembi che costituiscono la valvola vengono ripuliti, rimodellati e fatti ricombaciare l’uno all’altro, in modo da assicurare nuovamente la continenza.
Questo tipo di chirurgia offre al paziente rischi molto bassi, il vantaggio di mantenere la propria valvola e risultati duraturi nel tempo, come dimostra l’esperienza del prof. David. Sono pochissimi in Italia i centri che praticano tale metodica. Tempo fa un giocatore famoso come Kanu è dovuto ricorrere alle cure dell’americana Cleveland Clinic per la riparazione della valvola. Attualmente, grazie ai risultati ottenuti, al controllo degli stessi e all’esperienza maturata nel nostro Paese non occorre varcare l’Oceano per trovare una risposta terapeutica così sofisticata.

A cura di Francesca Di Fronzo

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