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Rinoplastica: il “bello” di respirare bene

Il nostro naso non ha solo un valore estetico, anche se spesso ce ne dimentchiamo. E’ prima di tutto da valutare per quanto contribuisce a una corretta respirazione.

Di solito lo si considera soprattutto da un punto di vista estetico, sicuramente anche a causa della sua posizione proprio in mezzo al viso. Ma, oltre a poter essere “con la gobba”, “da Pinocchio”, o “all’ingiù”, il naso è innanzitutto da valutare per la sua efficienza, cioè per quanto contribuisce a una corretta respirazione. “Le difficoltà nella respirazione solitamente sono causate da ossa nasali che hanno subito un trauma, oppure da un setto deviato dalla nascita – spiega il prof. Marco Klinger, direttore dell’Unità Operativa di Chirurgia Plastica II dell’Istituto Clinico Humanitas di Milano -. In questi casi si procede insieme alla correzione funzionale e a quella estetica”. Se per la prima c’è poco da opinare, per la seconda si apre invece un campo infinito, quello del gusto personale e delle richieste dei pazienti.

Professor Klinger, ci sono dei criteri oggettivi a cui ricorrere per “costruire” un bel naso?
“Innanzitutto, ci sono gli angoli che il naso forma con la fronte e con le labbra. Quando il primo è troppo chiuso, il naso tende ad essere “alto”, insomma sporgente. Per correggerlo bisogna intervenire sulle ossa nasali, che sono quelle esterne, laterali. Quanto all’angolo naso-labiale, quando è stretto il naso è all’ingiù, mentre se è molto aperto è corto, con le narici troppo visibili. Altri parametri di cui tener conto sono l’apertura delle narici, la cui misura ideale è uguale alla distanza tra gli occhi, e la lunghezza, che dovrebbe essere un terzo del volto. Misurazioni a parte, in sintesi il bel naso è quello che sta bene con il resto del volto”.

Un esempio di naso “giusto” e “sbagliato”?
“Su un viso tondo e paffuto può pensare anche a un nasino un po’ all’insù, anche se veramente inflazionato dalla chirurgia plastica di qualche anno fa, mentre starebbe decisamente male su un volto lungo e con il mento prominente, per cui vedrei meglio un naso dritto, magari anche un po’ pronunciato. Insomma, è una questione di equilibrio, in cui la regola aurea è l’armonia tra i volumi”.

Un intervento funzionale ed estetico è più pesante per il paziente rispetto a un intervento solo funzionale o solo estetico?
“Tendenzialmente no, perché di solito i distretti anatomici interessati dall’intervento, ossa e setto, sono gli stessi sia per l’intervento funzionale, sia per quello estetico. Quanto alla punta del naso, è sicuramente più interessata dagli interventi estetici che da quelli funzionali, ma rivederla dà luogo a fastidi decisamente minori. Come è facile intuire, un conto è ridurre e modificare le ossa, tutt’altro le cartilagini”.

A proposito di fastidi, di cosa parliamo esattamente? Quanto dura la convalescenza?
“In media 7 giorni, ma il naso deve essere seguito per 6-12 mesi. Dopo 2-3 giorni si rimuovono i tamponi. I lividi si attenuano spontaneamente e scompaiono entro 2 settimane. Dopo 6-10 giorni si rimuove il tutore rigido, lo splint, e a questo punto è già possibile apprezzare il miglioramento del naso, ma il risultato definitivo si apprezza dopo il riassorbimento completo del gonfiore che avviene in 8-10 mesi. Comunque, già dopo 3-4 settimane la situazione è piuttosto precisa”.

Tutore rigido, lividi, gonfiori… non sembra una passeggiata di salute. Non si può semplicemente imparare a convivere con il proprio naso?
“Se il problema è solo estetico, è la prima strada che suggerisco, ovviamente non quando il naso causa problemi psicologici o di relazione. Invece, consiglio l’intervento quando il naso compromette la respirazione. Respirare male può causare sinusiti, bronchiti (l’aria non viene preriscaldata se si respira con la bocca), riniti e otiti. In sostanza, quando il naso non funziona viene a mancare un importante filtro che ci protegge dagli agenti esterni. Inoltre, la cattiva respirazione causa russamenti e apnee notturne, che alla lunga danneggiano il cuore”.

L’intervento è pagato dal Servizio Sanitario o a carico del paziente?
“Quando è motivato da difficoltà respiratorie è a carico del Servizio Sanitario, non così quando nasce da esigenze estetiche. Da ricordare anche che prevede anestesia totale e una notte di ricovero, con la sola eccezione del cosiddetto intervento di rino-tip, il rimodellamento della punta del naso, in anestesia locale”.

A cura della Redazione

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